Proseguono le indagini sul duplice omicidio di Sara e Lyuba, le due donne uccise a Pollena Trocchia, un caso che ha profondamente scosso l’opinione pubblica. Gli investigatori stanno ora cercando di capire se l’assassino reo confesso possa essere coinvolto anche in altri episodi violenti avvenuti in passato ai danni di donne che gravitavano nell’area orientale di Napoli.
Al centro dell’inchiesta c’è Mario Landolfi, 48enne di Sant’Anastasia, arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver ucciso due donne conosciute nella zona di Gianturco, dopo un rapporto sessuale e il successivo diniego da parte dell’uomo di corrispondere la cifra pattuita.
Davanti al gip sceglie il silenzio, ma conferma le accuse con dichiarazioni spontanee
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari, Landolfi si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip e della Procura di Nola. Tuttavia avrebbe reso dichiarazioni spontanee autoaccusatorie, confermando sostanzialmente quanto già riferito agli investigatori subito dopo il fermo.
L’uomo avrebbe ribadito che le aggressioni sarebbero nate da liti scoppiate al momento del pagamento delle prestazioni sessuali. Una versione che gli inquirenti stanno verificando in ogni dettaglio attraverso testimonianze, immagini di videosorveglianza e rilievi scientifici effettuati nei luoghi dei delitti.
Le vittime uccise in due giorni diversi
Secondo la ricostruzione investigativa, le due donne sarebbero state assassinate in momenti differenti, a distanza di circa 24 ore l’una dall’altra.
La prima vittima, Sara, nata nel 1997 a Santa Maria Capua Vetere, sarebbe stata spinta nel vano ascensore dello stabile abbandonato di Pollena Trocchia dopo una violenta colluttazione nata per una richiesta di denaro superiore rispetto alla cifra inizialmente concordata.
La seconda vittima, Lyuba, cittadina ucraina del 1977, sarebbe stata invece uccisa il giorno successivo dopo una discussione legata al luogo scelto per il rapporto sessuale e al compenso richiesto. La donna aveva richiesto di andare in un albergo, invece, Landolfi l’ha condotta in quell’edificio abbandonato con l’intenzione di consumare lì il rapporto sessuale.
Entrambe le donne si prostituivano nella zona di Gianturco e vivevano in condizioni di forte fragilità sociale.
Gli investigatori cercano eventuali collegamenti con altri episodi
Uno degli aspetti su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarda la possibilità che possano esserci altri episodi analoghi rimasti irrisolti o mai denunciati.
Gli investigatori stanno analizzando precedenti denunce, segnalazioni di aggressioni a prostitute, casi di violenza avvenuti nella zona orientale di Napoli, movimenti dell’indagato nei mesi precedenti.
Al momento non emergono collegamenti certi con altri delitti, ma gli accertamenti vengono portati avanti per escludere ogni eventuale responsabilità ulteriore.
Le telecamere e le testimonianze decisive per il fermo
Fondamentale per le indagini sarebbe stato il lavoro svolto dai carabinieri attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza e delle testimonianze raccolte tra Pollena Trocchia e Gianturco.
Le telecamere avrebbero ripreso l’auto dell’uomo e i suoi spostamenti nelle ore compatibili con i due omicidi, mentre alcune persone avrebbero confermato di aver visto le vittime salire a bordo della vettura dell’indagato.
Il duplice femminicidio ha riaperto il dibattito sulle condizioni di estrema vulnerabilità in cui vivono molte donne costrette alla prostituzione nelle periferie napoletane.
Le indagini della Procura di Nola proseguono ora su più fronti, mentre gli investigatori cercano di ricostruire con precisione gli ultimi movimenti delle vittime e verificare se dietro il duplice omicidio possa nascondersi un quadro ancora più ampio e inquietante.










