Il giovane operaio rocciatore è precipitato da circa dieci metri mentre lavorava all’installazione del nuovo impianto di illuminazione. La Procura di Roma indaga per omicidio colposo. Nei primi sette mesi del 2026 l’INAIL ha registrato 595 denunce di infortunio mortale, 582 tra i lavoratori e 13 tra gli studenti. I decessi in occasione di lavoro sono stati 422
Andrea Moretti aveva 22 anni. Era originario di Tottea, frazione di Crognaleto, in provincia di Teramo, e aveva scelto un mestiere particolare: era un operaio rocciatore specializzato nei lavori in quota, una professionalità richiesta nei cantieri di edilizia acrobatica.
Nella notte tra il 22 e il 23 settembre era al lavoro al Colosseo, impegnato nell’installazione del nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. Poco dopo la mezzanotte è precipitato da un’altezza di circa dieci metri. I soccorritori dell’Ares 118 hanno tentato di rianimarlo, ma per il giovane non c’è stato nulla da fare.
La sua morte riporta al centro dell’attenzione una questione che i numeri continuano a descrivere ogni anno: quante persone perdono la vita mentre lavorano in Italia e quanto resta ancora da fare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’inchiesta sulla morte di Andrea
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni passaggio dell’incidente.
Secondo i primi elementi emersi, Moretti indossava l’imbracatura di sicurezza, ma questa non sarebbe stata agganciata alla fune. La fune, inoltre, non risulterebbe spezzata. Si tratta però di elementi ancora da verificare attraverso gli accertamenti tecnici disposti dalla magistratura.
Sono state sequestrate le attrezzature utilizzate dal giovane e sono state acquisite documentazioni relative all’appalto. Gli investigatori stanno inoltre esaminando le immagini delle telecamere interne al monumento e ascoltando i colleghi presenti nel cantiere.
Andrea lavorava con altri due operai, tra i quali anche il cognato. Le verifiche riguarderanno, tra gli altri aspetti, la dinamica della caduta, le condizioni dell’attrezzatura, le procedure adottate, la formazione degli addetti e l’organizzazione del lavoro. È stata disposta anche l’autopsia.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha disposto la sospensione dei lavori al Colosseo e la chiusura del sito archeologico in segno di lutto.
Chi era Andrea Moretti
Andrea era un giovane lavoratore, ma con una specializzazione già consolidata. La sua qualifica di operaio rocciatore lo portava a lavorare in quota e in contesti particolarmente complessi.
Lavorava per la Quintilio Moretti Srl, impresa di famiglia con sede a Tottea e specializzata nell’edilizia acrobatica. L’azienda operava al Colosseo in subappalto per le lavorazioni specialistiche legate all’intervento. Secondo quanto riferito da fonti sindacali citate dall’ANSA, dagli approfondimenti effettuati non sarebbero emerse irregolarità nei versamenti alla cassa edile né precedenti vertenze sindacali.
Andrea aveva seguito le orme del padre, anch’egli operaio, costretto a lasciare il lavoro circa trent’anni fa a causa di un infortunio che lo aveva reso invalido. Nel suo paese era conosciuto anche per la passione per i cavalli e per il legame con la sua terra. Il sindaco di Crognaleto, Orlando Persia, lo ha ricordato come un ragazzo solare e amante della vita.
Una storia personale che rende ancora più evidente ciò che raccontano le statistiche: dietro ogni numero dell’INAIL c’è una persona, una famiglia, un lavoro interrotto e una vita che cambia per sempre.
Le morti sul lavoro nel 2026: i numeri INAIL
L’ultimo aggiornamento ufficiale dell’INAIL, pubblicato l’8 settembre e relativo ai primi sette mesi del 2026, fotografa una situazione ancora pesante.
Tra gennaio e luglio sono state presentate 368.085 denunce complessive di infortunio, comprendendo lavoratori e studenti; 595 denunce di infortunio con esito mortale; 582 denunce mortali riguardanti lavoratori; 13 denunce mortali riguardanti studenti.
Il confronto con lo stesso periodo del 2025 mostra un dato complessivo in lieve diminuzione: le denunce mortali sono passate da 607 a 595, con un calo del 2%. Ma il dato va letto con cautela, perché si tratta di denunce ancora provvisorie e il numero degli infortuni mortali può essere influenzato da eventi concentrati in singoli periodi e dai tempi necessari per definire le pratiche.
