Una frase pronunciata durante un evento pubblico in Irpinia ha scatenato polemiche politiche e reazioni indignate. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, intervenendo all’inaugurazione di una scuola intitolata a Piersanti Mattarella, ha attribuito erroneamente alle Brigate Rosse l’omicidio del fratello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assassinato invece da Cosa Nostra il 6 gennaio 1980 a Palermo.
“Ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse”, ha detto il ministro davanti ai cronisti. Le parole hanno immediatamente suscitato imbarazzo e critiche, considerando che Piersanti Mattarella è una delle figure simbolo della lotta alla mafia in Sicilia.
Poco dopo, parlando con l’ANSA, Valditara ha chiarito che si sarebbe trattato soltanto di un errore verbale: “Ho dichiarato venti volte ‘vittima della mafia’. È stato un lapsus, contro di me uno sciacallaggio ignobile”.
La vicenda è esplosa nel giorno dello sciopero nazionale della scuola e delle manifestazioni organizzate in oltre 50 città italiane da studenti, sindacati e personale scolastico contro la riforma degli istituti tecnici, il precariato e le politiche considerate troppo vicine alla militarizzazione. Lo slogan più ripetuto nelle piazze è stato: “Soldi alla scuola, non alla guerra”.
A Roma i manifestanti si sono radunati davanti al Ministero dell’Istruzione mostrando fucili giocattolo decorati con fiori per contestare il riarmo e la presenza di programmi legati alla difesa nelle scuole. Proteste anche a Torino e in altre città, dove sono comparsi cartelli contro la “militarizzazione” e contro l’alternanza scuola-lavoro.
Sul fronte politico, le opposizioni hanno attaccato il ministro accusandolo di superficialità su una pagina dolorosa della storia italiana. Diversi esponenti del centrosinistra hanno ricordato che l’omicidio di Piersanti Mattarella rappresenta uno dei delitti eccellenti di mafia più significativi della storia repubblicana.
Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana e fratello maggiore dell’attuale capo dello Stato, venne ucciso a Palermo il 6 gennaio 1980 mentre si recava a messa con la famiglia. Le sentenze hanno attribuito il delitto a Cosa Nostra, anche se nel corso degli anni sono emerse ipotesi su possibili collegamenti con ambienti dell’estrema destra e della strategia della tensione.
Nel frattempo il ministero ha rivendicato il basso livello di adesione allo sciopero, definendolo un “fallimento”, mentre sindacati e organizzatori parlano invece di mobilitazione riuscita e annunciano nuove iniziative di protesta nelle prossime settimane.







