Pochi mesi prima era stato assassinato Pio La Torre. Dieci giorni prima era stato ucciso il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il 13 settembre 1982 il Parlamento approvò la legge Rognoni-La Torre, introducendo per la prima volta nel codice penale il reato di associazione di tipo mafioso. Una legge destinata a cambiare per sempre la lotta alla criminalità organizzata.
Il 13 settembre 1982 venne approvata la legge 13 settembre 1982, n. 646, conosciuta come legge Rognoni-La Torre. Al suo interno c’era una norma destinata a diventare uno dei pilastri della legislazione antimafia italiana: l’articolo 416-bis del codice penale, che introduceva il reato di associazione di tipo mafioso.
Per la prima volta l’ordinamento italiano riconosceva giuridicamente una realtà che la cronaca e le indagini avevano già mostrato da tempo: la mafia non era soltanto una somma di singoli delitti.
Era un’organizzazione capace di esercitare potere.
Pio La Torre aveva già scritto quella legge
La storia del 416-bis comincia prima del 13 settembre 1982.
Il primo firmatario della proposta di legge da cui sarebbe nata la Rognoni-La Torre era Pio La Torre, deputato comunista e segretario regionale del PCI siciliano.
La proposta venne presentata alla Camera il 31 marzo 1980. L’obiettivo era colpire la mafia non soltanto attraverso i suoi singoli reati, ma nella sua struttura e nella sua capacità di accumulare ricchezza e potere.
Era un’intuizione destinata a cambiare la storia della legislazione antimafia, perché colpire soltanto chi materialmente commetteva un omicidio, un’estorsione o un traffico di droga significava intervenire sugli effetti.
La Torre aveva intuito che bisognava colpire anche l’organizzazione e soprattutto il patrimonio costruito attraverso le attività criminali, ma non avrebbe fatto in tempo a vedere approvata quella legge.
Il 30 aprile 1982 Pio La Torre viene assassinato
Il 30 aprile 1982, a Palermo, Pio La Torre viene assassinato insieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo.
La sua battaglia contro Cosa Nostra gli era costata la vita, la legge alla quale aveva lavorato, però, rimaneva sul tavolo del Parlamento e nei mesi successivi sarebbe diventata ancora più urgente.
Il delitto Dalla Chiesa e l’accelerazione dello Stato
Il 3 settembre 1982, appena dieci giorni prima dell’approvazione della legge, viene assassinato a Palermo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nominato prefetto del capoluogo siciliano pochi mesi prima.
Con lui vengono uccisi la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
La sequenza degli omicidi di La Torre e Dalla Chiesa segna un momento drammatico.
Il Parlamento accelera l’iter della normativa antimafia.
La stessa documentazione del Senato ricorda che l’approvazione della legge Rognoni-La Torre e l’istituzione della seconda Commissione parlamentare antimafia arrivarono nel 1982, dopo l’assassinio di La Torre e quello di Dalla Chiesa.
Il 13 settembre arriva così l’approvazione della legge.
Che cosa cambia con il 416-bis
Prima del 1982, nel codice penale non esisteva un’autonoma fattispecie di associazione di tipo mafioso.
La legge 646 introduce l’articolo 416-bis e definisce le caratteristiche attraverso le quali un’organizzazione criminale esercita il proprio potere.
Il punto centrale è il metodo mafioso: la capacità di avvalersi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere delitti, acquisire direttamente o indirettamente il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, oppure ottenere profitti o vantaggi ingiusti.
È una rivoluzione giuridica.
Lo Stato non deve più dimostrare soltanto che qualcuno ha commesso un determinato delitto.
Può contestare l’appartenenza a un’organizzazione che esercita il proprio potere attraverso il metodo mafioso.
È la differenza tra perseguire il singolo crimine e colpire la struttura criminale che rende possibili quei crimini.
Non soltanto carcere: la mafia viene colpita nei patrimoni
L’altra grande innovazione della Rognoni-La Torre riguarda il denaro.
La legge introduce strumenti di sequestro e confisca dei beni collegati alle organizzazioni mafiose e rafforza le misure di prevenzione patrimoniale.
È un cambio di prospettiva fondamentale, perché la mafia non vive soltanto di violenza, ma anche di denaro con il quale compra attività, influenza, consenso e potere.
La possibilità di aggredire i patrimoni significa quindi togliere alla criminalità organizzata una delle sue risorse fondamentali.
È il principio che negli anni successivi avrebbe consentito di trasformare beni sottratti alle organizzazioni criminali in beni destinati alla collettività.
Una legge nata nel sangue
C’è un elemento che rende il 13 settembre 1982 una data particolarmente significativa.
La legge porta il nome di Pio La Torre, l’uomo che l’aveva proposta e che era stato assassinato pochi mesi prima e arriva pochi giorni dopo l’omicidio di Dalla Chiesa.
Non è quindi soltanto una data legislativa.
È una risposta dello Stato a una stagione nella quale Cosa Nostra aveva dimostrato di essere disposta a colpire direttamente rappresentanti delle istituzioni e della politica.
Il 416-bis diventa così una delle risposte più importanti a quella sfida.
Da Palermo a tutta Italia
Nel tempo l’articolo 416-bis sarebbe diventato il perno della legislazione antimafia italiana.
Il Senato lo definisce ancora oggi l’“architrave della normativa antimafia vigente”.
La sua importanza supera infatti i confini della Sicilia.
Il metodo mafioso può essere applicato alle diverse forme di criminalità organizzata presenti in Italia: Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra e altre organizzazioni che presentino i requisiti previsti dalla norma ed è proprio questa capacità di individuare il metodo, più che il nome dell’organizzazione, ad aver reso il 416-bis uno strumento centrale nel contrasto alla criminalità organizzata.
Pio La Torre non vide quella legge
Pio La Torre non vide il giorno in cui il Parlamento approvò la sua proposta.
Non vide il 13 settembre, non vide l’entrata in vigore del 416-bis, avvenuta il 29 settembre 1982, ma la sua intuizione è rimasta.
La legge che porta il suo nome ha trasformato in norma dello Stato un principio semplice e potentissimo: la mafia non si combatte soltanto arrestando chi spara. Si combatte colpendo l’organizzazione, il metodo attraverso cui esercita il potere e la ricchezza attraverso cui quel potere si alimenta.
Quarant’anni dopo, il 416-bis continua a essere uno degli strumenti fondamentali della lotta alla criminalità organizzata.
Pio La Torre fu ucciso perché aveva intuito dove colpire la mafia. La legge arrivò pochi mesi dopo e quella intuizione, invece, non è mai stata uccisa.











