Continuano ad aleggiare una serie di punti interrogativi intorno alle circostanze che hanno determinato la morte di Arcangelo Correra, il 18enne raggiunto da un proiettile alla testa, mentre si trovava in compagnia di alcuni amici, tra via dei Tribunali e piazzetta sedil Capuano alle 5 di sabato 9 novembre. Il giovane è deceduto poco dopo l’arrivo all’ospedale Vecchio Pellegrini, dove è giunto in gravissime condizioni, accompagnato dagli amici.
Nell’arco della stessa giornata, uno degli amici di Arcangelo, Renato Caiafa, 19 anni, si è presentato in Questura. Agli inquirenti ha riferito di essere stato lui a sparare il colpo che ha ucciso Arcangelo e ha raccontato che si è trattato di un incidente. Caiafa avrebbe trovato l’arma, una Beretta 9×21, sotto l ruota di un’auto. Dopo un passamano, il 19enne avrebbe scarrellato l’arma e accidentalmente sarebbe partito il colpo. Dopo aver accompagnato Arcangelo in ospedale insieme agli amici, il 19enne si è dato alla fuga, ma sarebbe stato convinto a presentarsi in Questura da una zia.
Caiafa è stato denunciato a piede libero per omicidio colposo. Martedì 12 dicembre si terrà l’interrogatorio davanti al gip. Attualmente si trova presso il carcere di Poggioreale. Gli inquirenti stanno vagliando l’attendibilità della versione di Caiafa, soprattutto per accertare se l’arma sia davvero stata trovata per caso o se il gruppo di giovani ne fosse già in possesso.
Gli investigatori avrebbero rinvenuto un proiettile di un calibro diverso rispetto a quello esploso da Caiafa, sul luogo dell’accaduto.
L’arma dalla quale è partito il colpo che ha ferito e ucciso Arcangelo Correra è ora a disposizione degli inquirenti. La matricola è abrasa e per questo è necessario fare chiarezza sulla sua provenienza.











