• Redazione
  • Contatti
  • AD
  • I’m Napolitan
  • Accedi
lunedì, 5 Ottobre, 2026
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Napolitan - Il nuovo modo di leggere Napoli

Il nuovo modo di leggere napoli

  • News
  • Cronaca
  • Arte & Spettacolo
  • Musica
  • Napolitan by Night
  • Non solo hobby
  • Foto
  • Da Sud a Sud
  • Fratelli d’Italia
  • Fenomeni Virali
  • News
  • Cronaca
  • Arte & Spettacolo
  • Musica
  • Napolitan by Night
  • Non solo hobby
  • Foto
  • Da Sud a Sud
  • Fratelli d’Italia
  • Fenomeni Virali
Napolitan - Il nuovo modo di leggere Napoli
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

«Quanto vale la vita di un figlio in Italia?». Il padre di Donato a Parlamento e giudici: «Non chiediamo vendetta, ma giustizia»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
6 Settembre, 2026
in In evidenza, News
0
“Ogni nuova udienza è una ferita che si riapre”: il dolore della famiglia di Donato Monopoli in vista dell’Appello bis
Share on FacebookShare on Twitter

Dopo la nuova riduzione delle pene per i due condannati per la morte di Donato Monopoli, Giuseppe Monopoli rompe ancora una volta il silenzio. In una lettera aperta si rivolge ai parlamentari, ai giudici e alle istituzioni: «C’è un parlamentare che abbia il coraggio di metterci la faccia?»

ADVERTISEMENT

Ci sono dolori che il tempo non cancella.

Li rende soltanto più difficili da raccontare.

Per Giuseppe Monopoli, però, raccontare la storia di suo figlio Donato è diventato anche un modo per continuare a chiedere giustizia.

Donato aveva 26 anni. È morto nel maggio del 2019, dopo sette mesi di agonia in ospedale, in seguito a un violento pestaggio avvenuto nell’ottobre del 2018 all’esterno di una discoteca di Foggia.

Quasi otto anni dopo quella notte, la famiglia è ancora dentro una vicenda giudiziaria che sembra non trovare una conclusione.

E oggi il padre decide di rivolgersi direttamente a chi quelle regole le scrive, le interpreta e le applica.

Parlamentari. Giudici. Istituzioni.

A loro Giuseppe Monopoli affida una domanda che attraversa tutta la sua lettera:

«Quanto vale la vita di un figlio in Italia?»

Sette mesi tra la vita e la morte

Per comprendere la rabbia e il dolore di Giuseppe bisogna tornare a quella notte.

È il 6 ottobre 2018. Donato si trova in una discoteca alla periferia di Foggia.

Secondo quanto ricostruito nel processo, interviene per cercare di mettere fine a una lite che aveva coinvolto un suo amico. Viene aggredito e colpito violentemente.

Riporta un gravissimo trauma cranico e viene trasferito in ospedale.

Per la famiglia comincia un incubo destinato a durare mesi.

Donato resta in coma.

Sette mesi trascorsi accanto a quel letto, aggrappati alla speranza di un miglioramento, a un respiro, a un segnale.

Poi, nel maggio del 2019, il cuore di Donato si ferma.

Aveva soltanto 26 anni.

La ricostruzione processuale della vicenda è stata al centro di un lungo contenzioso giudiziario. Nel primo processo i due imputati, Francesco Stallone e Michele Verderosa, furono condannati rispettivamente a 15 anni e 6 mesi e a 11 anni e 4 mesi.

Dall’omicidio volontario all’omicidio preterintenzionale

La vicenda giudiziaria ha successivamente preso una strada diversa.

Nel processo d’appello, nel maggio 2024, la Corte d’Assise d’Appello di Bari derubricò il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, riducendo le pene a 10 anni per Stallone e 7 anni per Verderosa.

Poi è arrivata la Cassazione.

Nel febbraio 2025 la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza d’appello, disponendo un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Bari.

Per la famiglia Monopoli è ricominciato tutto.

Un altro processo.

Altre udienze.

Altri ricordi.

Altra attesa.

«Ogni nuova udienza è una ferita che si riapre», aveva scritto Giuseppe in una precedente lettera aperta alla vigilia dell’appello bis.

E poi una nuova riduzione delle pene

Il 13 luglio 2026 è arrivata la nuova sentenza.

La Corte d’Appello di Bari ha confermato l’omicidio preterintenzionale, ma ha ulteriormente ridotto le pene: 7 anni e 2 mesi per Francesco Stallone e 4 anni, 11 mesi e 20 giorni per Michele Verderosa.

Una decisione che ha provocato la durissima reazione della famiglia.

«Il vero ergastolo è il nostro», hanno denunciato i genitori, sottolineando che per Donato non esistono sconti, permessi o possibilità di tornare a casa.

