Sedici anni dopo l’uccisione del sindaco pescatore, la Procura di Salerno impugna la sentenza che ha assolto Romolo Ridosso. Dopo il ricorso contro il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo, si riapre il confronto sulle decisioni giudiziarie. Dario e Massimo Vassallo: «Non chiediamo scorciatoie, chiediamo verità». E annunciano il docufilm Perché?.
Sedici anni dopo l’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica assassinato il 5 settembre 2010 ad Acciaroli, la ricerca della verità giudiziaria si confronta con un nuovo passaggio. La Procura di Salerno ha presentato appello contro l’assoluzione di Romolo Ridosso, l’ex collaboratore di giustizia che era imputato per concorso nell’omicidio del primo cittadino cilentano.
La decisione arriva dopo che, nei mesi scorsi, la Procura di Salerno e la Procura generale avevano già impugnato il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, chiedendo alla Corte d’Appello di rivalutare la decisione del giudice per l’udienza preliminare.
Due distinti provvedimenti giudiziari contestati dall’accusa, due ricorsi e una vicenda che continua a interrogare la famiglia Vassallo e quanti, da anni, chiedono di fare piena luce sull’assassinio del sindaco che aveva fatto della tutela del territorio e della legalità i cardini della propria attività amministrativa.
È in questo contesto che interviene la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, con una presa di posizione firmata dal presidente Dario Vassallo e dal vicepresidente Massimo Vassallo. Al centro, una domanda che accompagna da tempo la battaglia della famiglia: perché le decisioni giudiziarie non hanno accolto le richieste della Procura?
L’appello della Procura contro l’assoluzione di Romolo Ridosso
Il 19 giugno 2026 il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha assolto Romolo Ridosso, giudicato con rito abbreviato, con la formula «per non aver commesso il fatto».
La Procura aveva chiesto per lui una condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’ex collaboratore di giustizia avrebbe partecipato a un sopralluogo nei giorni precedenti all’agguato contro Angelo Vassallo, inizialmente concepito, secondo l’ipotesi investigativa, come un’aggressione finalizzata a gambizzare il sindaco.
La sentenza assolutoria non ha chiuso il confronto giudiziario. Il 19 ottobre il procuratore di Salerno, Raffaele Cantone, ha annunciato il ricorso in appello, con il quale la Procura chiede alla Corte d’Appello di riformare la decisione e condannare l’imputato.
Nell’impugnazione, secondo quanto riportato dalla stampa, l’accusa contesta alcuni passaggi della motivazione del giudice, ritenendo che siano presenti errori logico-deduttivi nella valutazione della ricostruzione del sopralluogo preparatorio al delitto e delle dichiarazioni rese da Ridosso.
La Procura sostiene che le ammissioni dell’imputato e gli elementi raccolti nel corso delle indagini debbano essere valutati diversamente rispetto a quanto stabilito nella sentenza di primo grado. Spetterà ora ai giudici competenti esaminare le contestazioni e stabilire se la decisione debba essere confermata o riformata.
Per la Fondazione Vassallo, questo nuovo ricorso rappresenta un passaggio fondamentale, ma anche l’occasione per tornare a interrogarsi sull’intero percorso giudiziario.
«Noi non siamo giudici e non vogliamo emettere sentenze – dichiara Dario Vassallo, presidente della Fondazione –. Ma davanti a questi passaggi non possiamo restare in silenzio. La Procura ha sostenuto le accuse, ha chiesto che venissero riconosciute e, dopo le decisioni che non le hanno accolte, ha presentato appello. La domanda è inevitabile: perché? Vogliamo capire quali valutazioni abbiano portato a questi risultati. Dopo sedici anni dall’uccisione di mio fratello Angelo, abbiamo il dovere di continuare a chiedere verità e giustizia».
Una posizione che, precisano i fratelli Vassallo, non intende sostituirsi ai giudici né anticipare il risultato dei procedimenti, ma sollecitare una ricostruzione comprensibile e documentata dei diversi passaggi processuali.
