Napoli ha mostrato i suoi due volti opposti nello stesso giorno.
La mattina il silenzio e il dolore hanno accompagnato l’ultimo saluto a Lorenzo Spasiano, l’ennesimo giovane la cui morte riaccende il dibattito sulla violenza che continua a colpire i quartieri della città. Una famiglia distrutta, amici increduli e una comunità che si è stretta attorno ai suoi cari per dare l’addio a una vita spezzata troppo presto.
Poche ore dopo, il volto della città è cambiato completamente. Migliaia di persone hanno partecipato al Napoli Pride, tra musica, colori e rivendicazione dei diritti. In testa al corteo hanno sfilato anche il sindaco Gaetano Manfredi e il Presidente della Regione Campania Roberto Fico, sorridenti dietro il grande striscione arcobaleno, seppure le istituzioni non abbiano partecipato ai funerali della giovane vittima innocente.
Due eventi profondamente diversi: nessuno mette in discussione il valore del Pride o la legittimità di una manifestazione che promuove inclusione e diritti civili. Ciò che inevitabilmente suscita riflessione è il contrasto tra queste due immagini, consumatesi a distanza di poche ore.
Da una parte una città che piange uno dei suoi giovani, dall’altra una politica presente in un evento pubblico di grande visibilità. È un contrasto che sottolinea un dato di fatto oggettivo; le istituzioni non riescono a trasmettere la stessa vicinanza quando Napoli si trova a fare i conti con il sangue versato nelle sue periferie?
Ogni volta che un ragazzo perde la vita, il copione sembra ripetersi. Il cordoglio dura pochi giorni, poi il dibattito si spegne e i quartieri tornano ad affrontare da soli le stesse difficoltà: criminalità, dispersione scolastica, disagio sociale, mancanza di opportunità e una presenza dello Stato percepita come insufficiente.
La partecipazione delle istituzioni agli eventi pubblici è parte del loro ruolo, ma dovrebbe esserlo anche e soprattutto la vicinanza concreta alle famiglie colpite da tragedie che continuano a segnare Napoli. Non solo con la presenza ai funerali, ma soprattutto con interventi capaci di prevenire altre morti.
Le fotografie di questa giornata resteranno come il simbolo di due realtà che convivono nella stessa città. Da un lato il dolore silenzioso di una famiglia che seppellisce un figlio. Dall’altro una manifestazione festosa che celebra diritti e libertà.Napoli, però, non può permettersi di vivere queste due dimensioni come mondi separati. Soprattutto in un momento storuco in cui le periferie continuano a perdere i loro ragazzi.
La vera sfida per la politica non è soltanto esserci quando ci sono i riflettori accesi, ma manifestare la loro presenza soprattutto quando le telecamere si spengono, nei vicoli dove il dolore resta e dove il futuro di tanti giovani continua a essere appeso a un filo.










