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PNRR, gli Architetti della Campania: «Serve una proroga per completare le opere e non disperdere gli investimenti»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
24 Luglio, 2026
in Da Sud a Sud
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La scadenza del 31 agosto 2026 per la conclusione delle attività e degli adempimenti connessi agli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rischia di trasformarsi, per numerosi cantieri già avviati e in avanzato stato di esecuzione, in un limite difficilmente sostenibile. A richiamare l’attenzione del Governo, del Parlamento e delle istituzioni europee è la Federazione degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Campania, che riunisce gli Ordini provinciali di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno. La posizione è condivisa dai Presidenti Vincenzo De Maio, per l’Ordine di Avellino; Emilio Franco, per l’Ordine di Benevento e Presidente della Federazione regionale; Tommaso Garofalo, per l’Ordine di Caserta; Antonio Coppola, per l’Ordine di Napoli; Emmanuel Ruggiero, per l’Ordine di Salerno.

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La Federazione ritiene necessario avviare immediatamente un confronto istituzionale per individuare una soluzione che consenta di portare a compimento gli interventi già affidati, concretamente avviati e caratterizzati da un significativo avanzamento fisico e finanziario. La richiesta non intende mettere in discussione gli impegni assunti dall’Italia nei confronti dell’Unione europea, ma nasce dalla necessità di proteggere gli investimenti già effettuati ed evitare che opere prossime alla conclusione possano rimanere incompiute per circostanze oggettive, spesso non imputabili alle amministrazioni, alle imprese o ai professionisti coinvolti. Le Linee guida nazionali hanno fissato al 30 giugno 2026 il termine ordinario per il completamento degli interventi collegati agli obiettivi finali del Piano, prevedendo, in casi eccezionali e motivati, differimenti comunque non successivi al 31 agosto 2026. Entro la stessa data devono essere completati collaudi, certificazioni, validazioni, caricamento della documentazione sulla piattaforma ReGiS e tutti gli adempimenti necessari alla rendicontazione europea.

È proprio la concentrazione delle lavorazioni conclusive e degli adempimenti tecnico-amministrativi in un arco temporale così ristretto a rappresentare oggi una delle maggiori criticità. Nel mese di agosto devono essere portati a termine lavori, prove, collaudi, verifiche di conformità, contabilità finali e attività di rendicontazione. Tutto ciò avviene in un periodo caratterizzato dalla fisiologica riduzione delle attività produttive, dalle difficoltà di approvvigionamento, dalla carenza di manodopera specializzata e dalle limitazioni alle lavorazioni nelle ore più calde imposte per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. A queste difficoltà si aggiungono l’aumento dei costi dei materiali, i ritardi nelle forniture, le varianti rese necessarie da circostanze impreviste, la complessità degli interventi sul patrimonio edilizio esistente e le difficoltà operative degli enti locali, soprattutto di quelli di minori dimensioni.

«Non chiediamo di rallentare il Pnrr e non chiediamo di giustificare inefficienze o ritardi ingiustificati», dichiara Emilio Franco, Presidente della Federazione degli Ordini degli Architetti Ppc della Campania. «Chiediamo che venga valutata con serietà la situazione reale dei cantieri. Sarebbe contrario allo stesso interesse pubblico disperdere risorse già investite o lasciare incompiute opere che potrebbero essere concluse attraverso un ragionevole differimento dei termini». «Il 31 agosto non può trasformarsi in una linea oltre la quale il lavoro svolto da amministrazioni, professionisti e imprese perde improvvisamente valore. Il rispetto delle scadenze è fondamentale, ma non può compromettere la qualità delle opere, la sicurezza dei cantieri e la correttezza delle procedure». Il problema assume in Campania una rilevanza particolare. Sul territorio regionale sono attivi oltre mille cantieri Pnrr che riguardano scuole, infrastrutture, rigenerazione urbana, edilizia pubblica, servizi sociali, mobilità sostenibile, tutela del territorio e riqualificazione dei centri urbani.

Dietro ogni intervento vi sono risorse pubbliche già impegnate, contratti sottoscritti, lavori eseguiti, professionisti incaricati, imprese che hanno anticipato costi e amministrazioni chiamate a gestire procedure particolarmente complesse. L’eventuale mancato riconoscimento delle spese potrebbe produrre conseguenze molto rilevanti: opere incompiute, contenziosi, esposizioni finanziarie per i Comuni, problemi di liquidità per le imprese, difficoltà nel pagamento delle prestazioni professionali e, soprattutto, la mancata realizzazione di servizi e infrastrutture attesi dalle comunità. La Federazione chiede pertanto che il Governo italiano promuova con urgenza, nelle competenti sedi europee, una verifica sulla possibilità di differire il termine finale, tenendo conto dello stato effettivo dei lavori, delle obbligazioni già assunte e delle cause oggettive che hanno inciso sull’andamento dei cantieri.

Qualora non fosse possibile modificare il termine europeo, sarà comunque indispensabile predisporre un meccanismo nazionale di salvaguardia e completamento delle opere, affinché gli interventi già realizzati in misura significativa e ancora pienamente utili alla collettività possano essere portati a termine attraverso risorse nazionali, fondi di coesione o altri strumenti finanziari disponibili. Il tema è stato affrontato anche durante la Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti, tenutasi a Roma il 16 e 17 luglio 2026 presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

Nel corso del confronto è emersa ancora una volta la necessità di riportare al centro delle politiche pubbliche la qualità del progetto e del risultato finale. Il rispetto delle scadenze resta un obiettivo essenziale, ma non può tradursi in una compressione dei tempi tale da compromettere la sicurezza, la corretta esecuzione e la durabilità delle opere. «La Campania intende offrire un contributo costruttivo e responsabile», sottolineano i Presidenti dei cinque Ordini provinciali. «Non chiediamo di cancellare le regole, ma di governare con realismo la fase conclusiva del Piano. Un differimento dei termini, accompagnato da verifiche rigorose, consentirebbe di trasformare gli investimenti in opere finite, sicure e realmente utili alle comunità». La Federazione degli Ordini degli Architetti della Campania rivolge quindi un appello al Governo, al Parlamento, alla Regione Campania e ai rappresentanti italiani nelle istituzioni europee affinché la questione venga affrontata con urgenza e con spirito di responsabilità. Si tratta di tutelare il valore pubblico degli investimenti, la stabilità finanziaria degli enti locali, la continuità delle imprese, il lavoro dei professionisti e il diritto dei cittadini a ricevere le infrastrutture e i servizi per i quali le risorse del Pnrr sono state stanziate.

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