La Campania si conferma la regione italiana più colpita dall’illegalità ambientale lungo le coste. Il nuovo rapporto di Legambiente fotografa un quadro preoccupante: 4.002 reati nel 2025, 1.655 legati all’inquinamento e 1.166 al ciclo illegale del cemento.
La Campania resta al primo posto in Italia nella classifica dei reati contro il mare e le coste. È quanto emerge dalla nuova edizione di “Mare Monstrum 2026”, il rapporto di Legambiente che raccoglie ed elabora i dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto relativi al 2025.
Un primato tutt’altro che positivo, che racconta un territorio sottoposto a una pressione criminale ancora molto forte, tra scarichi illegali, mala depurazione, abusivismo edilizio, pesca illegale e violazioni delle norme sulla navigazione.
Nel 2025 in Campania sono stati accertati 4.002 reati, il dato più alto tra le 15 regioni costiere italiane. La Campania precede Puglia, Sicilia e Calabria e, insieme alle altre tre regioni a tradizionale presenza mafiosa, concentra il 53,6% dei reati complessivamente registrati lungo le coste italiane.
Il dato va letto anche alla luce della diminuzione nazionale delle contestazioni: in Italia nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati lungo le coste, il 20,4% in meno rispetto al 2024. Un calo che Legambiente invita però a interpretare con cautela, anche perché nello stesso periodo sono diminuiti di quasi il 20% i controlli effettuati sul territorio.
In Campania il problema numero uno è l’inquinamento
È soprattutto il capitolo dell’inquinamento a fotografare la situazione più critica.
A livello nazionale, nel 2025 questo settore ha fatto registrare 7.317 reati, diventando la principale forma di aggressione criminale agli ecosistemi marini e costieri.
E la Campania detiene un primato particolarmente pesante: 1.655 reati legati all’inquinamento, pari al 22,6% del totale nazionale.
Sono numeri che collocano la regione al primo posto anche per persone denunciate, arresti e sequestri in questo ambito: 1.516 persone denunciate, 33 arresti e 877 sequestri.
Dietro questi numeri ci sono soprattutto fenomeni legati alla gestione illegale dei rifiuti e alla mala depurazione, una delle emergenze storiche del territorio campano.
Il valore complessivo dei sequestri penali e amministrativi effettuati in Italia per questo tipo di reati ha sfiorato nel 2025 i 146 milioni di euro.
Il cemento illegale non arretra
Secondo fronte particolarmente delicato è quello del ciclo illegale del cemento.
Nel 2025 in Campania sono stati accertati 1.166 reati, pari al 18,8% del totale nazionale. Le persone denunciate sono state 1.386, mentre gli arresti sono stati due e i sequestri penali 197.
La Campania mantiene inoltre il primato nazionale per gli illeciti amministrativi, con 2.129 contestazioni, pari al 19% del totale italiano.
Il fenomeno comprende abusivismo edilizio, occupazioni illegali del demanio e altre violazioni che incidono direttamente sull’equilibrio delle aree costiere.
Un problema che assume un peso ancora maggiore considerando che nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – Campania, Puglia, Sicilia e Calabria – si concentra quasi il 57% dei reati legati al ciclo illegale del cemento.
Pesca illegale e assalto al mare
Non c’è soltanto il cemento.
La pesca illegale continua a rappresentare un’altra delle emergenze evidenziate dal rapporto. Nel 2025 a livello nazionale sono state denunciate 4.194 persone e sequestrati oltre 721mila chilogrammi di prodotti ittici, insieme a più di 11mila attrezzi da pesca.
La Campania non è invece al vertice della graduatoria nazionale per questo specifico fenomeno, guidata dalla Sicilia, ma il quadro complessivo contribuisce a delineare una pressione sempre più forte sulle risorse marine.
Crescono inoltre le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto. Anche in questo caso la Campania occupa il primo posto nazionale con 834 reati, davanti a Liguria e Sicilia.
30 illeciti al giorno
Considerando il complesso delle violazioni, il quadro campano assume dimensioni ancora più significative.
Alle 4.002 contestazioni penali si aggiungono infatti 4.744 illeciti amministrativi, per un totale di 8.746 violazioni.
Sono inoltre 4.087 le persone denunciate, 35 quelle arrestate e 1.094 i sequestri effettuati, secondo i dati riportati da Legambiente e rilanciati da ANSA.
In termini medi, si tratta di circa 30 illeciti al giorno.
Un numero che restituisce la dimensione di un fenomeno che non può essere ricondotto soltanto alla criminalità organizzata: riguarda comportamenti illegali, abusivismo, gestione dei rifiuti, scarichi, pesca e utilizzo del demanio che, sommati, producono un impatto enorme sull’ambiente e sull’economia legata al mare.
Un calo che non deve illudere
Il rapporto nazionale registra una diminuzione dei reati rispetto al 2024. Ma Legambiente invita a non interpretare automaticamente questo dato come un miglioramento strutturale.
Nel 2025 i controlli effettuati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto sono stati 750.828, il 19,8% in meno rispetto all’anno precedente.
Il rischio, quindi, è che una parte dell’apparente riduzione sia legata proprio alla minore attività di controllo.
«I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg», ha sottolineato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, chiedendo un rafforzamento dei controlli e interventi strutturali soprattutto sulla depurazione, sull’abusivismo e sulla tutela della biodiversità.
La Campania davanti a una sfida decisiva
Il dato di Mare Monstrum 2026 consegna dunque alla Campania una fotografia difficile da ignorare.
La regione che può contare su alcune delle coste più conosciute e attrattive del Mediterraneo continua a essere anche quella con il numero più alto di reati contro il mare.
Il problema non è soltanto ambientale. È economico, turistico e sociale.
Un mare inquinato, una costa occupata abusivamente, un depuratore che non funziona o una pesca condotta illegalmente significano infatti un danno che ricade sull’intera comunità.
Il mare campano rappresenta una delle principali ricchezze del territorio. Ma i numeri di Legambiente raccontano che, ancora oggi, quella ricchezza è sottoposta a un assalto continuo.
E il primato della Campania nella classifica di Mare Monstrum 2026 è soprattutto un campanello d’allarme: difendere il mare significa difendere una parte essenziale del futuro della regione.










