Il 27 luglio 1943 rappresenta una delle date più significative della storia italiana del Novecento. Due giorni dopo la destituzione e l’arresto di Benito Mussolini, il nuovo governo guidato dal maresciallo Pietro Badoglio avviò lo smantellamento dell’apparato politico del regime fascista, deliberando lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista (PNF). Una decisione che segnò l’inizio della fine di un sistema politico che aveva governato l’Italia per oltre vent’anni.
La caduta di Mussolini
La svolta era arrivata nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, quando il Gran Consiglio del Fascismo approvò l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi, sfiduciando di fatto Mussolini. Il giorno seguente il Duce venne ricevuto da Vittorio Emanuele III, che lo destituì dall’incarico di capo del Governo e ne ordinò l’arresto. Al suo posto fu nominato Pietro Badoglio, incaricato di guidare il Paese in uno dei momenti più difficili della Seconda guerra mondiale.
Il primo Consiglio dei ministri di Badoglio
Il 27 luglio, durante la prima riunione del nuovo Consiglio dei ministri, il governo decise di porre fine all’esistenza del Partito Nazionale Fascista, pilastro del regime fin dalla sua fondazione nel 1921.
La decisione politica venne successivamente formalizzata con il Regio Decreto-Legge n. 704 del 2 agosto 1943, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 5 agosto, che dispose ufficialmente la soppressione del Partito Nazionale Fascista. Contestualmente furono aboliti anche il Gran Consiglio del Fascismo e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, gli organi che avevano rappresentato l’ossatura istituzionale del regime.
Non tornò subito la democrazia
Lo scioglimento del PNF non coincise però con il ritorno immediato alla democrazia. Il governo Badoglio proclamò che “la guerra continua”, mantenne in vigore lo stato d’assedio e vietò ogni attività politica, compresa la ricostituzione dei partiti antifascisti. In molte città italiane furono represse manifestazioni popolari che chiedevano la pace e maggiori libertà civili.
Solo nelle settimane successive iniziarono i contatti riservati con gli Alleati che avrebbero portato all’Armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre e annunciato l’8 settembre 1943, data che segnò l’inizio di una nuova fase della guerra e della storia italiana.
La nascita della Repubblica Sociale Italiana
La fine del PNF non significò però la scomparsa del fascismo. Dopo essere stato liberato dai paracadutisti tedeschi sul Gran Sasso il 12 settembre 1943, Mussolini fondò pochi giorni dopo il Partito Fascista Repubblicano, che divenne il partito della Repubblica Sociale Italiana, lo Stato fascista sostenuto dalla Germania nazista nell’Italia centro-settentrionale occupata fino al 1945.
Un passaggio decisivo nella storia italiana
Il 27 luglio 1943 resta una data simbolo della storia nazionale. Con lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista iniziò il progressivo smantellamento delle istituzioni create dal regime, un percorso che, tra guerra civile, occupazione tedesca e Resistenza, avrebbe condotto alla Liberazione del 25 aprile 1945 e, l’anno successivo, alla nascita della Repubblica Italiana.










