Il nome di Gennaro De Martino, classe 1998, ricorre con insistenza nelle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sulla cosiddetta “camorra giovanile”, un fenomeno che negli ultimi anni ha trasformato alcune aree del capoluogo in teatri di scontri armati tra gruppi sempre più giovani e frammentati. Il suo profilo investigativo si inserisce nel contesto di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli segnato da storiche presenze camorristiche e da nuove forme di aggregazione criminale.
Secondo gli atti e le ricostruzioni degli inquirenti, il giovane è figlio di Salvatore De Martino, noto come “cap e guerra”, ucciso in un agguato di camorra nell’agosto 2021 e indicato come vicino a dinamiche criminali attive nell’area del Lotto 0 di Ponticelli. Un elemento familiare che, per gli investigatori, rappresenta un contesto di esposizione precoce a circuiti di illegalità e violenza.
Il primo ingresso del giovane nel sistema penale risale all’adolescenza, quando viene segnalato per maltrattamenti in famiglia, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di armi. Reati che portano a misure restrittive e a periodi di detenzione nel circuito minorile, segnando l’inizio di un percorso giudiziario già strutturato in età precoce.
Tra il 2017 e il 2022, De Martino alterna detenzione e nuove contestazioni, consolidando la sua presenza in ambienti della devianza giovanile napoletana. In questa fase, secondo le valutazioni investigative, si avvicina a gruppi attivi tra Napoli est e il centro storico, inserendosi progressivamente nelle dinamiche delle cosiddette “paranze”, gruppi mobili e fluidi che si muovono tra quartieri con logiche di scontro rapido.
Un passaggio decisivo nella sua vicenda avviene nell’agosto 2021, quando il padre viene ucciso in un agguato di camorra a Ponticelli. L’omicidio, inserito nella faida di camorra tra i De Micco e i De Luca Bossa. che prese il via contestualmente alla scarcerazione del boss Marco De Micco, rappresenta per gli inquirenti un elemento di forte impatto sul percorso del giovane, già in precedenza coinvolto in attività illecite.
Nel 2023 il suo nome torna al centro delle cronache investigative per l’evasione dal carcere minorile di Airola, nel Beneventano. Secondo le ricostruzioni, De Martino sarebbe riuscito a forzare una struttura interna della cella, facendo perdere le proprie tracce e dando inizio a una lunga fase di latitanza.
È proprio durante questo periodo che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, il soggetto avrebbe assunto un ruolo più stabile all’interno della “paranza del Mercato”, gruppo giovanile contrapposto ad altre formazioni attive nel rione Sanità e nel centro storico. Le indagini descrivono un contesto di crescente tensione tra bande, in cui la violenza diventa strumento immediato di affermazione territoriale.
Il punto di massima escalation si registra il 24 ottobre 2024, quando uno scontro armato tra gruppi rivali culmina nella morte del 15enne Emanuele Tufano. L’episodio viene inquadrato dagli investigatori come una “stesa” degenerata in conflitto a fuoco, simbolo della deriva sempre più precoce della violenza urbana. De Martino, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe presente nel contesto operativo del gruppo coinvolto.
Le conseguenze di quella stagione di scontri si riflettono anche nei mesi successivi, con una catena di episodi violenti che comprende l’omicidio di Emanuele Durante nel marzo 2025 e ulteriori tensioni tra gruppi legati al rione Sanità e alla zona Mercato. Gli investigatori parlano di un sistema di vendette incrociate e frammentate, tipico di una criminalità non più rigidamente strutturata.
Nel gennaio 2025 De Martino viene infine arrestato dalla Polizia di Stato, ponendo fine alla fase di latitanza iniziata due anni prima. Il procedimento giudiziario che ne segue si svolge con rito abbreviato: la Procura Antimafia chiede 16 anni di reclusione per tentato omicidio aggravato, ma il giudice riconosce una riduzione delle aggravanti e condanna l’imputato a 12 anni.
Il caso De Martino viene oggi inserito dagli inquirenti nel più ampio quadro della trasformazione della criminalità organizzata napoletana, sempre meno verticale e sempre più affidata a gruppi giovanili autonomi, capaci di generare conflitti rapidi e altamente violenti.
Un fenomeno che, secondo la lettura investigativa, segna il passaggio da una camorra di clan a una camorra di strada, dove l’età si abbassa e la logica del controllo territoriale lascia spazio a una competizione continua e instabile, difficile da contenere anche per le tradizionali strutture criminali.











