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Ponticelli: la cronaca dei mancati agguati che annunciavano la morte eclatante

Luciana Esposito di Luciana Esposito
26 Ottobre, 2022
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: la cronaca dei mancati agguati che annunciavano la morte eclatante
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L’omicidio del 22enne Alessio Bossis è solo l’ultimo eclatante epilogo di una serie di episodi che si sono susseguiti a Ponticelli, in un clima di calma apparente che lasciava presagire quello che è avvenuto lo scorso lunedì 24 ottobre, quando due killer con il volto coperto da un passamontagna hanno fatto irruzione nel parcheggio di “In Piazza” un’area di ristoro nata di recente in via Monteoliveto a Volla, comune al confine con Ponticelli dove Bossis era residente.

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Il 22enne, sorvegliato speciale dallo scorso 8 agosto, malgrado fosse tornato in libertà da pochi mesi era riuscito rapidamente a guadagnare un ruolo di spessore nel contesto malavitoso ponticellese. Un omicidio pesante quello di Bossis, seppure introdotto da una serie di eventi che lasciavano intravedere nitidamente la concreta possibilità che potesse scapparci il morto tra gli interpreti della faida di camorra in corso a Ponticelli tra i De Luca Bossa e i De Micco.

All’indomani del raid incendiario in cui ebbe la peggio l’auto della sorella estranea alle dinamiche camorristiche di Antonio De Luca Bossa, un killer con il volto coperto da passamontagna fece irruzione nei pressi del plesso P4 in via Cleopatra, nel rione Lotto O, fortino del clan De Luca Bossa. Alla vista del sicario, si dileguarono rapidamente i giovani che sostavano nei pressi del centro scommesse, abituale luogo di ritrovo dei ragazzi del rione, ma anche degli affiliati al clan De Luca Bossa, motivo per il quale il killer si allontanò a bordo di un’auto scura di grossa cilindrata, simile a un Suv, senza sparare nessun colpo.

Un episodio passato in sordina e che invece destò non poco scalpore tra i palazzoni del rione-bunker dei De Luca Bossa.

In quest’ottica verosimilmente potrebbe essere maturata la duplice replica del clan del Lotto O nei giorni successivi e che si sarebbe tradotta nel tentativo di compiere un’azione analoga a quella subìta.

Nel rione Lotto 10, zona controllata dal clan De Martino, in almeno due occasioni un commando ha fatto irruzione a notte fonda con l’intenzione di colpire le giovani reclute che erano soliti riunirsi in strada, in prossimità dei palazzi.

In una circostanza, l’auto scura di grossa cilindrata sulla quale viaggiavano almeno quattro persone con il volto coperto ha riprodotto la stessa azione andata in scena nel Lotto O: una volta giunti sul posto, i sicari, non sono riusciti ad intercettare nessun potenziale bersaglio e quindi non hanno potuto fare altro che allontanarsi, senza sparare.

A pochi giorni di distanza da quel mancato agguato, invece, si è verificato un episodio ben più eclatante.

Un commando composto, ancora una volta, da quattro giovani incappucciati ed armati, lo scorso 12 ottobre ha fatto irruzione in via Molino del Salice, a due passi dal commissariato di polizia di Stato di Ponticelli, nel cuore della notte.

In quella circostanza sono stati esplosi diversi colpi d’arma da fuoco che hanno danneggiato almeno quattro auto in sosta: è la cronaca di quello che è stato descritto dai testimoni oculari come un mancato agguato, indirizzato ad un soggetto contiguo al clan De Micco-De Martino che quella sera, poco dopo la mezzanotte, sostava in strada insieme ad altre persone. Alla vista delle armi che sbucavano dai finestrini dell’auto, il gruppo di giovani si è dileguato e pertanto il commando ha sparato con l’intento di colpire un bersaglio in fuga. Non si trattò di una “stesa”, ma di un mancato agguato. Almeno nove i colpi esplosi, tutti ad altezza d’uomo.

L’assassinio di Alessio Bossis, maturato a due settimane di distanza da quell’ultimo sussulto di camorra, potrebbe incastonarsi proprio in questo contesto.

Il 22enne è stato colto di sorpresa dai sicari che lo hanno ucciso e che sono entrati in azione lontano da Ponticelli, per giunta. Bossis si sentiva intoccabile non solo per il fatto che vivesse a Volla: è il cugino della moglie di Salvatore De Micco, un vincolo di parentela che avrebbe dovuto conferirgli una sorta di immunità nell’ambito di una faida i cui toni seguitano ad imbruttirsi sempre di più.

Un delitto eclatante, pianificato nei minimi dettagli ed eseguito da killer professionisti: tra le testimonianze dei tanti avventori presenti nell’area parcheggio e i filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona, i carabinieri di Torre Annunziata che conducono le indagini auspicano di reperire elementi utili a risalire all’identità dei sicari e ricostruire la dinamica dell’agguato.

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