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Hazel: extracomunitaria, ma italiana a tutti gli effetti

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Dicembre, 2014
in Fratelli d'Italia
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Hazel: extracomunitaria, ma italiana a tutti gli effetti
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Fermatevi un attimo soltanto e pensate: tolleranza, uguaglianza, rispetto, integrazione.

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Stiamo parlando di termini che, nonostante ormai viviamo nella società della globalizzazione e del pensiero moderno, non sono stati purtroppo recepiti in modo adeguato o trasmessi con cognizione di causa dalle istituzioni.

Tempo fa, “un uomo qualunque“, di nome Albert Einstein disse: ‘Io appartengo alla sola razza che conosco, quella umana’.

Una frase di valore umanitario inestimabile, che, se raffigurata, si tinge di colori variopinti, una frase che non ha inizio né fine, che toglie il capello dalla testa di chi protegge identità, onore e dignità anche gettando fango sul ‘diverso’ di turno vestendo i panni del razzismo sfrontato.

Per questo motivo, abbiamo raccolto la testimonianza di una 20enne nigeriana di nome Hazel che vive a Castel Volturno, in provincia di Caserta, cittadina italiana a tutti gli effetti che ha imparato a convivere con i drammi del mondo occidentale.

I-Da quanto tempo sei in Italia?
H-Sono nata qui, sono 20 anni che sto qui.
I- Ti trovi bene qui?
H- Sotto alcuni punti di vista si, su altri un pò meno. Per esempio, innanzitutto per quanto riguarda gli sbocchi lavorativi che ritengo sia un problema comune e poi anche per gli episodi di razzismo che nonostante ultimamente siano minori rispetto a prima, ci sono sempre.
I- Qual è il tuo rapporto con gli Italiani, con i ”bianchi”?
H-E’ un rapporto normale, anche se ogni tanto si sente qualche commento, una presa in giro.
I-Secondo te, in che modo si potrebbe migliorare l’aspetto che riguarda i vostri diritti e la vostra integrazione?
H-Si potrebbe, innanzitutto, favorire l’integrazione tra bianchi e neri tramite dei centri culturali che possano funzionare per diffondere entrambe le culture accomunando anche persone, gruppi di stranieri e non; ma anche con la scuola che dovrebbe essere il primo mezzo di sensibilizzazione soprattutto tra i bambini.
I-Hai mai subito episodi di razzismo, che riguardassero te o la tua famiglia?
H-Si, per esempio quando ho fatto l’esame di Stato si sono verificati, ma anche uno in particolare, a piazzale Tecchio dove io ed una mia amica siamo entrate in un bar e già alcuni anziani si erano lasciati andare a commenti, sfottò e cose del genere quando ad un certo punto, uno di loro, mi chiese anche con tono provocatorio ”Ma tutti ‘sti capelli che hai in testa sono tuoi?” e io gli risposi “Ma che razza di domanda è?” Perché comunque si vedono spesso anche ragazze bianche con capelli lunghissimi, quindi non vedo dove sia il problema. Fatto sta che probabilmente alla mia risposta, il signore si sentì un pò l’ego calpestato e rispose “Ci sono ragazze che hanno capelli non loro”. Dopo alcuni attimi entrò nel bar e disse qualcosa al barista che immediatamente ci ordinò di non consumare all’interno del bar ma di andare via, ma comunque l’anziano continuava a lanciare provocazioni fin quando ancora il barista uscì fuori e ci scaraventò giù dalle sedie. La mia intenzione era quella di denunciare subito l’accaduto, ma non avevo con me il cellulare perciò chiesi alla mia amica di farlo. Lei però voleva delle spiegazioni su ciò che stava accadendo quindi entrammo nel bar di nuovo e il barista cominciò ad alzare la voce e a dirci parole irripetibili, afferrandomi e stritolandomi i polsi. Ho anche cercato di difendermi, ma lui è entrato nel bar e ci ha lanciato contro il vassoio con i piattini dello zucchero. Ha poi chiamato la polizia che quando è arrivata sul posto, ha ascoltato le testimonianze di una quindicina di persone che erano lì presenti e che anche se avevano visto la scena testimoniarono a favore del barista affermando addirittura che eravamo state noi ad entrare ed aggredirlo. Una scena incredula, non sapevo cosa fare e la mia amica era in lacrime, quindi al momento era anche senza nemmeno un testimone. In caserma hanno portato solo noi due, il barista non c’era e quando abbiamo cercato di far notare l’assenza di quella persona, gli agenti cercavano di intimorirci, ci chiedevano i documenti pensando fossimo due clandestine. Io li avevo dimenticati a casa perciò ho chiamato subito mia madre che me li stava portando e solo quando si è accorto che effettivamente non eravamo due immigrate irregolari ci ha detto che aveva convinto il barista a non sporgere denuncia. Io gli spiegai però tutta la vicenda e dissi che volevo denunciare il barista; successe però che il carabiniere si oppose e non volle farmelo denunciare, cominciando ad intimorire anche la mia amica. Ci disse che era la nostra parola contro quella di quindici persone e alla fine la mia amica si fece prendere dal panico e quindi anche io alla fine mi convinsi a non denunciare, anche se mi informai in un’altra caserma se potevo sporgere denuncia senza testimone. Poi ho lasciato perdere…
I- Per le persone che come te vivono in Italia anche essendo di un altro paese, sono in regola con i permessi e con i documenti, qual è l’unica possibilità di lavoro o la più facile?
H- I miei genitori sono entrambi laureati, mia madre è un’ insegnante, ma qui non può lavorare perché le leggi italiane non ti consentono di insegnare se la laurea non è conseguita in Italia. E’ quindi una laurea inutile, a meno che mia madre non decida di tornare nel suo paese o di trasferirsi in un altro paese, come l’Inghilterra. Per questo motivo chi viene qui in Italia è costretto a svolgere lavori umili, mal pagati perché siamo in un paese che non offre grandi possibilità. Se prendiamo per esempio i fondi stanziati dall’Unione Europea che sono destinati agli extracomunitari, non sono mai veramente utilizzati per quei motivi. Ed è questo che alla fine porta allo svolgersi di manifestazioni da parte degli extracomunitari, come quella che qualche mese fa è avvenuta stesso a Castel Volturno. Inoltre il paese non offre nemmeno la possibilità di imparare la lingua per chi arriva qui. Io sono fortunata perché vivendo qui sin da piccola, ho imparato preso la lingua presso le scuole militari ad Agnano e poi ho continuato gli studi, quindi ho avuto la possibilità di farmi una cultura. Ma se io fossi venuta qui a vent’anni, come avrei potuto imparare la lingua? Sarebbe stato tutto più difficile.

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