Il caso Fabio Cagnazzo: il precedente che pesa sull’inchiesta
L’assoluzione di Ridosso arriva dopo un altro provvedimento che aveva suscitato interrogativi nella famiglia del sindaco pescatore: il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo.
Il 27 marzo 2026 il gup del Tribunale di Salerno aveva disposto il non luogo a procedere nei confronti dell’ufficiale dell’Arma, che era accusato di concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo e di altri reati contestati nell’ambito dell’inchiesta.
Il giudice aveva ritenuto che non sussistessero elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. La Procura di Salerno e la Procura generale hanno successivamente impugnato il provvedimento, chiedendo che la posizione di Cagnazzo venga nuovamente esaminata dalla Corte d’Appello.
Si tratta di un passaggio processuale distinto dall’assoluzione di Ridosso: nel primo caso è stato disposto il proscioglimento in udienza preliminare, nel secondo un’assoluzione al termine del rito abbreviato.
La differenza è importante, così come lo è ricordare che le impugnazioni della Procura non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza. Entrambe le vicende devono essere valutate nelle rispettive sedi giudiziarie.
Per Dario e Massimo Vassallo, tuttavia, la successione di questi provvedimenti rende necessario comprendere quali elementi abbiano orientato le decisioni e per quali ragioni le richieste dell’accusa non siano state accolte.
«Il docufilm nasce dalla necessità di comprendere come si sia arrivati al proscioglimento di Cagnazzo e all’assoluzione di Ridosso, nonostante la Procura abbia sostenuto le accuse e continui a chiedere che le proprie ragioni vengano valutate in appello», spiega Massimo Vassallo, vicepresidente della Fondazione.
«Vogliamo mettere in fila i fatti, le decisioni e le dichiarazioni, affinché ogni cittadino possa conoscere questa vicenda e farsi un’idea sulla base degli elementi disponibili. Non vogliamo sostituirci alla magistratura, ma non accettiamo che le domande restino senza voce».
La frase del legale di Ridosso e gli interrogativi della famiglia
Tra gli elementi richiamati dalla Fondazione c’è anche una dichiarazione attribuita al difensore di Romolo Ridosso: «Certamente non posso chiedere l’assoluzione per il mio assistito».
Una frase che Dario Vassallo considera meritevole di approfondimento, ma che, precisa, non può essere interpretata come una prova di responsabilità.
«È una dichiarazione che ci ha colpito – prosegue il presidente della Fondazione –. Non la consideriamo una prova di responsabilità e non vogliamo attribuirle un significato che spetta agli atti e ai giudici chiarire. Ma è una frase che, insieme agli altri passaggi di questa vicenda, ci porta a porre ulteriori domande. Vogliamo capire, non alimentare confusione».
La Fondazione chiede dunque che siano esaminati i diversi elementi emersi nel procedimento, senza trasformare singole dichiarazioni in conclusioni anticipate.
La frase del difensore, così come riportata dalla Fondazione, va considerata nel suo contesto e non costituisce, da sola, un elemento idoneo a dimostrare la responsabilità dell’imputato. Saranno gli atti processuali e le valutazioni dei giudici a stabilirne l’eventuale rilevanza.
Resta, per la famiglia Vassallo, l’esigenza di comprendere come si sia arrivati a un’assoluzione dopo una richiesta di condanna formulata dalla Procura e quali siano le ragioni giuridiche alla base della decisione.
Angelo Vassallo, un omicidio ancora senza una verità definitiva
Angelo Vassallo fu ucciso la sera del 5 settembre 2010 ad Acciaroli, frazione di Pollica, in provincia di Salerno. Il sindaco, conosciuto come il «sindaco pescatore», venne assassinato a colpi di pistola mentre rientrava a casa.
Le indagini hanno seguito negli anni diverse piste, concentrandosi anche sull’ipotesi che il delitto fosse legato all’attività amministrativa di Vassallo e al suo impegno contro gli interessi illeciti sul territorio.
