Dopo circa undici anni di carcere, Antonio Cuomo lascia la detenzione in istituto e passa ai domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del suo difensore, l’avvocato Antonio Iorio, annullando la sentenza relativa al tentato omicidio di Giuseppe Vatiero, detto “Peppe Basetta”. Sulla vicenda pesano anche le condanne per armi, droga e documenti falsi.
Antonio Cuomo torna a casa. Ritenuto dagli investigatori un esponente di primo piano della camorra attiva nel rione delle Case Nuove, nella zona di piazza Mercato a Napoli, ha ottenuto il beneficio della detenzione domiciliare dopo una pronuncia della Corte di Cassazione che ha inciso sulla sua posizione giudiziaria e sulla pena da scontare.
La decisione arriva nonostante il parere contrario espresso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Cuomo avrebbe già scontato circa undici anni di reclusione. La svolta giudiziaria è legata al ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Antonio Iorio, del Foro di Torre Annunziata: la Suprema Corte ha annullato la sentenza relativa al tentato omicidio di Giuseppe Vatiero, conosciuto come “Peppe Basetta”, aprendo la strada alla rideterminazione della pena.
Secondo quanto riportato dalle cronache, Cuomo era stato condannato a vent’anni di carcere per il tentato omicidio e ad altri sei anni per reati legati alla detenzione di armi e droga e all’utilizzo di documenti falsi durante la latitanza. L’annullamento disposto dalla Cassazione riguarda il procedimento per il tentato omicidio: per ricostruire con precisione gli effetti sulla pena complessiva occorre fare riferimento al provvedimento giudiziario e agli eventuali successivi atti esecutivi.
L’agguato a Peppe Basetta e la guerra per le piazze di spaccio
Per comprendere il peso della vicenda bisogna tornare al 7 ottobre 2016, quando Giuseppe Vatiero fu raggiunto da colpi d’arma da fuoco nel rione delle Case Nuove. L’uomo riportò ferite gravissime, anche al volto, e rimase permanentemente menomato.
Cinque anni dopo, il 10 febbraio 2021, la Squadra Mobile di Napoli eseguì un’ordinanza cautelare nei confronti di Cuomo, ritenuto gravemente indiziato di essere l’autore del tentato omicidio. Le indagini erano coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.
Secondo la ricostruzione investigativa diffusa allora, il movente sarebbe stato legato al controllo delle piazze di spaccio. Dopo essere tornato in libertà, Cuomo avrebbe cercato di ottenere una piazza nel rione delle Case Nuove, ma Vatiero si sarebbe opposto. Da quel rifiuto sarebbe maturato un conflitto culminato nell’agguato.
Case Nuove, un territorio conteso dalla camorra
Le indagini del 2021 inserirono l’episodio in un quadro più ampio di contrapposizioni criminali per il controllo degli affari illeciti nel quartiere Mercato e, in particolare, nello storico rione delle Case Nuove.
Secondo gli investigatori, nell’area operava un gruppo organizzato dedito allo spaccio di stupefacenti. La zona era inoltre interessata dalle tensioni tra il gruppo riconducibile ai Caldarelli, descritto come vicino al clan Mazzarella, e il clan Rinaldi, radicato a San Giovanni a Teduccio e indicato dagli inquirenti come interessato a estendere la propria influenza sulle attività illecite del territorio.
Nell’operazione del febbraio 2021, oltre a Cuomo, furono raggiunte da misure cautelari altre cinque persone. Tra queste figurava Giuseppe Rinaldi, insieme a Elio Papi e Giovanni Bruno, destinatari della custodia in carcere secondo quanto riferito all’epoca. Per Giuseppe D’Angeli furono disposti gli arresti domiciliari, mentre ad Anna Campanile fu imposto il divieto di dimora nella provincia di Napoli.
Il quadro delineato dagli investigatori restituiva una realtà nella quale il controllo delle piazze di spaccio non rappresentava soltanto una fonte di guadagno, ma anche un elemento di potere e di conflitto tra gruppi criminali.
Le condanne per armi, droga e documenti falsi
La vicenda giudiziaria di Cuomo non riguarda soltanto l’agguato a Vatiero. Alla condanna per il tentato omicidio si sono aggiunte, secondo le informazioni disponibili, ulteriori pene per la detenzione di armi e stupefacenti e per l’uso di documenti falsi che sarebbero serviti durante il periodo di latitanza.
È proprio la distinzione tra i diversi procedimenti e i relativi titoli di condanna a essere importante per comprendere il passaggio ai domiciliari. L’annullamento di una sentenza da parte della Cassazione non comporta automaticamente l’annullamento di ogni altra condanna: gli effetti dipendono dal contenuto della decisione, dalla pena residua e dalle valutazioni dell’autorità giudiziaria competente.
Il parere contrario della DDA e la decisione sui domiciliari
La concessione della detenzione domiciliare è arrivata nonostante il parere negativo della Direzione distrettuale antimafia. Cuomo, dopo aver trascorso circa undici anni in carcere, potrà quindi proseguire l’esecuzione della pena fuori dall’istituto penitenziario, alle condizioni stabilite dall’autorità giudiziaria.
Il passaggio non equivale a un’assoluzione né cancella le altre eventuali condanne definitive. Si tratta di una decisione relativa alle modalità di esecuzione della pena, intervenuta dopo gli sviluppi processuali riguardanti il tentato omicidio.
La vicenda riporta l’attenzione sulle dinamiche criminali che hanno segnato le Case Nuove e l’area di piazza Mercato, dove il controllo dello spaccio e degli altri affari illegali ha alimentato nel tempo contrapposizioni violente. Al centro resta la storia giudiziaria di Antonio Cuomo, ora ai domiciliari dopo la pronuncia della Cassazione e la rideterminazione della sua posizione detentiva.