L’INAIL sottolinea infatti che per conoscere il fenomeno nella sua dimensione definitiva sarà necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2026, al termine dell’iter amministrativo e sanitario dei singoli casi.
422 morti durante l’attività lavorativa
Guardando esclusivamente agli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, cioè nello svolgimento dell’attività lavorativa e non nel tragitto casa-lavoro, nei primi sette mesi del 2026 le denunce con esito mortale sono state 422, contro le 432 dello stesso periodo del 2025: dieci in meno, pari a una diminuzione del 2,3%.
L’incidenza è passata da 1,80 a 1,73 decessi denunciati ogni 100mila occupati.
A questi si aggiungono 160 morti in itinere, cioè avvenuti nel tragitto tra casa e luogo di lavoro, contro i 168 del 2025.
La somma porta dunque a 582 denunce mortali tra i lavoratori nei primi sette mesi dell’anno.
Significa, come semplice rapporto matematico sul periodo gennaio-luglio, quasi 2,8 denunce mortali al giorno. Non è però una previsione sull’intero 2026: si tratta esclusivamente della media delle denunce registrate nei primi sette mesi.
Costruzioni: 76 morti in sette mesi
Tra i settori emerge un dato particolarmente significativo per la vicenda di Andrea Moretti.
Le costruzioni hanno registrato 76 denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2026, contro le 67 dello stesso periodo del 2025.
Sono quindi 9 casi in più, pari a un incremento di circa il 13,4%.
Nello stesso periodo sono aumentate anche le denunce mortali nei servizi di supporto alle imprese, passate da 16 a 28, e nella fornitura di acqua, reti fognarie, gestione dei rifiuti e risanamento, passate da 10 a 12.
Sono invece diminuite le denunce mortali nel manifatturiero, da 59 a 50, nel trasporto e magazzinaggio, da 57 a 55, e nel commercio, da 42 a 32.
Il settore delle costruzioni, dunque, non registra soltanto un elevato numero di incidenti: nei dati più recenti dell’INAIL è uno dei comparti nei quali le denunce di morte sul lavoro sono aumentate rispetto al 2025.
I giovani: 79 morti tra i 20 e i 39 anni
C’è un altro dato che assume un peso particolare alla luce della morte di Andrea.
Nei primi sette mesi del 2026 le denunce mortali in occasione di lavoro nella fascia 20-39 anni sono state 79, contro le 65 dello stesso periodo del 2025.
Si tratta di 14 casi in più, pari a un incremento di oltre il 21%.
Sono aumentati anche i decessi nella fascia 60-64 anni, da 56 a 63, mentre sono diminuiti quelli tra i 40 e i 59 anni, da 255 a 229.
Andrea aveva 22 anni e rientra esattamente nella fascia d’età nella quale l’INAIL registra, nel confronto tra i primi sette mesi del 2025 e del 2026, l’aumento più significativo tra le principali classi considerate.
Stranieri: aumentano le denunce mortali
Un’altra variazione significativa riguarda la nazionalità.
Le denunce mortali in occasione di lavoro riferite a lavoratori italiani sono scese da 339 a 302, mentre quelle relative a lavoratori stranieri sono aumentate da 93 a 120.
L’incremento per i lavoratori stranieri è quindi di 27 casi, mentre per gli italiani si registra una diminuzione di 37.
Il dato non significa, da solo, che l’origine straniera costituisca una causa dell’infortunio: per interpretarlo correttamente occorrerebbe rapportarlo alla composizione della popolazione occupata e alle diverse esposizioni al rischio nei settori produttivi.
Dove sono avvenuti i decessi
Sul piano territoriale, nei primi sette mesi del 2026 le denunce mortali in occasione di lavoro sono diminuite nel Sud, passando da 104 a 98, nel Centro, da 81 a 77, e nelle Isole, da 46 a 44.
Sono invece aumentate nel Nord-Ovest, da 110 a 111, e nel Nord-Est, da 91 a 92.
Tra le regioni con le variazioni più marcate, l’INAIL segnala aumenti in Emilia-Romagna e Calabria, entrambe con cinque casi in più, e in Lombardia e nella provincia autonoma di Trento, con due casi in più.
