Margaret Agata Spada aveva 22 anni, era originaria di Lentini e aveva raggiunto Roma insieme al fidanzato per sottoporsi a una rinoplastica parziale. Quel 4 novembre 2024 sarebbe dovuto essere il giorno in cui realizzare un desiderio. Tre giorni dopo, Margaret è morta. Oggi, a quasi due anni da quella tragedia, per la sua morte si apre il processo.
Il Gup di Roma ha rinviato a giudizio Marco Procopio e Marco Antonio Procopio, padre e figlio, chirurghi estetici accusati di omicidio colposo in ambito sanitario. Il processo inizierà il 9 marzo 2027 davanti alla Nona sezione collegiale del Tribunale di Roma.
I genitori di Margaret e il fidanzato, che quel giorno era con lei, sono stati ammessi come parti civili.
Il malore durante l’intervento
Margaret aveva scelto lo studio dei due medici all’Eur dopo averli conosciuti anche attraverso i social. L’intervento era una rinoplastica parziale.
Pochi minuti dopo l’inizio dell’operazione, però, la giovane si è sentita male ed è andata incontro a un arresto cardiocircolatorio. Dopo il trasferimento in ospedale, è rimasta ricoverata al Sant’Eugenio fino al 7 novembre 2024, quando è morta.
Da quel momento è iniziata l’inchiesta della Procura di Roma, che ha concentrato l’attenzione soprattutto sulla gestione dell’emergenza e sulle condizioni dello studio nel quale veniva eseguito l’intervento.
Sedici minuti prima della chiamata ai soccorsi
Uno degli elementi centrali dell’accusa riguarda il tempo trascorso prima della richiesta di soccorso.
Secondo la ricostruzione della Procura, sarebbero passati circa 15-16 minuti dal momento in cui Margaret ha accusato il malore alla chiamata al 118. Per l’accusa, quel ritardo avrebbe avuto un ruolo determinante nell’esito della vicenda.
Un altro punto dell’inchiesta riguarda il defibrillatore presente nello studio, che secondo gli accertamenti non sarebbe stato utilizzabile perché aveva le batterie scariche. La struttura, inoltre, sarebbe risultata priva delle autorizzazioni necessarie per lo svolgimento di attività chirurgica secondo quanto emerso dalle indagini dei Nas.
La Procura ha contestato inoltre ai medici il mancato rispetto di alcune prescrizioni relative alla preparazione della paziente, tra cui le indicazioni sul digiuno preoperatorio.
«Margaret si poteva salvare»
Dopo l’udienza, i genitori della giovane hanno parlato di una richiesta che li accompagna da quasi due anni: «Abbiamo sete di verità. Vogliamo giustizia».
Il loro legale, Alessandro Vinci, ha sostenuto che dagli atti dell’inchiesta emergerebbero elementi tali da ritenere che la morte della ragazza potesse essere evitata. Secondo quanto riferito dall’avvocato sulla base delle consulenze disposte dalla Procura, l’utilizzo del defibrillatore avrebbe potuto aumentare in maniera significativa le possibilità di sopravvivenza.
Si tratta, però, di contestazioni dell’accusa e valutazioni dei consulenti della Procura che dovranno essere sottoposte al contraddittorio nel processo. Ora, dal 9 marzo 2027, sarà un tribunale a ricostruire quei minuti e a stabilire cosa accadde davvero in quella stanza.











