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Le terrazze del PAN tornano accessibili

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Maggio, 2016
in Arte & Spettacolo
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Le terrazze del PAN tornano accessibili
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Palazzo_Carafa_di_Roccella_100_2893-620x434Giovedì 12 maggio alle 19,30 verranno inaugurate le terrazze del Pan con il taglio del nastro dell’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Nino Daniele, del Presidente della Fondazione Arti Napoli, Stefano Meer e del Presidente della Fondazione Turismo Accessibile, Stefano Cola. «Una giornata speciale per la città di Napoli – dichiara Stefano Meer – un lungo percorso condiviso con tanti attori istituzionali che ha portato alla conclusione del progetto e quindi alla valorizzazione del patrimonio artistico napoletano, in questo caso il Palazzo delle Arti Napoli. La Fondazione Arti Napoli, intende proseguire nella sua opera valorizzando anche ulteriori luoghi di interesse della città attraverso anche un confronto costruttivo di idee». «Forse è la prima volta a Napoli che si parla di eliminazione di barriere Architettoniche sulle terrazze – così Stefano Cola -, segno che la Fondazione Turismo Accessibile, unitamente al comune di Napoli e alla sensibilità della Fondazione Arti Napoli, cerca di essere uno strumento di tutti e per tutti affinché la vita possa scorrere, lasciatemi passare il termine, più “leggera”».

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All’apertura al pubblico di questa parte del polo museale seguirà #ContaminArti a cura di Raffaele Loffredo, caratterizzato da accenti artistici espressi attraverso linguaggi creativi eterogenei come la living exhibition in cui modelle all’interno di grandi cornici create ad hoc e stlizzate indosseranno i monili dell’artista Fabiana Napoletano e gli abiti della stilista Eliana Riccio; la videoproiezione laser di Tommaso Pedone; performance dell’attore Luca De Lorenzo; un desk di interazione performativa per i fruitori ispirato alla nota artista contemporanea Marina Abramovic; le collezioni di moda Primavera Estate 2016 firmate Tramontano per gli accessori e Sael per gli abiti; la mostra “Percorsi” di Annamaria Volpe a cura di Mimma Sardella. La serata sarà accompagnata dai prodotti tipici della tradizione partenopea offerti da Italiam, start up dedicata allo street food.

Il tutto si inserisce nel progetto “Opportunities Through Change” a cura di Stefano Meer e dell’architetto Luigi Sciorio e gode del patrocinio del Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo, Museo Pan e Unione Industriali di Napoli. In collaborazione con Rotaract Napoli Castel dell’Ovo, Fondazione Arti Napoli e Fondazione Turismo Accessibile, con il sostegno di Rotary Napoli Castel dell’Ovo Distretto Rotaract 2100 Zona Golfo di Napoli ed il contributo delll’Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli – Comitato Pari Opportunità, Gruppo Giovani Imprenditori di Napoli, Giovani Elementi e Napoli Incontra.

La Fondazione Arti Napoli è un progetto culturale e sociale che ha come finalità la realizzazione di iniziative per la conoscenza delle tradizioni culturali, artistiche e artigianali napoletane; il miglioramento della fruibilità delle strutture museali della città di Napoli; l’avvicinamento all’arte di soggetti svantaggiati: tali finalità sono realizzate in perfetta simbiosi con la Fondazione Turismo Accessibile, già attiva da anni sul territorio nazionale, e presieduta dal Stefano Cola. La Fondazione Arti Napoli, tra l’altro, ha come obiettivi: diffondere l’eclettismo artistico e artigianale napoletano; diventare luogo propulsore di novità e di grandi cambiamenti; comunicazione positiva dell’identità partenopea; l’aggregazione di idee. A presiedere il comitato scientifico Carlo Guardascione, Responsabile Relazione Esterne Città della Scienza.

