A un anno dalla tragica morte di Michele Noschese, conosciuto nel panorama internazionale della musica elettronica come Dj Godzi, familiari, amici e sostenitori si sono ritrovati a Napoli per rendergli omaggio e ribadire una richiesta che, dodici mesi dopo, resta immutata: conoscere tutta la verità su quanto accaduto nella sua abitazione di Ibiza.
La commemorazione si è svolta nella Basilica di San Francesco di Paola, in piazza del Plebiscito, dove i presenti hanno ricordato il dj napoletano con un momento di raccoglimento e preghiera. Un’occasione non solo per ricordare l’artista, ma anche per rinnovare l’appello affinché le indagini facciano piena luce sulle circostanze della sua morte.
Chi era Dj Godzi
Michele Noschese era uno dei nomi più conosciuti della scena house e tech-house internazionale. Originario di Napoli, viveva da oltre dieci anni a Ibiza, dove aveva costruito una carriera che lo aveva portato a esibirsi anche a Londra, New York, Parigi e Barcellona.
Con il nome d’arte Dj Godzi, era apprezzato nel circuito della musica elettronica underground ed era considerato un professionista in costante ascesa.
La morte a Ibiza
La vicenda risale alla notte tra il 18 e il 19 luglio 2025, quando nella sua abitazione di Santa Eulària, a Ibiza, intervennero gli agenti della Guardia Civil dopo alcune segnalazioni. Da quel momento iniziano due ricostruzioni profondamente diverse.
Secondo la versione fornita dalle autorità spagnole, il dj sarebbe stato in uno stato di forte agitazione e avrebbe accusato un malore durante l’intervento delle forze dell’ordine. L’autopsia eseguita in Spagna ha attribuito il decesso a un arresto cardiocircolatorio associato all’assunzione di sostanze stupefacenti, escludendo evidenti segni di violenza.
La versione della famiglia
Fin dal primo momento, però, la famiglia di Michele Noschese ha contestato con decisione questa ricostruzione.
Il padre, Giuseppe Noschese, medico, ha sempre sostenuto che il figlio sarebbe stato vittima di un violento pestaggio durante il fermo, presentando denunce sia in Spagna sia in Italia e chiedendo che vengano accertate eventuali responsabilità degli agenti intervenuti.
A rafforzare i dubbi della famiglia è stata anche una consulenza medico-legale di parte, secondo la quale sul corpo del dj sarebbero stati riscontrati numerosi traumi, tra cui sette costole fratturate e lesioni toraciche ritenute compatibili con una violenta colluttazione. Elementi che, secondo i legali della famiglia, meritano ulteriori approfondimenti investigativi.
Anche il racconto dell’unico testimone presente durante l’intervento della Guardia Civil descrive una dinamica molto diversa rispetto alla versione ufficiale, sostenendo che Michele sarebbe stato immobilizzato e colpito dagli agenti prima di perdere conoscenza. Si tratta di dichiarazioni che fanno parte degli atti e che dovranno essere valutate nell’ambito delle indagini ancora in corso.
L’inchiesta è ancora aperta
Sulla morte di Dj Godzi continua a indagare anche la Procura di Roma, che sta acquisendo documentazione e consulenze per ricostruire quanto accaduto quella notte sull’isola delle Baleari. L’obiettivo è verificare ogni elemento utile a chiarire le cause del decesso e le eventuali responsabilità.
A un anno dai fatti, il caso resta quindi aperto e al centro di un confronto tra la versione ufficiale delle autorità spagnole e quella sostenuta dalla famiglia del dj.
Un ricordo che diventa richiesta di giustizia
Per amici e familiari, la commemorazione di Napoli non è stata soltanto un momento di ricordo, ma anche un nuovo appello affinché il tempo non cancelli una vicenda che continua a sollevare interrogativi.
«Verità e giustizia per Michele» è il messaggio che ha accompagnato l’incontro nella Basilica di San Francesco di Paola. Un appello che, a dodici mesi dalla morte di Dj Godzi, continua ad accompagnare il ricordo di un giovane artista napoletano la cui scomparsa resta ancora avvolta da molte domande.










