Nei verbali in cui sono riportate le parole dei testimoni oculari che hanno rotto il muro d’omertà prende forma, in modo sempre più chiaro, la dinamica dell’omicidio del giovane Fabio Ascione, ucciso all’alba del 7 aprile nei pressi dei campi di calcio in via Carlo Miranda a Ponticelli.
Le dichiarazioni rese davanti agli investigatori restituiscono un racconto drammatico e diretto, fatto di attimi concitati, paura e incredulità.
“Ho sentito lo sparo e non ho capito più niente”
Il testimone racconta di essere arrivato sul posto pochi istanti prima del colpo fatale. Non era insieme alla vittima, precisa, ma si trovava nelle immediate vicinanze quando tutto è accaduto.
«Appena sceso dalla macchina ho sentito lo sparo e poi non ho capito più niente», riferisce agli investigatori. Una scena improvvisa, fulminea. Nessun preavviso, nessuna possibilità di reagire. Non c’era una lite o un clima di tensione, solo un gruppo di ragazzi che si conoscevano.
La presenza di Autiero e l’arma in mano
Secondo quanto dichiarato, tra i presenti c’era anche Francescopio Autiero, indicato come l’unico ad avere una pistola in mano in quel momento.
Il testimone è netto: «L’ho visto dopo lo sparo… era l’unico ad avere l’arma».
Un dettaglio cruciale che si aggiunge agli altri elementi raccolti dagli investigatori e che contribuisce a ricostruire la dinamica dell’accaduto.
Le ultime parole di Fabio
Tra i passaggi più drammatici della testimonianza, il ricordo delle ultime parole pronunciate da Fabio Ascione. «“Uah o frat m’hai cuijut”», ovvero: “Uah fratello, mi hai colpito”, avrebbe detto il giovane, rivolgendosi proprio ad Autiero, prima di accasciarsi al suolo.
Parole che raccontano non solo il dolore fisico, ma anche lo stupore di chi non si aspettava di essere colpito. Parole che fotografano un istante tragico, diventato in pochi secondi irreversibile.
“Un colpo partito per errore”
Il testimone non ha dubbi sull’origine dello sparo: «Riferisco che a quest’ultimo poco prima era partito dall’arma che impugnava per errore un colpo che ha ucciso Fabio».
Una ricostruzione che coincide con quanto emerso nelle indagini: non un’esecuzione pianificata, ma un colpo esploso accidentalmente mentre l’arma veniva maneggiata.
La fuga immediata
Subito dopo lo sparo, sempre secondo il racconto, Autiero si sarebbe dato alla fuga a bordo di una jeep di colore beige.
«È scappato via… e da allora non l’ho più visto», riferisce il testimone.
Un comportamento che rafforza il quadro accusatorio e che si inserisce nel contesto più ampio di quella notte, segnata da tensioni e da un precedente conflitto a fuoco tra gruppi rivali.
“Fabio era nel posto sbagliato”
La frase che più colpisce, però, è quella con cui il testimone prova a dare un senso all’accaduto: «Fabio si è trovato in un posto dove non doveva stare… è stato colpito ed è morto ingiustamente».
Una sintesi amara, che restituisce tutta la tragicità della vicenda: un ragazzo estraneo alle dinamiche criminali, finito in mezzo a una situazione più grande di lui, ma che non può essere etichettato come quello che si trovava “nel posto sbagliato”: Fabio stava raggiungendo a piedi la sua abitazione, al termine di una serata lavorativa al bingo di Cercola. A essere fuori contesto era il 23enne che brandiva quell’arma in maniera sconsiderata per vantarsi con i coetanei della sparatoria che aveva ingaggiato poco prima con un gruppo di coetanei, minandone le fasi salienti impugnando la pistola dalle quale è partito accidentalmente quel colpo che non ha lasciato scampo a Fabio Ascione.
Una morte che pesa sulla coscienza di un quartiere
Le testimonianze raccolte dagli inquirenti stanno contribuendo a chiarire i contorni di una vicenda che ha scosso profondamente Ponticelli.
Emergono responsabilità, ma anche un contesto fatto di armi facili, tensioni tra gruppi di giovani e dinamiche pericolose che trasformano una notte qualsiasi in tragedia.
La morte di Fabio Ascione resta, al di là delle indagini, una ferita aperta.
Il simbolo di quanto possa essere fragile la vita quando si incrociano violenza, paura e superficialità.
E soprattutto, il segno di quanto possa costare caro trovarsi, anche solo per pochi istanti, nel posto sbagliato.











