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Caso Monaldi, Federconsumatori: «Avevamo denunciato i rischi prima della morte di Domenico»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
25 Maggio, 2026
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Il cuore del piccolo Domenico ancora pulsava, ma il box frigo non era stato aperto
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Federconsumatori Campania APS ha depositato un’istanza formale di intervento e partecipazione al procedimento ispettivo straordinario in corso sul Centro Trapianti di Cuore dell’AORN dei Colli – Ospedale Monaldi, l’ispezione disposta dalla Regione dopo l’evento avverso del 23 dicembre 2025, il trapianto pediatrico costato la vita al piccolo Domenico. L’atto, sottoscritto dal presidente Giovanni Berritto e affidato al legale dell’associazione, l’avvocato Carlo Spirito, è stato indirizzato al Presidente della Giunta Regionale Roberto Fico, al Direttore Generale per la Tutela della Salute Ugo Trama e alla responsabile dell’Ufficio Ispettivo Regionale, Mariamaddalena Leone.

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Non è un commento dall’esterno. È la richiesta di sedersi al tavolo dell’ispezione con pieno diritto di accesso agli atti, di deposito di memorie e di partecipazione attiva, ai sensi degli articoli 9 e 10 della Legge 241/1990.

«Sul Monaldi abbiamo messo nero su bianco le stesse criticità — strutturali, organizzative, autorizzative — anno dopo anno, atto dopo atto, ben prima che Domenico morisse. Avevamo diffidato, avevamo chiesto le ispezioni, avevamo impugnato il rinnovo al TAR. Lo diciamo con il dolore di chi avrebbe voluto avere torto: noi su questa storia non siamo arrivati dopo la tragedia. C’eravamo dal 2016 almeno. E proprio per questo non possiamo accettare di restare fuori dalla porta adesso che si cercano le responsabilità», dichiara Giovanni Berritto, presidente di Federconsumatori Campania APS.

Berritto ricorda la cronologia, che è la spina dorsale dell’istanza: la diffida dell’8 maggio 2023 sul trasferimento improprio dell’attività nell’ala della cardiochirurgia adulti; la richiesta di intervento ispettivo del 2023 sfociata nel report del Centro Nazionale Trapianti; il diniego opposto dall’azienda, nel marzo 2024, alla richiesta dei dati sulle infezioni correlate all’assistenza; l’impugnazione al TAR Campania, nel settembre 2024, della delibera regionale che rinnovava l’autorizzazione ai trapianti di cuore. «E c’è un punto che non smetteremo di ripetere», ammonisce Berritto. «La sospensione è arrivata solo dopo la morte di Domenico. Ma già nel corso del 2024 erano decedute due piccole pazienti in attesa di trapianto, portatrici di Berlin Heart. Quante volte un sistema deve mandare segnali, prima che qualcuno lo fermi?».

Da qui l’attacco politico più diretto. La delibera regionale di marzo 2026 ha sospeso il programma pediatrico, «e questo lo riconosciamo come un primo atto dovuto», spiega Berritto, «ma consente di proseguire i trapianti sugli adulti nonostante carenze che l’atto stesso ritiene sistemiche, e lascia la gestione della struttura nelle mani della stessa dirigenza che quella precarietà l’ha consentita. Non ne eravamo a conoscenza, si è perfino concentrato su un’unica figura, il ruolo di responsabile dell’intero programma e di titolare del percorso adulti. Chiediamo alla Regione: chi controllerà i controllori? Chi ha firmato il rinnovo del 2024 non può essere la stessa mano che oggi verifica se quel rinnovo era legittimo. Rischiamo di dar vita a un’auto-assoluzione, non a un’ispezione».

Il merito tecnico lo precisa l’avvocato Carlo Spirito, legale dell’associazione: «L’istanza che abbiamo depositato si muove su due binari. Il primo è una questione di garanzia: ai sensi dell’articolo 6-bis della Legge 241/1990, dell’articolo 97 della Costituzione e della normativa anticorruzione, chiediamo alla Regione di verificare in via pregiudiziale che nessuno dei soggetti chiamati a condurre l’ispezione si trovi in conflitto di interessi, in particolare chi abbia già preso parte all’istruttoria culminata nel rinnovo autorizzativo del 2024. Senza terzietà, ogni verbale nasce viziato».

«Il secondo binario è ancora più grave», continua Spirito. «Documentazione del Comune di Napoli attesta che l’ultima istanza di autorizzazione del Monaldi come Centro Trapianti risale al 9 aprile 2002, e a quell’istanza non è mai seguito il rilascio del titolo né l’accertamento dei requisiti minimi. Significa che da oltre vent’anni un’attività delicatissima come quella trapiantologica si esercita in un vuoto autorizzativo, in violazione dell’articolo 16 della Legge 91/1999 e della disciplina sull’accreditamento di cui al D.Lgs. 502/1992. E per la branca pediatrica il vizio è ancora più radicale, perché quel codice di attività non è mai stato nemmeno richiesto. A questo si aggiungono il reparto trapianti mai completato dal 2019 malgrado i finanziamenti, l’inadeguatezza delle aree di terapia intensiva e i dati sulle infezioni che continuano a essere negati».

L’associazione chiede formalmente che l’ispezione non si limiti al singolo evento avverso ma investa l’intero contesto organizzativo e amministrativo: i requisiti autorizzativi e di accreditamento, i parametri di biocontenimento delle sale, le modalità di attribuzione degli incarichi, i volumi reali di attività disaggregati per singola équipe e i tassi di sopravvivenza a uno e tre anni, oltre al nodo del fabbisogno pediatrico dirottato fuori regione.

«Da oltre trent’anni difendiamo i diritti dei cittadini», conclude Berritto. «A Domenico, alle due piccole che non ce l’hanno fatta nel 2024, alle loro famiglie, dobbiamo una verità intera, non parziale. Per questo vogliamo stare dentro quel procedimento, armati di carte e di codice civile. Non molleremo di un centimetro».

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