Nell’inchiesta sono confluite contestazioni che riguardano, tra gli altri, l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano, rinviati a giudizio con l’accusa di concorso nell’omicidio, mentre Giovanni Cafiero è chiamato a rispondere di un’accusa relativa al traffico di stupefacenti. Le posizioni dei diversi imputati devono essere valutate individualmente, nel rispetto delle garanzie processuali.
A distanza di sedici anni, l’individuazione dell’esecutore materiale dell’omicidio resta uno dei nodi centrali della vicenda.
La famiglia continua a chiedere che venga fatta piena luce non soltanto sulle responsabilità individuali, ma anche sull’eventuale esistenza di una rete di rapporti e interessi che possa aver contribuito alla preparazione del delitto e agli eventuali tentativi di ostacolare l’accertamento della verità.
È una richiesta che si scontra con la complessità di un procedimento nel quale le ricostruzioni dell’accusa e le valutazioni dei giudici hanno prodotto esiti differenti, rendendo necessari ulteriori passaggi processuali.
«Perché?», il docufilm dei fratelli Vassallo
Da questi interrogativi nasce Perché?, il docufilm ideato da Dario e Massimo Vassallo per raccontare la vita del sindaco pescatore e ripercorrere le domande ancora aperte sulla sua morte.
Il progetto, diretto da Giuseppe Falagario, è stato presentato pubblicamente nell’ottobre 2026, dopo l’avvio delle riprese annunciato ad agosto. L’opera nasce con l’intento di raccontare Angelo Vassallo non soltanto attraverso il delitto che lo ha reso simbolo della lotta per la legalità, ma anche attraverso la sua storia personale, il suo lavoro di pescatore, la passione politica e l’idea di amministrazione che aveva portato avanti a Pollica.
La nuova presa di posizione della Fondazione collega esplicitamente il documentario agli ultimi sviluppi giudiziari. Non un processo parallelo, ma un tentativo di ricostruire i fatti e rendere accessibili le tappe di una vicenda che continua a suscitare interrogativi.
«PERCHÉ? È il titolo del nostro docufilm, ma soprattutto è la domanda che rivolgiamo alle istituzioni e all’opinione pubblica», dichiarano Dario e Massimo Vassallo.
«Perché si è arrivati a decisioni così diverse dalle richieste della Procura? Quali sono le ragioni di queste decisioni? Sono domande alle quali vogliamo dare spazio attraverso una ricostruzione seria e documentata. Per Angelo, per la sua famiglia e per tutti coloro che credono nella giustizia, continueremo a chiedere risposte».
La richiesta della Fondazione: comprendere le decisioni e arrivare alla verità
L’appello contro l’assoluzione di Ridosso riporta così al centro una vicenda che, a sedici anni dall’omicidio, resta segnata da domande irrisolte e da passaggi giudiziari ancora da definire.
La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore annuncia che continuerà a seguire gli sviluppi dei procedimenti, nel rispetto delle istituzioni e dell’autonomia della magistratura, ma senza rinunciare a chiedere chiarezza.
La questione posta dai fratelli del sindaco pescatore non è soltanto quella dell’esito dei singoli procedimenti. È anche la necessità di comprendere il percorso attraverso il quale si è arrivati alle decisioni contestate dalla Procura e di ricostruire, sulla base degli atti, ciò che accadde prima, durante e dopo l’assassinio.
«Non chiediamo scorciatoie, chiediamo verità», è il messaggio che accompagna l’iniziativa della Fondazione.
Una richiesta che guarda alle prossime tappe giudiziarie, ma anche alla responsabilità delle istituzioni di assicurare che ogni elemento utile venga valutato nelle sedi competenti.
Per Angelo Vassallo, per la sua famiglia e per una comunità che attende ancora risposte, la domanda resta aperta: chi ha ucciso il sindaco pescatore e perché?










