È il 7 maggio 1990, un giorno come tanti a Marcianise, in provincia di Caserta. La città è chiamata alle urne per eleggere il nuovo sindaco, e Rosa Porfidia esce di casa per votare. Con lei non c’è il figlio Pasqualino, di appena otto anni, lasciato a giocare con un amichetto. Al suo ritorno, però, Rosa non trova nessuno. Pasqualino è scomparso nel nulla.
Inizialmente, la madre viene accolta con diffidenza dai carabinieri. C’è il sospetto che Pasqualino possa essere stato venduto, un’accusa infamante per la famiglia Porfidia, già segnata da difficoltà economiche. Mentre le forze dell’ordine indagano sulla famiglia, il tempo passa e le possibilità di ritrovare il bambino diminuiscono drasticamente.
Passano ventidue anni. Siamo nel 2012 e un evento apparentemente scollegato riporta il nome di Pasquale Porfidia sulle pagine di cronaca. Un giovane di circa trent’anni si toglie la vita a Milano, lasciando una lettera inquietante. Nel testo, racconta di un uomo che lo portava in campagna e abusava di lui, costringendolo a mantenere il silenzio.
Il suicida viveva non lontano dalla casa dei Porfidia, e l’uomo di cui parla, accusandolo di essere un pedofilo, risiede ancora a Marcianise. Interrogato dagli inquirenti, nega qualsiasi coinvolgimento nella scomparsa di Pasqualino e nella vita del giovane suicida. La pista sembra dissolversi nel nulla.
Nel 2014, la criminologa Imma Giuliani decide di riaprire il caso. Sotto la sua direzione, una squadra di archeologi e unità cinofile perlustra un campo nei pressi di Marcianise, vicino al luogo in cui i bambini giocavano a calcio. I cani segnalano tracce di odore di cadavere, ma nessun resto umano viene rinvenuto.
Il caso si arena ancora una volta. Nessuna prova concreta, nessun indizio che possa ricondurre a Pasqualino. Oggi, dopo oltre trent’anni, il bambino è ancora quello della foto, un volto che la madre Rosa continua a cercare, invocando giustizia e verità.
“Chi sa, parli.” È l’appello disperato che Rosa Porfidia lancia a chiunque possa conoscere la verità. A Marcianise, una città in cui il muro di omertà è ancora alto, qualcuno potrebbe sapere cosa accadde quel giorno del 1990. Ma il silenzio pesa come un macigno e, per ora, il destino di Pasqualino resta un mistero irrisolto.










