Maxi operazione della Guardia di Finanza a Mugnano di Napoli: sequestrati oltre 2,1 milioni di euro in contanti, 70 fabbricati, 11 terreni, auto, motocicli e orologi di lusso. Quattordici persone fisiche e giuridiche coinvolte nell’inchiesta su una presunta frode fiscale nel commercio all’ingrosso di prodotti ittici.
Quasi due milioni di euro nascosti in un soppalco sopra le celle frigorifere, altro denaro occultato in una cassettiera e negli armadietti di uno spogliatoio. È quanto hanno scoperto i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli durante una serie di perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta su una presunta frode sull’Iva nel commercio all’ingrosso di pesce.
Il denaro era custodito nella sede di una società a Mugnano di Napoli. Qui sono stati trovati 1.973.380 euro in contanti, parte dei complessivi 2.190.878 euro sequestrati nel corso dell’operazione. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Napoli, riguarda un patrimonio complessivo superiore a 17,6 milioni di euro.
Sigilli a ville, appartamenti, terreni e orologi di lusso
Le perquisizioni, avviate il 14 ottobre, hanno portato al sequestro preventivo di un ingente patrimonio immobiliare, mobiliare e finanziario riconducibile a 14 persone fisiche e giuridiche coinvolte, a vario titolo, nel procedimento.
Nel dettaglio, i finanzieri hanno posto sotto sequestro: 70 fabbricati, tra cui appartamenti, box auto e ville in costruzione; 11 terreni; 2 autovetture e 3 motocicli;4 orologi di lusso e diversi monili in oro; quote societarie e disponibilità finanziarie sui conti correnti dei destinatari del provvedimento.
Ulteriori somme di denaro sono state rinvenute in altri immobili e attività commerciali interessati dalle operazioni.
Il sistema ipotizzato per evadere l’Iva sul pesce
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli, III Sezione Criminalità economica, con il procuratore aggiunto Alessandro Milita e il pubblico ministero Valentina Maisto, avrebbe ricostruito l’attività di un gruppo operativo nelle province di Napoli, Caserta, Avellino, Rimini e Milano.
Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema sarebbe stato finalizzato a evadere l’Iva attraverso operazioni commerciali nel settore ittico. Tra i prodotti interessati figurerebbero salmone, tonno, orate e spigole, acquistati in Grecia, Svezia e Spagna e successivamente rivenduti in Italia, anche alle pescherie.
Il meccanismo contestato si sarebbe basato sull’interposizione di cosiddette società cartiere tra i fornitori esteri e le imprese impegnate nel commercio all’ingrosso. Queste società avrebbero omesso di versare le imposte dovute, permettendo alle altre imprese coinvolte di beneficiare del sistema fraudolento.
Anche finanziamenti garantiti dallo Stato tra le contestazioni
Secondo gli inquirenti, le società coinvolte sarebbero state utilizzate anche per ottenere indebitamente finanziamenti bancari garantiti dallo Stato, attraverso bilanci falsi e dichiarazioni non veritiere.
I proventi delle attività contestate sarebbero stati successivamente reinvestiti in attività commerciali e immobiliari. È proprio il patrimonio accumulato, insieme alle disponibilità finanziarie, a essere finito nel mirino del provvedimento di sequestro.
Le accuse formulate a vario titolo comprendono reati tributari, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e autoriciclaggio. Il sequestro preventivo è finalizzato alla confisca nei limiti stabiliti dal provvedimento giudiziario.







