La carenza d’acqua e le alte temperature mettono sotto pressione le campagne campane. Dalla frutta al castagno, l’irrigazione diventa sempre più importante per evitare perdite di produzione e reddito. La Regione prevede anche per il 2026 strumenti di sostegno per i danni provocati dalla siccità.
Non è soltanto una questione di temperature record o di giornate senza pioggia.
Quando l’acqua comincia a mancare, il conto arriva nei campi, nei frutteti, nei boschi e nelle aziende agricole. E anche la Campania deve fare i conti con gli effetti di periodi sempre più caldi e siccitosi, in uno scenario climatico che rende l’acqua una risorsa sempre più preziosa.
La situazione regionale non viene descritta dalle autorità come un’unica emergenza uniforme su tutto il territorio, ma la siccità rappresenta comunque un rischio riconosciuto per le produzioni agricole. Lo dimostra anche il sistema di gestione dei danni previsto per il 2026: il Fondo mutualistico nazionale AgriCat copre, secondo determinati criteri, anche i danni alle produzioni provocati dalla siccità.
E proprio le indicazioni tecniche della Regione raccontano quanto la carenza d’acqua possa incidere sulle coltivazioni.
Il castagno tra le colture più esposte
Uno degli esempi più significativi riguarda il castagno, coltura particolarmente importante per diverse aree interne della Campania.
La Regione, nei disciplinari di produzione integrata aggiornati per il 2026, evidenzia che una siccità prolungata nei mesi di luglio e agosto, proprio nella fase in cui avviene l’accrescimento della polpa delle castagne, può comprometterne dimensione, peso e compattezza.
Il problema riguarda anche gli ibridi euro-giapponesi, che hanno esigenze idriche maggiori rispetto al castagno europeo.
Non si tratta quindi soltanto di avere meno acqua a disposizione.
Una pianta sottoposta a stress idrico può produrre frutti più piccoli e di qualità inferiore, con conseguenze dirette sul reddito degli agricoltori.
Quando l’acqua diventa un costo
In una stagione particolarmente siccitosa, l’acqua che normalmente arriverebbe dal cielo deve essere sostituita, quando possibile, dall’irrigazione.
La stessa Regione prevede infatti la possibilità di ricorrere all’irrigazione di soccorso quando questa diventa necessaria per evitare la perdita o una pesante riduzione del reddito agricolo. Gli interventi devono essere documentati e giustificati attraverso bollettini agrometeorologici o altre evidenze oggettive.
Per gli agricoltori questo significa sostenere costi aggiuntivi proprio nel momento in cui le produzioni rischiano di diminuire.
Acqua, energia, carburante e manodopera diventano così ulteriori voci di spesa.
E il rischio è che un raccolto ridotto si accompagni a costi di produzione più elevati.
Non solo meno raccolti: anche la qualità può risentirne
Lo stress provocato dalla mancanza d’acqua non si traduce necessariamente soltanto nella perdita totale di una coltura.
In molti casi il problema può essere una riduzione della qualità e della pezzatura dei prodotti, con conseguenze sul valore commerciale.
È un meccanismo particolarmente delicato per le produzioni agricole campane, dove molte colture hanno un forte legame con il territorio e con le caratteristiche qualitative del prodotto.
La scarsità idrica può quindi trasformarsi in un problema economico lungo tutta la filiera: dal produttore al mercato.
Il rischio incendi
La siccità ha anche un’altra conseguenza: aumenta la vulnerabilità della vegetazione agli incendi.
In Campania, dal 15 giugno al 30 settembre 2026, è stato dichiarato lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi. La Regione ha sottolineato che la quasi totalità degli incendi è riconducibile a comportamenti umani, spesso imprudenti o negligenti, ma le condizioni ambientali determinate da caldo e aridità possono rendere più difficile il controllo delle fiamme e aumentare la vulnerabilità della vegetazione.
Il rischio riguarda in particolare le aree boschive e rurali, dove un incendio può provocare danni ambientali ed economici enormi.
La siccità non arriva sempre allo stesso modo
Uno degli aspetti più importanti da comprendere è che parlare di siccità non significa necessariamente immaginare una Campania completamente senz’acqua.
Le condizioni possono cambiare molto da una zona all’altra e da una coltura all’altra.
Per questo la Regione mantiene una rete di monitoraggio agrometeorologico e fitosanitario distribuita nelle province di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno, con osservazioni sulle principali coltivazioni. I bollettini regionali vengono pubblicati con cadenza settimanale durante la stagione agricola proprio per fornire indicazioni sullo stato delle colture e sulle condizioni ambientali.
Il problema, dunque, non è soltanto quanta acqua cade complessivamente in un anno, ma quando cade, dove cade e per quanto tempo manca durante le fasi più delicate della crescita delle piante.
AgriCat, previsto un sostegno anche per i danni da siccità
Per le aziende agricole colpite dagli eventi estremi esiste anche un sistema di protezione economica.
La Regione Campania ha comunicato che nel 2026 il Fondo mutualistico nazionale AgriCat copre parzialmente, secondo criteri specifici, i danni catastrofali alle produzioni agricole provocati anche dalla siccità, oltre che da alluvioni, gelo e brina. Le denunce relative ai danni da siccità devono essere presentate attraverso la piattaforma MyAgriCat secondo le modalità previste dal fondo.
È un segnale importante perché riconosce ufficialmente la siccità tra gli eventi capaci di provocare danni catastrofali alle produzioni, ma gli indennizzi possono soltanto intervenire dopo il danno.
La sfida dell’acqua
La Campania si trova davanti a una questione che non riguarda soltanto questa estate, le modificazioni del clima stanno rendendo sempre più importante la capacità di gestire una risorsa che non può essere considerata infinita.
Per l’agricoltura significa investire nell’efficienza dell’irrigazione, nella manutenzione delle reti, nella raccolta e nella conservazione dell’acqua, ma anche scegliere colture e tecniche capaci di adattarsi a periodi più lunghi di stress idrico.
La mancanza d’acqua si tra traducendo in una perdita economica, la vera emergenza, dunque, non è soltanto quella che si vede quando un campo è ormai secco.










