Classe 1987, Mario Carmine Paciolla nasce a Napoli, laureandosi nel 2014 in Scienze Politiche presso l’Università “L’Orientale”. Fin da giovane si distingue per l’impegno civile e la passione per il giornalismo e i diritti umani, ma anche per lo sport, in particolare per il basket.
Dal 2016, Mario si trasferisce in Colombia: prima come volontario per la Peace Brigades International, ONG internazionale per la protezione dei diritti umani, poi – dal 2018 – nell’ambito della Missione ONU di Verifica degli Accordi di Pace tra Governo colombiano e FARC.
Con rigore morale e spirito analitico, Mario opera a San Vicente del Caguán, uno dei luoghi più sensibili per la riconciliazione post-conflitto, svolgendo una funzione cruciale: monitoraggio della pace e sostegno alle comunità vittime della guerra.
La mattina del 15 luglio 2020, Mario viene trovato senza vita nel suo appartamento: impiccato con un lenzuolo, secondo le prime versioni. Inizialmente le autorità colombiane parlano di suicidio, ma emergono elementi inquietanti, come la presenza di ferite da difesa ai polsi e al collo, non compatibili con il suicidio, dimostrazioni di sangue nel locale, pulizie sospette coordinate da un responsabile ONU nelle 48 ore successive.
Mario aveva anticipato il ritorno in Italia, aveva acquistato un biglietto per il 20 luglio e nei giorni precedenti confessava a sua madre di sentirsi “minacciato”.
Tra le carte emergono tensioni interne alla missione ONU, dovute anche a un suo recente rapporto su operazioni militari in Caquetá che causavano vittime civili (tra cui minori).
Mario aveva parlato di accuse subite da una collega, del timore di essere percepito come “spia” o “testimone scomodo” .
Accanto alla famiglia, associazioni come Amnesty, Articolo 21 e la stampa chiedono chiarimenti sulle circostanze della morte e la trasparenza dei protocolli ONU.
La Procura di Roma ha avviato un’indagine per omicidio e segnala quattro poliziotti colombiani sospettati di aver agevolato la rimozione di prove.
Nel giugno 2025, il Gip archivia il caso per «suicidio», nonostante le ferite suggestive di omicidio; la famiglia ha annunciato opposizione.
Mario Paciolla è ricordato come un giovane cooperante idealista e rigoroso, che credeva nella pace e nella dignità.
La storia di Mario non è solo quella di un giovane talentuoso che sognava un mondo migliore, ma anche di un uomo che ha pagato un prezzo altissimo per la sua coerenza. Non chiedeva eroi, ma risposte. E la sua testimonianza rimane un faro nella ricerca di chiarezza: perché capire cosa è successo a San Vicente del Caguán significa non tradire la speranza che lo ha spinto fin lì.










