Una tendopoli davanti a Palazzo San Giacomo e una lettera di sfratto simbolica indirizzata al sindaco Gaetano Manfredi. A Napoli la protesta contro il caro affitti torna a occupare lo spazio pubblico e punta il dito contro la speculazione immobiliare, la trasformazione delle abitazioni in strutture turistiche e la mancanza di alloggi accessibili per studenti e famiglie.
La casa diventa un lusso, anche per chi studia e prova a costruirsi un futuro. È questo il messaggio lanciato lunedì 26 ottobre dai Collettivi Autorganizzati Universitari (Cau), che hanno montato le tende davanti alla sede del Comune di Napoli, esponendo un avviso di sfratto simbolico per il primo cittadino.
L’iniziativa, promossa anche in altre città italiane, nasce dalla denuncia di un mercato immobiliare che, secondo i manifestanti, sta espellendo progressivamente dalle città chi non può permettersi canoni sempre più elevati. Nel mirino degli studenti c’è l’assenza di misure strutturali capaci di arginare la speculazione e garantire abitazioni a prezzi sostenibili.
«I prezzi dei beni di prima necessità sono triplicati, la benzina è diventata un bene di lusso, gli affitti sono alle stelle, lo stipendio — quando c’è — non basta più», sostengono i promotori della protesta. Una crisi che, secondo i collettivi, rende sempre più difficile non soltanto studiare lontano da casa, ma anche continuare a vivere nelle città in cui si è cresciuti.
Stanze fino a 700 euro al mese: studiare a Napoli costa sempre di più
La protesta non nasce oggi. Nelle scorse settimane le tende erano già ricomparse in diverse sedi della Federico II, da Porta di Massa agli spazi universitari del centro, con iniziative promosse da differenti organizzazioni studentesche.
Il problema denunciato è concreto: trovare una stanza a un prezzo sostenibile è diventato un ostacolo per molti universitari. Secondo quanto riportato nelle precedenti mobilitazioni, a Napoli una singola può arrivare a costare anche 700 euro al mese, con ulteriori criticità legate ai contratti irregolari e alle condizioni degli alloggi.
Il rischio è che il diritto allo studio rimanga formalmente garantito, ma diventi sempre più difficile da esercitare per chi non dispone di risorse economiche sufficienti. Per frequentare un’università lontana dalla propria residenza, infatti, non bastano iscrizione e libri: servono una stanza, le spese quotidiane e la possibilità di sostenere il costo della vita.
Una barriera economica che può condizionare le scelte formative e costringere molti giovani a rinunciare all’autonomia o a cercare soluzioni lontano dalla città in cui vorrebbero studiare.
Studentati privati e turismo: il nodo delle politiche abitative
Nel comunicato diffuso durante la protesta, i Cau contestano anche le politiche abitative nazionali e locali. I manifestanti criticano il sostegno pubblico agli studentati privati, sostenendo che il modello adottato rischi di favorire gli interessi degli operatori immobiliari senza garantire posti letto realmente accessibili.
La contestazione riguarda anche la progressiva trasformazione del patrimonio residenziale in strutture ricettive, in una città dove la pressione turistica alimenta il dibattito sull’equilibrio tra rendita immobiliare, residenzialità e bisogni degli abitanti.
Gli studenti accusano l’amministrazione comunale di non aver posto un argine sufficiente a queste dinamiche e contestano la prospettiva di nuovi studentati di fascia alta, mentre una parte della popolazione fatica a trovare un’abitazione a prezzi sostenibili.
La richiesta è quella di investimenti pubblici per residenze universitarie accessibili, maggiori garanzie per chi cerca casa e interventi capaci di contrastare gli effetti più pesanti del mercato degli affitti.
«Sfrattiamo Manfredi»: la protesta arriva a Palazzo San Giacomo
La lettera di sfratto simbolica indirizzata al sindaco rappresenta il tentativo degli studenti di trasformare una difficoltà quotidiana in una questione politica e sociale. Non si tratta soltanto del costo di una stanza, ma della possibilità di abitare, studiare e costruire il proprio futuro senza essere esclusi per ragioni economiche.
La mobilitazione si inserisce inoltre nel percorso di protesta che guarda allo sciopero generale del 30 ottobre, proclamato dall’Unione sindacale di base.
Gli studenti pretendono risposte dalle politiche abitative che mettano al centro il diritto alla casa e allo studio, anziché affidare ogni soluzione alle logiche del mercato. La protesta chiama in causa il governo nazionale e l’amministrazione cittadina, chiamati a confrontarsi con una crisi che investe giovani, lavoratori e famiglie.











