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Generazione sola: la Campania maglia nera, l’Italia dei bambini sempre più povera di relazioni

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Giugno, 2026
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‘Italia che emerge dall’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia 2026 di CESVI è un Paese profondamente spaccato, dove il luogo in cui si nasce continua a determinare in modo significativo le opportunità di crescita, protezione e benessere dei bambini. Ma il dato più allarmante dell’edizione 2026 non riguarda soltanto i servizi o le differenze territoriali: riguarda la solitudine.

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Il rapporto, significativamente intitolato “Generazione sola”, pone infatti al centro dell’analisi la povertà relazionale, individuata come uno dei principali fattori di rischio per il maltrattamento infantile. 

La Campania ultima in Italia

La classifica finale elaborata da CESVI assegna all’Emilia-Romagna il primato nazionale nella capacità di prevenire e contrastare il maltrattamento dei minori, seguita da Veneto e Trentino-Alto Adige. In fondo alla graduatoria si collocano invece Calabria, Puglia e soprattutto Campania, che occupa l’ultimo posto tra le venti regioni italiane. 

Particolarmente severo il giudizio sulla situazione campana. Il rapporto evidenzia infatti una “criticità multidimensionale”, con la regione che si colloca stabilmente tra il diciottesimo e il ventesimo posto in quasi tutte le aree analizzate: capacità di cura, salute, sicurezza, istruzione, lavoro e accesso alle risorse. 

Nell’indice complessivo dei fattori di rischio, la Campania figura inoltre tra le regioni con le maggiori criticità insieme a Calabria, Sicilia e Puglia. 

Non misura i casi di maltrattamento ma la capacità di prevenirli

Gli autori precisano che l’Indice non fotografa il numero effettivo di casi di abuso o maltrattamento, bensì la capacità dei territori di prevenirli e contrastarli attraverso politiche pubbliche, servizi sociali, educativi e sanitari. L’analisi è costruita su 65 indicatori statistici che valutano contemporaneamente fattori di rischio e sistemi di protezione presenti nelle diverse regioni italiane. 

L’obiettivo è capire dove i bambini crescono in contesti più sicuri e dove invece risultano maggiormente esposti a vulnerabilità sociali, economiche e familiari.

La nuova emergenza: la povertà relazionale

Il cuore dell’edizione 2026 è rappresentato dall’approfondimento dedicato alla povertà relazionale. Secondo il rapporto, l’isolamento sociale delle famiglie costituisce uno dei più importanti fattori di rischio per il maltrattamento infantile. Quando i genitori non dispongono di reti di sostegno, aumentano stress, fragilità e difficoltà educative. 

Gli studi citati da CESVI mostrano come i genitori coinvolti in episodi di maltrattamento abbiano generalmente reti sociali più fragili, percepiscano meno supporto da amici e parenti e vivano situazioni di maggiore isolamento. 

Al contrario, la presenza di comunità coese, reti di vicinato, relazioni familiari solide e servizi territoriali efficaci rappresenta uno dei più potenti fattori di protezione per bambini e adolescenti. 

Famiglie più sole, bambini più vulnerabili

L’indagine richiama anche i dati ESPAD 2024, che mostrano un legame diretto tra qualità delle relazioni familiari e benessere dei giovani. Se il 76,7% degli studenti dichiara di sentirsi sostenuto dai genitori, questa percentuale scende sensibilmente tra gli adolescenti che manifestano comportamenti violenti. Inoltre il 31% dei ragazzi segnala problemi relazionali significativi in famiglia, quota che sale al 43% tra chi presenta condotte aggressive. 

Secondo CESVI, questi dati dimostrano che il disagio relazionale rappresenta un terreno fertile per fenomeni di violenza, esclusione e sofferenza psicologica.

I fattori che aumentano il rischio

Il rapporto individua numerosi elementi che possono favorire situazioni di maltrattamento. Tra questi figurano povertà economica, disoccupazione, basso livello di istruzione dei genitori, famiglie monoparentali, dipendenze da alcol o droghe, problemi di salute mentale, isolamento sociale e violenza domestica. 

Particolare attenzione viene riservata anche alle condizioni dei bambini più fragili: disabilità, problemi comportamentali, situazioni di trascuratezza e contesti familiari instabili possono infatti aumentare ulteriormente il rischio di abuso o violenza. 

La voce dei bambini

Una delle novità più significative dell’edizione 2026 riguarda il coinvolgimento diretto dei minori. Per la prima volta il rapporto costruisce parte dell’analisi ascoltando bambini e bambine delle Case del Sorriso di Napoli e Bari, che hanno partecipato a focus group dedicati alle relazioni familiari, all’amicizia e alla vita nei quartieri. 

Dalle loro testimonianze emerge un quadro complesso. La famiglia continua a rappresentare il principale punto di riferimento affettivo, con madri e nonni percepiti come figure fondamentali di sostegno. Tuttavia emergono anche difficoltà legate ai conflitti familiari, alle separazioni, ai problemi economici e all’assenza dei genitori impegnati nel lavoro. 

Le relazioni con i coetanei vengono invece descritte come essenziali per il benessere emotivo e per la costruzione dell’identità personale. 

Servizi e divari territoriali

L’indagine evidenzia come il Nord Italia continui a disporre di una rete di servizi per l’infanzia generalmente più sviluppata rispetto al Mezzogiorno. I posti disponibili nei servizi educativi per la prima infanzia risultano significativamente più numerosi nelle regioni settentrionali e centrali rispetto al Sud. 

Anche i servizi di sostegno alla salute mentale e alle dipendenze mostrano una maggiore presenza nelle regioni del Nord, mentre Campania, Calabria e Sicilia figurano spesso tra le aree con minore disponibilità di interventi dedicati alle famiglie fragili e ai potenziali maltrattanti. 

Una sfida che riguarda tutta la società

Il messaggio finale del rapporto CESVI è chiaro: il maltrattamento infantile non nasce soltanto all’interno delle mura domestiche, ma si alimenta nelle fragilità sociali, economiche e relazionali che circondano le famiglie.

Per questo la risposta non può limitarsi alla repressione dei casi già emersi. Occorre investire nella prevenzione, rafforzare i servizi territoriali, sostenere la genitorialità e ricostruire quelle reti di relazioni che rappresentano il primo e più efficace sistema di protezione per bambini e adolescenti.

Perché, come suggerisce il titolo stesso dell’indagine, il rischio più grande per molti minori oggi non è soltanto la povertà economica, ma crescere da soli.

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