Castellammare di Stabia, 7 settembre 1981. Ciro Galli, indicato come uomo vicino a Raffaele Cutolo, viene assassinato. Il suo nome finisce dentro la guerra tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia. Per quel delitto viene accusata anche Pupetta Maresca, che nel 1985 sarà assolta per insufficienza di prove.
Il 7 settembre 1981 non è soltanto una data, ma uno dei giorni topici di una guerra che in quegli anni insanguina Napoli e la provincia, che attraversa le carceri, arriva nelle strade, colpisce uomini dei clan ma anche persone finite dentro una spirale di vendette e ritorsioni.
È la guerra tra la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la galassia di gruppi che si riuniscono nella Nuova Famiglia.
In quel clima, il 7 settembre viene ucciso Ciro Galli, indicato dalle fonti come uomo vicino a Cutolo. Il delitto viene consumato a Castellammare di Stabia e viene ricondotto alla logica delle vendette trasversali che caratterizzarono quella stagione, ma il nome di Galli diventerà noto anche per un altro motivo. Nella sua morte finirà coinvolta giudiziariamente una delle figure più conosciute e controverse della camorra campana: Assunta Maresca, Pupetta.
La guerra che divide la camorra
Raffaele Cutolo aveva costruito in carcere una struttura criminale nuova, la Nuova Camorra Organizzata, riuscendo progressivamente a espandere la propria influenza.
La sua crescita provocò la reazione degli altri gruppi criminali campani.
Nacque così la Nuova Famiglia, un’alleanza che riuniva clan e boss contrapposti a Cutolo.
La conseguenza fu una guerra di una ferocia senza precedenti.
I numeri restituiscono la dimensione della mattanza: gli omicidi nel territorio napoletano passarono dai 71 del 1979 ai 134 del 1980 e arrivarono a 193 nel 1981. Negli anni successivi il bilancio sarebbe diventato ancora più pesante.
È dentro questo scenario che va collocato il delitto di Ciro Galli.
Non un omicidio isolato, ma un episodio inserito in una catena di sangue che, proprio nei primi giorni di settembre del 1981, sembra non conoscere tregua.
Il 3 settembre vengono registrati diversi omicidi. Il 6 settembre viene ucciso Salvatore Tamarisco. Il giorno dopo tocca a Galli.
Quattro giorni più tardi, l’11 settembre, a Torre Annunziata, vengono assassinati Salvatore Montella e Carlo Umberto Cirillo, in un’altra azione ricondotta alla guerra contro i cutoliani.
Era una sequenza quasi quotidiana, un morto generava un altro morto, un’alleanza produceva una vendetta.
Ciro Galli, un uomo di Cutolo
Galli viene era un uomo vicino a Cutolo e lavorava come impiegato dei cantieri navali di Massa Carrara. Il suo omicidio viene descritto come una vendetta trasversale maturata nella contrapposizione tra le due fazioni.
Intorno a quel delitto si sviluppa presto un’altra storia giudiziaria, quella di Pupetta Maresca.
L’accusa contro Pupetta
Assunta Maresca non era una figura marginale della criminalità campana.
Era già diventata famosa negli anni Cinquanta dopo l’omicidio di Antonio Esposito, ritenuto il mandante dell’assassinio del marito Pasquale Simonetti, conosciuto come Pascalone ‘e Nola.
Dopo anni di carcere e una vita segnata dalla criminalità, negli anni Settanta si era legata a Umberto Ammaturo, personaggio destinato ad avere un ruolo importante negli equilibri criminali campani.
Quando esplode la guerra tra Cutolo e i suoi avversari, Pupetta si trova così dentro uno scenario nel quale vecchie e nuove alleanze si sovrappongono.
Nel caso dell’omicidio Galli, la Procura arrivò ad accusarla di essere la mandante.
Secondo l’accusa, avrebbe organizzato l’eliminazione dell’uomo vicino a Cutolo e avrebbe fatto ricorso a dei killer.
Il pubblico ministero arrivò a chiedere per lei la pena dell’ergastolo, ma la storia giudiziaria non finì con una condanna.
L’assoluzione
Nel 1985 Pupetta Maresca fu assolta per insufficienza di prove dall’accusa relativa all’omicidio di Ciro Galli.
La vicenda giudiziaria non cancellò però il peso che quel delitto ebbe nella narrazione della guerra di camorra.
Anzi, il nome di Galli rimase legato alla contrapposizione tra Cutolo e i suoi nemici e alla figura di quella donna che, negli anni successivi, avrebbe trasformato la propria ostilità verso il boss della NCO in una sfida pubblica.
«Mi ritengo affiliata alla Nuova Famiglia»
Il momento arriva il 13 febbraio 1982.
Pupetta convoca i giornalisti e pronuncia una dichiarazione destinata a diventare una delle più celebri della storia della camorra contemporanea.
Parlando della Nuova Famiglia e della sua opposizione a Cutolo, dichiara: «Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione».
È una presa di posizione pubblica, un guanto di sfida lanciato davanti ai giornalisti.
A quel punto Pupetta non è più soltanto la donna diventata famosa per aver vendicato il marito negli anni Cinquanta, diventa uno dei volti simbolici dell’opposizione a Cutolo.
Una figura controversa, certamente, ma anche un personaggio che permette di comprendere quanto la camorra di quegli anni fosse diversa da quella che conosciamo oggi: clan, famiglie, alleanze, vendette personali e interessi criminali si intrecciavano in una guerra permanente.
Una mattanza che non risparmiava nessuno
Il 7 settembre 1981, mentre Ciro Galli veniva assassinato, la guerra era ancora lontana dal suo epilogo.
La Nuova Camorra Organizzata di Cutolo avrebbe continuato a combattere contro la Nuova Famiglia, gli omicidi si sarebbero moltiplicati.
Il 1982 avrebbe registrato 237 vittime, il 1983 addirittura 238, prima del calo del 1984.
Numeri che raccontano meglio di qualsiasi fotografia cosa significasse vivere nella Campania di quegli anni.
Quarantacinque anni dopo
L’omicidio di Ciro Galli racconta un momento nel quale la camorra non era soltanto un fenomeno criminale, ma era promotrice e fautrice di una guerra sanguinaria per il controllo del territorio, degli affari, delle alleanze e del potere.
Una guerra che trasformò Napoli e la sua provincia in un enorme campo di battaglia.










