E’ morto a 71 anni il cantautore Pino D’Angiò, che negli anni ’80 conobbe uno straordinario successo con ‘Ma quale idea’, considerato uno dei primi brani rap in lingua italiana.
Nato a Pompei, D’Angiò – all’anagrafe Giuseppe Chierchia – è stato apprezzato anche all’estero, ha lavorato come attore, doppiatore e produttore musicale.
La sua attività artistica è stata fortemente ostacolata da malattie che, specie negli ultimi anni, ne avevano minato fortemente la salute. Malgrado ciò ha partecipato all’ultimo Sanremo nella serata dei duetti con i Bnkr44, la cui versione remixata di ‘Ma quale idea’ è stata un successo radiofonico.
Cantava con una sola corda vocale, era stato operato sei volte per cancro alla gola, ha avuto un tumore ai polmoni, un sarcoma, era sopravvissuto a un infarto e a un arresto cardiaco. Stavolta, però, non ce l’ha fatta e a darne la triste notizia è stata la famiglia con un post su Instagram: «Non esistono parole per spiegare il buio di questo momenti. Con immenso dolore, la famiglia comunica che oggi Pino ci ha lasciati», recita la nota diffusa via social.
Nel corso di una delle ultime interviste rilasciata a Superguidatv raccontò: «Contro il cancro purtroppo non si combatte: è tutta una retorica, un bla bla bla. Malattie come queste ti obbligano ad aspettare e a sperare che tutto vada bene. Che le cure funzionino, che tu ce la faccia. A me è andata bene tante volte. Quando ho avuto il primo tumore, perché ne ho avuti vari, ho pensato: “ma perché proprio a me”. Quando mi sono salvato ho pensato: ma perchè proprio a me?”. Questo è l’atteggiamento che hai verso la malattia, stai zitto e speri di farcela».
«Vedere la tua malattia negli occhi degli altri è una brutta sensazione. Tutti ti guardano in un altro modo, ti chiedono un a foto in più perché magari è l’ultima. Tante situazioni che risultano drammatiche. Ma tu fai finta finta di non vederle, perché non vuoi che chi ti circonda soffra. Cerchi di stare allegro ma quando chiudi la porta soffri al buio». L’artista ha raccontato anche la sua esperienza nel corso degli anni in ospedale: «Lì capisci davvero chi sei , dici la verità, conosci tante persone e ti racconti. Ho conosciuto più gente bella negli ospedali che fuori. Questo è l’unico regalo che mi ha fatto la malattia».