La famiglia ha annunciato un nuovo ricorso in Cassazione.

E Giuseppe ha deciso di rivolgersi direttamente alle istituzioni.

«Vi scrivo da padre»

La nuova lettera comincia così: «Mi rivolgo a voi, Onorevoli Parlamentari che scrivete le leggi, e a voi, Giudici che le applicate nei tribunali in nome del popolo italiano».

Non è soltanto una contestazione nei confronti di una sentenza.

È soprattutto la testimonianza di un padre.

Giuseppe racconta quei sette mesi trascorsi accanto al letto del figlio, sospeso tra la speranza e la paura.

Racconta di aver visto Donato soffrire e di averlo accompagnato fino alla fine.

Ed è proprio questo il punto sul quale concentra la sua denuncia: la distanza che, secondo lui, esiste tra ciò che una famiglia vive e ciò che poi accade nelle aule di tribunale.

Per un padre non esistono formule giuridiche capaci di descrivere sette mesi di agonia.

Non esistono attenuanti che possano cancellare una sedia vuota a tavola.

Non esiste una sentenza che possa restituire un figlio.

«C’è un parlamentare che abbia il coraggio di metterci la faccia?»

La parte più dura della lettera è quella rivolta alla politica.

Giuseppe chiede ai parlamentari di non limitarsi alle dichiarazioni sulla sicurezza quando accade una tragedia.

Chiede che qualcuno raccolga concretamente la storia di Donato e quella di tante altre vittime di violenza.

La domanda è diretta:

«C’è un parlamentare che abbia il coraggio di metterci la faccia?»

Il padre chiede che la vicenda arrivi dentro le aule del Parlamento e che possa diventare l’occasione per discutere delle norme che regolano questi reati, delle attenuanti, delle pene e soprattutto della tutela delle vittime e delle loro famiglie.

Non parla di vendetta.

Anzi, lo precisa con forza.

«Io non sto chiedendo vendetta», scrive.

Chiede che le istituzioni riconoscano quello che considera un problema del sistema.

«Perché il diritto alla difesa deve trasformarsi nella minimizzazione dell’accaduto?»

È una delle domande più dure contenute nell’appello.

Giuseppe non mette in discussione il diritto alla difesa, principio fondamentale dello Stato di diritto.

Ma chiede se, nel bilanciamento tra i diritti dell’imputato e quelli delle vittime, la famiglia di chi è morto non rischi di diventare invisibile.

È questa la sua denuncia.

Il dolore dei genitori, sostiene, non può essere considerato una semplice conseguenza emotiva di un procedimento giudiziario.

Perché dietro ogni fascicolo c’è una persona.

E dietro ogni vittima c’è una famiglia che continuerà a convivere con quella perdita per tutta la vita.

«Mio figlio Donato non torna più»

La frase più drammatica arriva quasi alla fine della lettera.

Giuseppe sa che nessuna sentenza potrà riportare Donato a casa.

Sa che il tempo trascorso non può essere restituito.

Sa che quella sedia vuota resterà vuota.

Ma proprio per questo chiede che la morte di suo figlio non diventi soltanto una pratica giudiziaria destinata a chiudersi con una sentenza.

Chiede che diventi una domanda rivolta allo Stato.

Una domanda che riguarda tutti.

«Mio figlio Donato non torna più. Nessuna sentenza me lo restituirà. Ma finché avrò fiato, pretenderò che lo Stato risponda a questa domanda: quanto vale la vita di un figlio in Italia?»

È questo il punto dal quale Giuseppe Monopoli non intende arretrare.

La famiglia ha già annunciato che continuerà a battersi in Cassazione. Dopo la sentenza dell’appello bis, il padre ha ribadito che la battaglia giudiziaria non è finita.

Otto anni dopo quella notte, Donato non può più parlare.

A farlo è suo padre.

E lo fa non soltanto per lui.

Ma per tutti quei genitori che, dopo aver perso un figlio, si ritrovano a chiedersi se la giustizia sia davvero riuscita a dare un peso alla vita che hanno perso.

«Quanto vale la vita di un figlio in Italia?»

È una domanda che Giuseppe Monopoli consegna alla politica, alla magistratura e alle istituzioni, ma, prima ancora, alla coscienza di un intero Paese.

Tags: appello biscassazionecerignolacronacaDonato MonopolifoggiaGiuseppe Monopoligiustiziapestaggioprocesso Donato Monopolisicurezzaviolenzavittime di violenza
ADVERTISEMENT
Prec.

«Sono un padre distrutto»: l’appello del papà di Lorena a Mattarella e Meloni dopo il femminicidio

Succ.

