Un anno fa, il 5 maggio 2024, Napoli fu scossa dall’incidente in cui rimase coinvolta, suo malgrado, Rita Granata, una giovane donna di 27 anni, investita mentre attraversava via Leopardi nel quartiere Fuorigrotta. Rita, laureata in Scienze diplomatiche e internazionali all’Università L’Orientale di Napoli, era una figura attiva nella vita politica e sociale della città. La notte dell’incidente, stava rientrando a casa dopo una serata con le amiche, quando fu travolta da un’auto guidata da un 24enne che, secondo le indagini, viaggiava a una velocità superiore al limite consentito e sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti .
Dopo tre giorni di agonia, Rita morì l’8 maggio. I suoi genitori, con un gesto di straordinaria generosità, decisero di autorizzare l’espianto degli organi, permettendo così a Rita di continuare a vivere attraverso altri.
Il responsabile dell’incidente, Antonio Riccio, è stato condannato a 8 anni di reclusione per omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso. La sentenza, emessa con rito abbreviato, rappresenta il massimo della pena prevista dalla legge in questi casi . Tuttavia, la famiglia di Rita ha espresso un senso di amarezza, sottolineando la mancanza di scuse da parte dell’imputato e la necessità di una giustizia più incisiva.
Per onorare la memoria di Rita e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sicurezza stradale, è stata installata una panchina bianca in via Leopardi, a pochi metri dal luogo dell’incidente. Il colore bianco simboleggia l’assenza e la luce, rappresentando le vittime della violenza stradale spesso dimenticate. L’iniziativa, promossa da Napoli Pedala e Napoli Città 30, fa parte di una campagna più ampia per la sicurezza stradale e la tutela dei pedoni .
A distanza di un anno, la città di Napoli si interroga su quanto sia stato fatto per prevenire simili tragedie. La morte di Rita, insieme a quella di Sara Romano, un’altra giovane vittima della strada nella stessa notte, evidenzia la necessità di interventi concreti per garantire la sicurezza dei cittadini. La comunità continua a chiedere giustizia e azioni efficaci per evitare che simili episodi si ripetano.
Rita Granata vive nel ricordo di chi l’ha conosciuta e nell’impegno di una città che non vuole dimenticare.










