A un mese dalla conclusione dell’ispezione straordinaria sul Centro Trapianti dell’ospedale Monaldi, esplode nuovamente la polemica sul caso che, negli ultimi mesi, ha scosso la sanità campana. Federconsumatori Campania APS accusa la Regione di mantenere il massimo riserbo sulla relazione finale degli ispettori e denuncia l’assenza di provvedimenti, risposte e chiarimenti sulle criticità che hanno portato alla sospensione del programma di trapianti cardiaci pediatrici.
Al centro della vicenda resta la morte del piccolo Domenico Caliendo e le successive verifiche che hanno acceso i riflettori sull’organizzazione e sulla sicurezza delle attività trapiantologiche pediatriche del Monaldi. Secondo l’associazione dei consumatori, il percorso che avrebbe dovuto fare piena luce sulle responsabilità rischia ora di arenarsi nel silenzio degli uffici regionali.
La denuncia: “Relazione conclusiva ferma dal 21 maggio”
Federconsumatori Campania ha presentato una formale istanza di autotutela indirizzata al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e al direttore generale per la Tutela della Salute facente funzioni, Ugo Trama. L’associazione contesta sia la mancata diffusione degli esiti dell’ispezione straordinaria sia il diniego opposto alla richiesta di partecipare al procedimento amministrativo.
L’ispezione, avviata dopo le gravi criticità emerse sul programma di cardiochirurgia e trapianti pediatrici, si è conclusa il 21 maggio scorso. Da allora, sostiene l’associazione, non sarebbe stato adottato alcun provvedimento formale.
«Il dottor Ugo Trama ha sulla scrivania la relazione conclusiva dell’ispezione da un mese esatto, ma il documento resta secretato», afferma il presidente di Federconsumatori Campania, Giovanni Berritto. «Non è stato emesso alcun atto definitivo, non è stato adottato alcun provvedimento sulle responsabilità dirigenziali e, cosa ancora più grave, è stato negato alla nostra associazione il diritto di partecipare al procedimento. Si pretende di accertare le responsabilità a porte chiuse, lontano dagli occhi di chi quelle criticità le denuncia da nove anni».
Il tema della trasparenza e dell’informazione alle famiglie
Uno degli aspetti più delicati evidenziati da Federconsumatori riguarda il rapporto tra struttura sanitaria e famiglie dei piccoli pazienti.
L’avvocato Carlo Spirito, referente sanità dell’associazione, punta l’attenzione sul tema del consenso informato e della conoscenza effettiva delle condizioni del centro trapianti.
«Nel dibattito sviluppatosi finora si è trascurata la lacuna più grave: la totale disinformazione ai danni delle famiglie dei piccoli pazienti», sostiene il legale. «I genitori sarebbero stati tenuti all’oscuro di dati essenziali, come i volumi reali di attività, le carenze strutturali e le condizioni di sicurezza del Centro. Circostanze che avrebbero inciso sulla possibilità di esprimere un consenso realmente consapevole alle cure».
Secondo Spirito, tale situazione si sarebbe verificata con la tolleranza degli uffici regionali competenti, chiamati per legge a vigilare sul corretto funzionamento delle strutture autorizzate.
Le contestazioni sulle autorizzazioni
Federconsumatori solleva inoltre dubbi sull’intero iter autorizzativo che ha consentito al Monaldi di proseguire l’attività trapiantologica.
L’associazione sostiene che la Regione avrebbe rinnovato le autorizzazioni tra il 2023 e il 2024 senza attendere la verifica dell’attuazione delle prescrizioni imposte dal Centro Nazionale Trapianti. Una circostanza che, secondo il legale, meriterebbe ulteriori approfondimenti.
«Il nodo autorizzativo investe l’intera attività trapiantologica dell’ospedale e non soltanto il settore pediatrico», afferma Spirito. «L’ultima istanza di autorizzazione come Centro Trapianti risale al 9 aprile 2002 e, secondo la documentazione esaminata dall’associazione, a quella richiesta non sarebbe mai seguito il rilascio del relativo titolo autorizzativo né la verifica dei requisiti minimi previsti dalla normativa».
Per quanto riguarda la branca pediatrica, Federconsumatori sostiene che le criticità sarebbero ancora più rilevanti, poiché il relativo codice di attività non sarebbe mai stato formalmente richiesto.
“Volumi insufficienti e reparto mai completato”
Tra le contestazioni mosse dall’associazione figurano anche presunti volumi di attività ritenuti non adeguati, carenze organizzative e il mancato completamento del reparto dedicato ai trapianti, nonostante finanziamenti regionali stanziati già dal 2019.
Per Federconsumatori, alla luce delle criticità emerse, sarebbe stato necessario valutare il trasferimento dei piccoli pazienti verso centri specializzati pienamente autorizzati e dotati di maggiore esperienza nel settore.
L’associazione ipotizza inoltre la necessità di verificare l’eventuale esistenza di un danno erariale legato all’utilizzo di risorse pubbliche per attività successivamente sospese o giudicate non conformi agli standard richiesti.
La richiesta di un “passo indietro”
Sul piano politico e gestionale, Federconsumatori chiede un cambio di passo immediato.
«L’esternalizzazione temporanea della cardiochirurgia pediatrica sta arrecando enormi disagi alle famiglie, alle quali esprimiamo la nostra vicinanza», dichiara Berritto. «Se davvero si vuole recuperare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie, occorre un immediato passo indietro da parte di chi, a livello regionale e aziendale, ha contribuito a determinare questa situazione. Chi è parte del problema non può pretendere di esserne la soluzione».
In attesa delle risposte della Regione
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte della Regione Campania alle nuove accuse mosse dall’associazione. Resta dunque aperta la questione della relazione ispettiva conclusa il 21 maggio, documento che potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per chiarire eventuali responsabilità amministrative, organizzative e gestionali nel caso che ha portato alla sospensione del programma di trapianti cardiaci pediatrici del Monaldi.
Le famiglie coinvolte e le associazioni che seguono la vicenda attendono ora che gli esiti dell’ispezione vengano resi noti e che le istituzioni forniscano risposte su una delle pagine più controverse della sanità campana degli ultimi anni.