Travolti mentre sono in bici sulla Domiziana: un ragazzo muore, l’amico è gravissimo

Può interessarti

Caivano, nuovo incidente nello stabilimento di vernici: a fuoco sostanze chimiche
Cronaca

Caivano, nuovo incidente nello stabilimento di vernici: a fuoco sostanze chimiche

4 Ottobre, 2026
Operaio morto a Caivano, trovato ferito in strada: lavorava sul tetto di un capannone
Cronaca

Operaio morto a Caivano, trovato ferito in strada: lavorava sul tetto di un capannone

4 Ottobre, 2026
Il ruolo delle madri, omicidi, minacce, estorsioni: la sintesi dell’inchiesta che ha decapitato i clan di Ponticelli
Cronaca

Ponticelli, due anni senza un blitz: dagli arresti del 2024 a una lunga scia di agguati

3 Ottobre, 2026
Maurizio Agricola promosso Prefetto: lascia la Questura di Napoli e va a Castel Volturno
News

Maurizio Agricola promosso Prefetto: lascia la Questura di Napoli e va a Castel Volturno

3 Ottobre, 2026
Scoperta scientifica al centro di polemiche: embrioni umani modificati geneticamente
Cronaca

Napoli, bimba nata da un embrione non della coppia: chiesto un risarcimento da 540mila euro

3 Ottobre, 2026
Manfredi, cinque anni da sindaco di Napoli: il bilancio e la sfida del 2027
In evidenza

Manfredi, cinque anni da sindaco di Napoli: il bilancio e la sfida del 2027

3 Ottobre, 2026
Succ.
Ennesima aggressione agli operatori del 118: ambulanza costretta a caricare un cadavere a Barra

Travolti mentre sono in bici sulla Domiziana: un ragazzo muore, l’amico è gravissimo

Ultimi Articoli

Libellula Lab 4.0: l’agenzia AI Marketing di Napoli che aiuta le aziende a farsi trovare su Google e nei motori di ricerca con intelligenza artificiale 

Libellula Lab 4.0: l’agenzia AI Marketing di Napoli che aiuta le aziende a farsi trovare su Google e nei motori di ricerca con intelligenza artificiale 

di Redazione Napolitan
5 Ottobre, 2026
0

Il nuovo scenario della visibilità digitale  Nel nuovo scenario digitale, essere presenti online non significa più soltanto avere un sito web o pubblicare contenuti sui social. Oggi le aziende devono essere riconoscibili, autorevoli e facilmente intercettabili non solo da Google, ma anche dai motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale, dalle piattaforme conversazionali e dagli strumenti che aggregano risposte, fonti e contenuti in tempo reale.  In questo contesto si inserisce Libellula Lab 4.0, agenzia AI-first...

Sospetto morso di vipera, 11enne trasferito in eliambulanza al Santobono di Napoli

Sospetto morso di vipera, 11enne trasferito in eliambulanza al Santobono di Napoli

di Redazione Napolitan
4 Ottobre, 2026
0

Il bambino, 11 anni, è di Moio della Civitella. Ricoverato al San Luca di Vallo della Lucania, è stato trasferito...

Caivano, nuovo incidente nello stabilimento di vernici: a fuoco sostanze chimiche

Caivano, nuovo incidente nello stabilimento di vernici: a fuoco sostanze chimiche

di Redazione Napolitan
4 Ottobre, 2026
0

Nuovo episodio alla PPG Industries nella zona Asi di Caivano, già interessata nelle scorse settimane da una fuoriuscita di sostanze...

Operaio morto a Caivano, trovato ferito in strada: lavorava sul tetto di un capannone

Operaio morto a Caivano, trovato ferito in strada: lavorava sul tetto di un capannone

di Redazione Napolitan
4 Ottobre, 2026
0

Salvatore Calignano, 61 anni, è morto all’Ospedale del Mare dopo essere stato trovato gravemente ferito in una strada isolata. La...

Facebook Twitter Youtube
  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy and Cookie Policy
  • AD
Napolitan è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Nola n.° 9 del 23/12/2014. Iscrizione al Registro degli Operatori per la Comunicazione n. 24695

© 2022 Napolitan.it | Tutti i diritti riservati

Bentornato!

Accedi al tuo account

Hai dimenticato la password?

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o email per recuperare la password

Accedi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • News
  • Cronaca
  • Arte & Spettacolo
  • Musica
  • Napolitan by Night
  • Non solo hobby
  • Foto
  • Da Sud a Sud
  • Fratelli d’Italia
  • Fenomeni Virali

© 2022 Napolitan.it | Tutti i diritti riservati

Vuoi sbloccare questo post?
Contenuti da sbloccare rimanenti. : 0
Sei sicuro che vuoi cancellare questo abbonamento?