Tra le regioni in diminuzione figurano invece Basilicata e Umbria, con sei casi in meno ciascuna, Abruzzo con quattro in meno e Friuli-Venezia Giulia con tre in meno.
Gli infortuni aumentano, i morti diminuiscono
Il quadro del 2026 presenta quindi una contraddizione che merita attenzione.
Nei primi sette mesi dell’anno le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 256.471, contro le 244.495 del 2025: un aumento del 4,9%.
Nello stesso periodo, le denunce mortali in occasione di lavoro sono scese da 432 a 422, con una diminuzione del 2,3%.
L’INAIL evidenzia inoltre che, rapportando gli infortuni in occasione di lavoro agli occupati, l’incidenza passa da 1.016 denunce ogni 100mila occupati nel 2025 a 1.052 nel 2026. Rispetto al 2019, però, l’incidenza risulta ancora inferiore: 1.052 contro 1.175 denunce ogni 100mila occupati.
Questo significa che il semplice conteggio annuale non basta a descrivere l’intero fenomeno: occorre considerare anche il numero degli occupati, il settore, il tipo di attività e la modalità dell’infortunio.
Il confronto con il 2025
I dati definitivi più recenti dell’INAIL consentono di avere un riferimento annuale.
Nel 2025 le denunce di infortunio complessive sono state circa 600mila. Le denunce con esito mortale sono state 1.198, di cui 1.189 relative ai lavoratori e nove agli studenti.
Rispetto alle 1.239 denunce mortali del 2024, il 2025 ha registrato una diminuzione del 3,3%.
Il dato annuale 2025 mostra inoltre dove si concentra una parte consistente del rischio: quasi il 60% dei decessi in occasione di lavoro nella gestione Industria e servizi è stato registrato nei comparti delle costruzioni, del manifatturiero e dei trasporti.
Sono numeri che permettono di collocare la morte di Andrea Moretti dentro un fenomeno più ampio, senza però confondere il singolo caso con una statistica.
Non solo incidenti: le malattie professionali
La sicurezza sul lavoro non coincide soltanto con gli incidenti mortali.
Nei primi sette mesi del 2026 l’INAIL ha registrato 69.796 denunce di malattia professionale, 9.939 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a un aumento del 16,6%.
Le patologie più denunciate sono quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, seguite dalle malattie del sistema nervoso e dell’orecchio. Seguono tumori e patologie dell’apparato respiratorio.
Anche questo dato ricorda che il rischio professionale non coincide soltanto con l’evento improvviso che occupa le cronache. Esistono condizioni di lavoro i cui effetti possono emergere dopo anni.
Il numero non racconta tutto
I dati INAIL hanno un’importanza fondamentale perché consentono di misurare il fenomeno attraverso una fonte istituzionale e criteri omogenei. Ma hanno anche dei limiti.
Sono denunce, non necessariamente casi già definiti e riconosciuti dall’Istituto. Per questo i dati più recenti sono provvisori e possono essere modificati con la conclusione degli accertamenti. L’INAIL invita espressamente alla cautela soprattutto quando si analizzano gli infortuni mortali su periodi brevi.
E poi c’è ciò che nessuna tabella riesce a rappresentare completamente: la differenza tra un numero e una storia.
Nel caso di Andrea Moretti quella storia ha 22 anni, parte da Tottea e arriva nel cuore di Roma, dentro il monumento più conosciuto d’Italia. Un giovane specializzato nei lavori in quota che quella notte era al Colosseo per fare il proprio mestiere.
La Procura dovrà stabilire che cosa sia accaduto e se vi siano responsabilità.
I numeri dell’INAIL, invece, raccontano già il contesto: nei primi sette mesi del 2026 sono state denunciate 582 morti tra i lavoratori, quasi tre al giorno. E mentre il dato complessivo dei decessi risulta in lieve calo rispetto al 2025, nelle costruzioni le morti denunciate in occasione di lavoro sono aumentate da 67 a 76.
Andrea Moretti è uno di quei numeri soltanto nelle statistiche. Nella realtà era un ragazzo di 22 anni che quella notte è entrato al lavoro e non è più tornato a casa.











