Pochi giorni prima delle Quattro Giornate, Napoli era già una città sull’orlo dell’esplosione. I tedeschi intensificavano rastrellamenti e violenze. La popolazione raccoglieva armi, le nascondeva e cominciava a costruire barricate. Il 20 settembre 1943 fu uno dei giorni che prepararono la rivolta che avrebbe liberato la città.
Non era ancora iniziata la battaglia che sarebbe passata alla storia come le Quattro Giornate di Napoli, ma il 20 settembre 1943 la città aveva già smesso di aspettare.
Da settimane Napoli viveva sotto l’occupazione tedesca, dopo l’armistizio dell’8 settembre. La speranza che la fine dell’alleanza con la Germania potesse significare la fine della guerra si era trasformata rapidamente in paura, fame, rastrellamenti e violenza.
I tedeschi avevano occupato gran parte della città. Le strade erano attraversate soprattutto dai loro mezzi militari, mentre la popolazione cercava di sopravvivere tra le macerie lasciate dai bombardamenti e una situazione ormai drammatica. L’Archivio Storico del Banco di Napoli ricostruisce quei giorni attraverso documenti e testimonianze dell’epoca.
E il 20 settembre segna un passaggio preciso.
Il giorno in cui la città cominciò a prepararsi
Dopo aver devastato diverse aree della periferia, le forze tedesche concentrarono la loro azione anche sul nucleo centrale della città.
Furono colpite strutture cittadine, sale cinematografiche, chiese, ospedali, impianti industriali e alberghi. Ma mentre la repressione aumentava, qualcosa cominciava a muoversi dall’altra parte.
I napoletani raccoglievano armi, le nascondevano e costruivano barricate.
Terriccio, cataste di legno, materiali recuperati per strada: tutto poteva diventare parte di una barriera. Non era ancora la rivolta aperta del 27 settembre, ma ne rappresentava uno dei passaggi preparatori.
La città si stava organizzando e lo faceva mentre i tedeschi intensificavano i rastrellamenti.
Napoli dopo l’8 settembre
La situazione era precipitata dopo l’annuncio dell’armistizio.
La reazione tedesca fu immediata. L’occupazione della città si fece sempre più pesante e alla popolazione furono imposti rastrellamenti, requisizioni e deportazioni.
La resistenza non nacque quindi improvvisamente il 27 settembre.
Secondo l’ANPI di Napoli, l’opposizione all’occupazione tedesca si sviluppò lungo tutto il mese di settembre, passando dalle prime reazioni di reparti militari alla disobbedienza civile e alla protezione degli uomini destinati alla deportazione. I rastrellamenti del 26 settembre rappresentarono poi il passaggio verso l’insurrezione collettiva.
Sette giorni dopo sarebbe esplosa la città
Il 20 settembre è dunque una data che precede di pochi giorni il momento in cui quella tensione sarebbe diventata combattimento.
Il 27 settembre iniziarono le Quattro Giornate vere e proprie. La popolazione insorse in diversi punti della città: uomini e donne, giovani e adulti, civili e militari parteciparono alla resistenza, combattendo nelle strade e dietro le barricate. Gli scontri continuarono fino al 30 settembre.
Il 1° ottobre, quando le truppe angloamericane arrivarono a Napoli, trovarono una città che era già riuscita a liberarsi dall’occupazione tedesca.
Prima delle armi, la scelta
Il 20 settembre merita di essere ricordato, perché racconta il momento prima della rivolta.
Quello in cui una popolazione ancora terrorizzata cominciò a trasformare la paura in organizzazione. In cui le armi venivano nascoste, le strade preparate, le barricate costruite. Una settimana prima prima che Napoli scendesse in guerra contro gli occupanti, la città aveva già scelto da che parte stare e quando arrivò il momento di combattere, non fu più possibile fermarla.










