A due giorni dalla presentazione delle liste per le nuove elezioni comunali, la Corte d’Appello di Napoli ha segnato una svolta decisiva nella vicenda giudiziaria legata al caso “Playmaker”, l’inchiesta che da anni coinvolge la politica di Melito di Napoli e che ruota attorno alle ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso.
La sentenza di secondo grado ha riformato in modo significativo il verdetto del luglio 2024, ribaltando diverse assoluzioni e accogliendo in larga parte le richieste della Procura Generale.
L’indagine nasce dalle attività della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che, a partire dalle elezioni amministrative del 2021, ha ipotizzato un sistema di contatti e accordi tra alcuni candidati politici e ambienti legati al clan Amato-Pagano, attivo nell’area nord di Napoli. Secondo l’impostazione accusatoria, alcuni candidati avrebbero cercato sostegno elettorale in cambio di promesse o utilità, configurando l’ipotesi di scambio politico-mafioso.
Nel corso delle indagini sono state analizzate intercettazioni telefoniche e ambientali, i rapporti tra esponenti politici e soggetti ritenuti vicini al clan, le dinamiche del voto durante il ballottaggio delle comunali 2021, i flussi elettorali in alcune zone ritenute sensibili.
Nel luglio 2024 il gup Fabio Lombardo aveva emesso una sentenza ampiamente assolutoria per diversi imputati, ritenendo non sufficientemente provato il legame tra attività politica e condizionamenti criminali. Secondo il giudice di primo grado, le prove raccolte non erano idonee a dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza di un patto elettorale con la criminalità organizzata. Questa decisione era stata impugnata dalla Procura Generale di Napoli, che ha chiesto una revisione complessiva del materiale probatorio.
La Corte d’Appello ha invece accolto in larga parte la ricostruzione dell’accusa, infliggendo condanne che modificano profondamente il quadro del processo.
Tra le posizioni principali quella di Luciano Mottola, ex sindaco di Melito, assolto in primo grado, condannato a 4 anni e 6 mesi in appello; Rocco Marrone, ex presidente del consiglio comunale, condannato a 4 anni e 6 mesi in appello. Emilio Rostan, condannato a 7 anni e 4 mesi, con una riqualificazione delle accuse rispetto al primo grado.
Per molti imputati la Corte ha quindi ritenuto sussistente il quadro accusatorio relativo ai rapporti tra politica e ambienti criminali. Non tutte le posizioni sono risultate peggiorative rispetto al primo grado.
Un caso rilevante riguarda Vincenzo Marrone, inizialmente condannato a 8 anni in primo grado per scambio elettorale politico-mafioso. In appello, la pena è stata ridotta a 5 anni e 4 mesi grazie a un parziale ridimensionamento del quadro accusatorio, sostenuto dagli avvocati Andrea Di Lorenzo e Mario Griffo.
Il processo si inserisce in un contesto politico particolarmente complesso per Melito di Napoli, comune dell’area nord del capoluogo, storicamente esposto a infiltrazioni e tensioni legate alla criminalità organizzata. Negli ultimi anni la città ha vissuto scioglimenti e commissariamenti in altre realtà vicine per infiltrazioni mafiose, una forte frammentazione politica locale, oltre a elezioni caratterizzate da elevata competizione tra liste civiche e partiti tradizionali.










