Napoli torna a dividersi sul futuro della gestione dell’acqua pubblica. Il dibattito si è riacceso dopo la mobilitazione del Coordinamento Campano Acqua Pubblica e del Comitato Acqua Pubblica Napoli, che hanno diffuso un documento – quello riportato nell’immagine – nel quale contestano duramente l’ipotesi di trasformare ABC Napoli da Azienda Speciale di diritto pubblico a Società per Azioni interamente partecipata dal Comune.
La protesta nasce dalla convinzione che il passaggio alla forma societaria rappresenti il primo passo verso una progressiva privatizzazione del servizio idrico, in contrasto con lo spirito del referendum del 2011, quando oltre 26 milioni di italiani si espressero contro la gestione dell’acqua orientata al profitto.
Il nodo del decreto legislativo 201/2022
Al centro della polemica c’è il Decreto Legislativo 201 del 2022, che ha riformato la disciplina dei servizi pubblici locali. I comitati sostengono che il provvedimento non possa essere applicato retroattivamente ad ABC Napoli e che quindi non esista alcun obbligo giuridico di trasformare l’azienda speciale in una Spa. Nel documento viene citato il parere del giurista Alberto Lucarelli, secondo il quale il decreto non imporrebbe il superamento del modello attuale.
Di diverso avviso sono invece altri soggetti istituzionali coinvolti nella vicenda. Secondo l’Ente Idrico Campano e l’amministrazione comunale, il nuovo quadro normativo renderebbe sempre più difficile mantenere il modello dell’azienda speciale per la gestione del servizio idrico integrato, rendendo necessaria una riorganizzazione societaria per garantire investimenti e stabilità gestionale.

La posizione del Comune di Napoli
L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha più volte precisato che l’eventuale trasformazione non comporterebbe alcuna privatizzazione. Il progetto attualmente discusso prevede infatti una Spa interamente controllata dal Comune di Napoli, con affidamento “in house” del servizio e specifiche clausole statutarie a tutela della natura pubblica dell’acqua.
Secondo quanto emerso nelle riunioni dell’Ente Idrico Campano, l’obiettivo sarebbe quello di ottenere un affidamento pluriennale del servizio dopo la scadenza dell’attuale concessione prevista nel 2027, mantenendo il controllo pubblico al 100%.
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha ribadito che la trasformazione di ABC Napoli da Azienda Speciale a Società per Azioni non rappresenta una privatizzazione del servizio idrico, ma un passaggio necessario per adeguarsi al nuovo quadro normativo e garantire continuità gestionale, investimenti e un affidamento stabile del servizio. Secondo il primo cittadino, la futura società resterebbe interamente pubblica, con il Comune proprietario del 100% delle quote e con specifiche garanzie statutarie per impedire l’ingresso di soggetti privati. Una posizione contestata dai comitati per l’acqua pubblica e dal giurista Alberto Lucarelli, che sostengono invece che il decreto legislativo 201/2022 non imponga alcun obbligo di trasformazione e che ABC possa continuare a operare come azienda speciale di diritto pubblico. Per Manfredi il cambiamento riguarda esclusivamente la forma giuridica e non la natura pubblica del servizio; per i movimenti dell’acqua pubblica, al contrario, il passaggio a una Spa costituisce un precedente pericoloso che rischia di allontanare Napoli dal modello di gestione dell’acqua come bene comune nato dal referendum del 2011.
I timori dei movimenti
Per i movimenti dell’acqua pubblica, tuttavia, il problema non riguarda soltanto la proprietà delle quote societarie. La preoccupazione è che il passaggio da ente pubblico a società di diritto privato possa modificare nel tempo la natura stessa della gestione, aprendo la strada a future modifiche statutarie o a una governance più orientata a criteri economici che sociali.
Nel presidio davanti al Consiglio comunale sono intervenuti esponenti dei comitati e padre Alex Zanotelli, storico sostenitore della battaglia per l’acqua pubblica, che ha richiamato il valore politico e simbolico dell’esperienza napoletana, considerata una delle poche grandi realtà italiane nate direttamente dall’esito del referendum del 2011.
Una battaglia che va oltre la città di Napoli
ABC Napoli rappresenta infatti un caso quasi unico in Italia. Nata nel 2013 come azienda speciale dopo la trasformazione della precedente ARIN, gestisce il servizio idrico cittadino secondo un modello che pone al centro il principio dell’acqua come bene comune. L’azienda serve circa un milione di cittadini napoletani e costituisce da anni un punto di riferimento per i movimenti che si battono contro la privatizzazione dei servizi essenziali.
La discussione sul futuro di ABC è quindi destinata a proseguire. Da una parte chi ritiene necessario adeguarsi alle nuove norme nazionali per garantire continuità e investimenti; dall’altra chi vede nella trasformazione societaria un pericoloso arretramento rispetto ai principi sanciti dal referendum sull’acqua pubblica.
Per ora una certezza c’è: la partita sull’acqua a Napoli è tutt’altro che chiusa.









