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Caro carburanti, la UIL Campania lancia l’allarme: «Basta far pagare il conto a famiglie e imprese»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Agosto, 2026
in News
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Bonus benzina: a chi spetta e come richiederlo
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In Campania i rincari dei carburanti potrebbero pesare per 89 milioni di euro al mese. La UIL: «Si rischia di creare una vera e propria tassa sull’economia reale». Chiesti interventi su accise, fiscalità energetica e sostegni alle imprese

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Il caro carburanti rischia di trasformarsi in un conto sempre più pesante per famiglie e imprese campane. Non soltanto perché fare il pieno costa di più, ma perché l’aumento del prezzo di benzina e gasolio si trasferisce lungo tutta la filiera: dal trasporto delle materie prime alla consegna delle merci, dalla logistica ai costi di produzione, fino al prezzo finale dei beni acquistati dai consumatori.

A lanciare l’allarme sono i segretari regionali della UIL Campania, Massimo Sabatino e Salvatore Cosentino, secondo i quali il costo dei carburanti non può diventare «un ulteriore peso su famiglie, lavoro e impresa». Il rischio, denunciano, è quello di trasformare il carburante in una vera e propria «tassa sull’economia reale».

In Campania 89 milioni di euro in più al mese

A dare la misura dell’impatto dei rincari sono anche le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

A parità di consumi rispetto al 2025, in Campania il caro carburanti potrebbe produrre nel 2026 un aggravio economico di circa 89 milioni di euro al mese. L’incremento rispetto allo scorso anno è stimato nel 21,3%, uno dei valori più elevati tra le regioni italiane.

A livello nazionale, la CGIA stima invece un impatto complessivo di 13,6 miliardi di euro in più nell’intero 2026, pari a un aumento del 20,4% rispetto all’anno precedente.

Numeri che aiutano a comprendere perché il problema non riguardi soltanto gli automobilisti.

Dal pieno alla spesa: l’effetto domino

Quando aumenta il costo del carburante, infatti, il primo effetto è immediatamente visibile al distributore.

Ma quello è soltanto l’inizio.

Un camion che percorre centinaia di chilometri per trasportare alimenti sostiene costi maggiori. Lo stesso accade per chi consegna merci, per le aziende che movimentano materiali, per gli agricoltori che utilizzano mezzi agricoli e per le imprese che dipendono dalla logistica.

Il maggiore costo del trasporto può quindi finire nel prezzo finale dei prodotti.

È proprio questo effetto a catena che preoccupa la UIL Campania: il rincaro energetico rischia di incidere contemporaneamente sul bilancio delle famiglie e sulla competitività delle aziende.

Produzione industriale, un altro campanello d’allarme

A preoccupare il sindacato sono anche i dati sulla produzione.

Secondo i dati ISTAT citati dalla UIL Campania, ad aprile 2026 i prezzi alla produzione dell’industria sul mercato interno sono aumentati dell’8,8% su base annua.

Ancora più marcato l’incremento registrato dal comparto del coke e dei prodotti petroliferi raffinati, che nello stesso periodo ha segnato un aumento del 79,1%.

Per la UIL, si tratta di numeri che non possono essere ignorati perché gli aumenti dei costi energetici possono comprimere i margini delle aziende e, di conseguenza, incidere anche sull’occupazione.

«Serve un intervento urgente»

Di fronte a questo scenario, la UIL Campania chiede alla Regione di intervenire e propone una serie di misure.

Tra le richieste c’è un fondo anticrisi per carburanti ed energia, con un meccanismo automatico che possa scattare quando i prezzi superano determinate soglie, proteggendo le famiglie e i settori produttivi più esposti.

Il sindacato chiede inoltre una riforma della fiscalità sui carburanti, con maggiore trasparenza sul peso di accise e IVA, e strumenti che non finiscano per penalizzare ulteriormente lavoro e produzione.

Un credito d’imposta per le imprese più esposte

Tra le proposte avanzate c’è anche l’introduzione di un credito d’imposta temporaneo destinato alle aziende maggiormente colpite dall’aumento dei costi energetici.

La misura dovrebbe riguardare in particolare trasporti, logistica, agricoltura, edilizia e comparti manifatturieri ad alta intensità di movimentazione.

Sono settori nei quali il carburante non rappresenta una spesa accessoria, ma una componente indispensabile dell’attività quotidiana.

Per un’impresa di trasporto, per esempio, aumentare il prezzo del gasolio significa intervenire direttamente sui costi necessari per continuare a lavorare.

Il peso sulle famiglie

Ma a pagare il conto non sono soltanto le imprese.

Per le famiglie il caro carburanti significa innanzitutto un aumento delle spese per gli spostamenti quotidiani. Un peso particolarmente difficile da evitare per chi vive in aree nelle quali l’automobile è indispensabile per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola o svolgere le normali attività quotidiane.

E se agli aumenti diretti si aggiungono quelli indiretti, il conto può diventare ancora più pesante.

La famiglia paga il pieno più caro, ma rischia di pagare di più anche trasporti, alimenti e altri beni il cui prezzo risente dei maggiori costi di produzione e distribuzione.

Il Mezzogiorno tra i più esposti

La fotografia della CGIA mostra inoltre un impatto particolarmente significativo nel Mezzogiorno.

Dopo la Basilicata, che registra la stima percentuale più elevata, Campania e Puglia sono entrambe al +21,3% rispetto al 2025.

Per la Campania, gli 89 milioni di euro mensili stimati dalla CGIA rappresentano una cifra che rende evidente la portata del problema.

Non si tratta più soltanto della domanda del singolo automobilista che si trova davanti a un prezzo più alto alla pompa.

È un problema che coinvolge famiglie, lavoratori, aziende e intere filiere produttive.

«Serve un piano industriale ed energetico per la Campania»

La UIL chiede infine maggiori controlli sulla formazione dei prezzi e sulle ricadute degli aumenti sui beni di prima necessità.

L’obiettivo, secondo il sindacato, dovrebbe essere quello di evitare che l’emergenza energetica venga semplicemente trasferita sui cittadini e sulle imprese.

Per questo viene sollecitata anche la definizione di un piano industriale ed energetico per la Campania, capace di affrontare il problema non soltanto nell’immediato, ma con una strategia di lungo periodo.

Perché il prezzo del carburante non resta mai soltanto scritto sul display di un distributore.

Entra nei costi di un camion, in quelli di un’impresa agricola, nel prezzo di una consegna e, alla fine, anche nello scontrino della spesa.

Ed è proprio questa la preoccupazione della UIL Campania: che il caro carburanti finisca per diventare una tassa invisibile, pagata ogni giorno da chi lavora, produce e consuma.

Tags: benzina Campaniabenzina Napolicaro carburanticaro energiaCGIAdiesel Campaniaeconomia Campaniafamigliegasolioimpreseinflazioneprezzi carburantirincariUIL Campania
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