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«Diego è stato assassinato a sangue freddo». È l'accusa pronunciata dall'avvocato Fernando Burlando, legale di Dalma e Gianinna Maradona, nell'arringa conclusiva delle parti civili al processo sulla morte di Diego Armando Maradona, in corso a San Isidro, nell'area metropolitana di Buenos Aires. Il legale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale dell'ex fuoriclasse argentino, accusato insieme ad altri professionisti sanitari di responsabilità nella gestione delle sue condizioni di salute durante il ricovero domiciliare che precedette la morte, avvenuta il 25 novembre 2020. L'intervento di Burlando, durato oltre tre ore, ha segnato una delle fasi più intense della conclusione delle arringhe delle parti civili. L'avvocato ha sostenuto che le prove emerse nel dibattimento confermerebbero la tesi secondo cui la morte del campione avrebbe potuto essere evitata. Si tratta della posizione accusatoria della parte civile: le responsabilità penali degli imputati devono essere accertate dal tribunale.  Le richieste di condanna: nel mirino l'intero staff sanitario Nel corso dell'arringa, l'avvocato Fernando Burlando ha chiesto 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, e 12 anni per Nancy Forlini, coordinatrice dell'assistenza sanitaria domiciliare. Per la psichiatra Agustina Cosachov la richiesta è di 10 anni, mentre per lo psicologo Carlos Díaz il legale ha invocato una pena di cinque anni. Infine, ha chiesto quattro anni di reclusione ciascuno per l'infermiere Ricardo Almirón e per Mariano Perroni, responsabile degli infermieri. Le contestazioni comprendono, secondo le posizioni accusatorie, l'omicidio semplice con dolo eventuale per alcuni imputati e l'omicidio colposo per altri. Per il medico clinico Pedro Di Spagna, invece, Burlando ha chiesto l'assoluzione, in linea con la posizione già espressa dalla pubblica accusa.  Le richieste formulate dalla parte civile non sono condanne già pronunciate: spetterà ai giudici valutare le prove e accertare le eventuali responsabilità penali dei singoli imputati. La distinzione giuridica è importante. Il dolo eventuale presuppone, in termini generali, che una persona si rappresenti la possibilità che la propria condotta provochi un evento mortale e ne accetti il rischio. La colpa, invece, riguarda una condotta negligente, imprudente o imperita, senza quella forma di accettazione del rischio. Le pene richieste da Burlando sono quelle invocate dalla parte civile e non costituiscono condanne già pronunciate. Anche la qualificazione giuridica dei fatti resta sottoposta alla valutazione dei giudici. «Il suo corpo chiedeva aiuto»: le accuse sulle cure domiciliari Al centro della requisitoria c'è la gestione delle condizioni cliniche di Maradona nelle settimane precedenti la morte. Il campione era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale e, successivamente, era stato trasferito in un'abitazione privata per proseguire la convalescenza. Secondo la ricostruzione sostenuta dall'accusa e dalle parti civili, durante l'assistenza domiciliare sarebbero stati trascurati segnali e sintomi che avrebbero richiesto un controllo medico più rigoroso e, potenzialmente, un nuovo ricovero ospedaliero. 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La morte del Pibe de Oro e il processo a San Isidro Diego Armando Maradona è morto il 25 novembre 2020, a 60 anni, mentre si trovava in convalescenza dopo l'intervento neurochirurgico. La morte, attribuita a un edema polmonare acuto associato a un'insufficienza cardiaca, ha dato origine a un'indagine sulle modalità dell'assistenza ricevuta negli ultimi giorni. Il processo mira a chiarire se i professionisti che avevano in cura l'ex campione abbiano agito correttamente e se eventuali negligenze abbiano avuto un ruolo determinante nel decesso. Il procedimento in corso a San Isidro è il secondo tentativo processuale dopo che il primo processo era stato annullato nel 2025 a seguito dello scandalo legato alla partecipazione di una giudice a un progetto documentaristico sul caso, circostanza che aveva compromesso la regolarità del dibattimento. 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Fabio Perrucci, il carabiniere che ha salvato tre donne nel nubifragio di Foggia: un anno fa aveva soccorso un anziano tra le fiamme

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di Redazione Napolitan
15 Ottobre, 2026
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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