Una pausa cardiaca di 25 secondi individuata grazie al monitoraggio a distanza. Il piccolo, seguito al Santobono per episodi di perdita di coscienza, è stato trasferito al Monaldi e sottoposto all’impianto di un pacemaker epicardico. Conenna: «La telemedicina può fare la differenza». Iervolino: «Risultato frutto di un autentico lavoro di squadra».
Venticinque secondi. Un tempo che, in un adulto, rappresenterebbe già un segnale di estrema gravità e che, in un bambino di appena tre anni, assume un significato ancora più drammatico. È proprio una pausa cardiaca di 25 secondi, registrata da un dispositivo impiantato tre mesi prima e individuata grazie alla telemedicina, ad aver permesso ai medici del Santobono di comprendere l’origine dei ripetuti episodi di perdita di coscienza del piccolo e di intervenire rapidamente.
La vicenda rappresenta un esempio concreto di come il monitoraggio cardiologico a distanza possa diventare uno strumento decisivo nella diagnosi precoce e nella sicurezza delle cure pediatriche.
La diagnosi grazie al monitoraggio continuo del cuore
Il bambino era seguito dall’équipe di Giangiacomo Di Nardo, responsabile della Cardiologia Pediatrica dell’AORN Santobono Pausilipon IRCCS, a causa di episodi di perdita di coscienza che richiedevano accertamenti specialistici.
Tre mesi fa, presso l’ospedale pediatrico napoletano, era stato sottoposto all’impianto di un loop recorder, un dispositivo di ultima generazione progettato per registrare in maniera continuativa l’attività elettrica del cuore.
Si tratta di una tecnologia particolarmente utile nei casi in cui gli episodi di alterazione del ritmo cardiaco siano imprevedibili e difficili da documentare attraverso un normale elettrocardiogramma o un monitoraggio di breve durata.
Nel corso del monitoraggio è stato registrato un episodio estremamente significativo: un’asistolia della durata di 25 secondi.
Il dato è stato trasmesso attraverso il sistema di telemedicina e analizzato dai cardiologi del Santobono. Proprio quell’informazione ha permesso agli specialisti di collegare gli episodi di perdita di coscienza a una grave alterazione del ritmo cardiaco e di definire rapidamente il successivo percorso terapeutico.
Dal Santobono al Monaldi
Una volta individuata la problematica, è stato necessario procedere con un trattamento chirurgico.
Per questo il piccolo è stato trasferito presso l’Azienda Ospedaliera dei Colli – Monaldi, dove è presente una struttura specializzata nella gestione delle patologie cardiache pediatriche e nella cardiochirurgia pediatrica.
Il bambino è stato ricoverato presso la Cardiologia Pediatrica, diretta da Maria Giovanna Russo, e affidato agli specialisti Berardo Sarubbi, esperto di cardiopatie congenite e di aritmie congenite e familiari, e Sergio Filippelli, cardiochirurgo pediatrico.
L’équipe ha eseguito l’impianto di un pacemaker epicardico, una soluzione particolarmente indicata in determinate condizioni cliniche in età pediatrica.
L’intervento ha consentito di affrontare il grave problema del ritmo cardiaco individuato grazie al monitoraggio e di garantire al bambino una protezione adeguata rispetto al rischio associato alle pause cardiache.
La telemedicina come strumento di sicurezza
Il caso mette in evidenza il ruolo sempre più importante della telemedicina nella gestione dei pazienti pediatrici che necessitano di un controllo specialistico continuo.
In questo caso non è stato necessario attendere un nuovo episodio di perdita di coscienza in ospedale per comprendere cosa stesse accadendo. Il cuore del bambino è stato monitorato costantemente attraverso il loop recorder e il dato anomalo è arrivato direttamente agli specialisti attraverso il sistema di assistenza a distanza.
«Questo caso dimostra in maniera molto concreta quanto la telemedicina possa fare la differenza, soprattutto quando si parla di bambini che necessitano di un monitoraggio costante e altamente specialistico», sottolinea Rodolfo Conenna, direttore generale dell’AORN Santobono Pausilipon IRCCS.
«La possibilità di seguire a distanza i piccoli pazienti e intervenire tempestivamente di fronte a un dato anomalo – aggiunge – rappresenta un importante passo avanti nella qualità e nella sicurezza delle cure».
La collaborazione tra Santobono e Monaldi
La gestione del caso ha richiesto la collaborazione tra due realtà ospedaliere napoletane altamente specializzate.
Il Santobono ha seguito il bambino nella fase diagnostica e nel monitoraggio, individuando attraverso la telemedicina l’alterazione cardiaca, mentre il Monaldi ha preso in carico il piccolo per la fase chirurgica e per il trattamento della grave aritmia.
Un percorso che, secondo i vertici delle due aziende, dimostra l’importanza di una rete ospedaliera capace di mettere in comune competenze e professionalità.
«Il risultato raggiunto è frutto di un autentico lavoro di squadra», evidenzia Anna Iervolino, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.
«Per la gestione di un caso così delicato è stata determinante la collaborazione tra aziende ospedaliere di alto profilo», aggiunge Iervolino, sottolineando il ruolo del team multidisciplinare del Monaldi, composto da cardiologi, aritmologi e cardiochirurghi pediatrici.
Un intervento tempestivo per un paziente molto piccolo
La storia del bambino racconta anche quanto sia complessa la gestione delle aritmie in età pediatrica.
A soli tre anni, episodi di perdita di coscienza possono avere molteplici cause. In questo caso, la possibilità di monitorare il cuore in maniera continuativa ha permesso di intercettare un evento che, diversamente, avrebbe potuto essere molto più difficile da documentare.
La registrazione di una pausa cardiaca di 25 secondi ha fornito ai medici un elemento diagnostico decisivo.
Da quel momento è stato possibile accelerare il percorso assistenziale: diagnosi, trasferimento in una struttura dotata delle competenze cardiochirurgiche necessarie e intervento.
Il caso rappresenta quindi un esempio concreto di integrazione tra tecnologia, telemedicina e alta specializzazione pediatrica, con due ospedali che hanno lavorato in sinergia per garantire al piccolo paziente il trattamento più appropriato.
Santobono e Monaldi, una rete al servizio dei bambini
La vicenda sottolinea infine il valore della collaborazione tra strutture sanitarie specialistiche del territorio napoletano.
Da una parte il Santobono, ospedale pediatrico di riferimento, con la Cardiologia Pediatrica impegnata nella diagnosi e nel monitoraggio delle patologie cardiache nei bambini. Dall’altra il Monaldi, centro di riferimento per le patologie cardiovascolari, con competenze specifiche anche nella cardiochirurgia pediatrica.
In mezzo, la tecnologia: un dispositivo capace di registrare continuamente l’attività elettrica del cuore e un sistema di telemedicina che ha consentito agli specialisti di ricevere e interpretare tempestivamente un segnale di allarme.
Vent’icinque secondi di pausa cardiaca hanno cambiato il percorso di cura di un bambino di tre anni. La tecnologia ha permesso di intercettarli. La competenza dei medici di interpretarli. La collaborazione tra Santobono e Monaldi di intervenire.
Ed è proprio questa integrazione tra diagnosi, tecnologia e lavoro di squadra ad aver permesso di trasformare un segnale invisibile nella vita quotidiana in una diagnosi e, soprattutto, in una possibilità concreta di cura.










