Da oggi, 6 ottobre, termina l’ultimo taglio fiscale sul diesel. Il decreto sulle accise mobili non è ancora in Gazzetta. Alla pompa iniziano i primi rialzi, mentre resta il price cap delle compagnie petrolifere
Da oggi il gasolio torna a pagare per intero l’accisa. Scade infatti lo sconto fiscale di 6,1 centesimi di euro al litro che il governo aveva applicato fino al 5 ottobre. Il passaggio avviene senza che sia entrato in vigore, almeno per ora, il meccanismo delle cosiddette accise mobili, annunciato dall’esecutivo come strumento per compensare almeno in parte il nuovo aumento della tassazione sui carburanti.
Il risultato è che, per la prima volta da marzo, vengono meno gli interventi fiscali diretti sui carburanti. Il decreto interministeriale Mase-Mef necessario per utilizzare l’extragettito Iva e ridurre nuovamente le accise non è infatti comparso in Gazzetta Ufficiale.
Il diesel torna a salire
I primi dati registrano già una inversione di tendenza. Secondo i dati riportati da ANSA sulla base delle rilevazioni del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria è passato dai 2,242 euro al litro del 5 ottobre ai 2,244 euro di oggi. Anche in autostrada si registra un lieve aumento, da 2,266 a 2,267 euro al litro.
Il rincaro fiscale, dunque, non si traduce automaticamente in un aumento identico alla pompa: sui prezzi incidono anche quotazioni internazionali, margini e politiche commerciali dei distributori.
A confermarlo è anche Eni. Il price cap introdotto nelle scorse settimane resta in vigore, ma non assorbe la fine dello sconto fiscale. Il tetto per il gasolio passa così, sulla rete Eni, da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre quello della benzina resta a 1,99 euro.
Il price cap delle compagnie attenua, ma non cancella il rincaro
Nelle ultime settimane le principali compagnie petrolifere avevano introdotto autonomamente tetti e sconti sui prezzi. Eni, Ip, Q8 e Tamoil hanno aderito alle iniziative, contribuendo alla discesa delle quotazioni alla pompa. Al 3 ottobre erano circa 10.400 gli impianti che avevano adottato il price cap, poco più della metà della rete italiana.
Il calo dei prezzi aveva ridotto parzialmente la pressione sui consumatori: tra il 27 settembre e il 5 ottobre, secondo le elaborazioni Codacons, il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria era sceso di 13,3 centesimi al litro, ma lo stop allo sconto fiscale interrompe ora quella dinamica favorevole.
Il problema riguarda soprattutto chi utilizza quotidianamente l’auto e, ancora di più, le categorie professionali che dipendono dal diesel. Secondo il Codacons, nei sei mesi di caro-carburanti gli automobilisti italiani hanno sostenuto oltre 4,7 miliardi di euro di maggiori spese per i rifornimenti.
La promessa delle accise mobili resta in sospeso
Il governo aveva indicato nel meccanismo delle accise mobili la soluzione per la fase successiva alla fine degli sconti finanziati direttamente dal bilancio pubblico. Il sistema dovrebbe utilizzare l’extragettito Iva legato all’aumento delle quotazioni del petrolio per finanziare una riduzione delle accise, senza gravare direttamente sui conti dello Stato.
Al momento, però, il provvedimento attuativo non è stato pubblicato.
E così, dal 6 ottobre, il primo effetto concreto è la fine dello sconto da 6,1 centesimi sul gasolio. Il prezzo alla pompa dipenderà anche dalle scelte delle compagnie e dall’andamento del mercato petrolifero, ma per gli automobilisti torna a pesare integralmente una componente fiscale che nelle ultime settimane era stata temporaneamente ridotta.










