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A Ponticelli regnano omertà e silenzio all’indomani dell’omicidio del 20enne Fabio Ascione

Luciana Esposito di Luciana Esposito
8 Aprile, 2026
in Cronaca, In evidenza
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A Ponticelli regnano omertà e silenzio all’indomani dell’omicidio del 20enne Fabio Ascione

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Un rigido muro di silenzio e omertà ha barricato fin da subito lo scenario in cui è maturato l’ultimo agguato andato in scena nel quartiere Ponticelli, seppure a perdere la vita sia stato Fabio Ascione, 20enne incensurato, benvoluto da tutti, soprattutto nel “parco di Topolino”, il plesso di case popolari che costeggia via Carlo Miranda, il luogo dove i sicari sono entrati in scena.

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I proprietari del bar “Lively” ci tengono a precisare che l’agguato non è avvenuto nei pressi del locale, seppure conoscessero il ragazzo, in quanto cliente abituale. Anche quella notte, al termine del turno di lavoro al bingo di Cercola, dove il 20enne era impiegato già da diverso tempo, si sarebbe fermato a mangiare un cornetto e a comprare le sigarette, per poi rincasare.

Da qui iniziano a susseguirsi una serie di punti interrogativi che i familiari auspicano che possano trovare risposta grazie alle indagini degli inquirenti.

Il primo nodo da sciogliere è il luogo dove è avvenuto l’agguato. Secondo quanto riferito dai clienti presenti nel vicino bar che hanno allertato i carabinieri quando hanno udito gli spari, il raid sarebbe avvenuto nei pressi del bar, quasi sicuramente all’interno del parco. Verosimilmente il giovane potrebbe essere stato raggiunto dagli spari mentre rincasava. Le ipotesi più accreditate, in virtù dello status di lavoratore incensurato ed estraneo alle dinamiche malavitose, restano quella dello scambio di persona o del colpo che accidentalmente ha colpito Ascione. Risulta sempre più remota l’ipotesi che i killer siano entrati in azione per colpire il giovane al rientro da una serata trascorsa a lavorare.

Il secondo punto interrogativo è quello associato alle fasi immediatamente successive all’agguato. Secondo quanto riferito da alcuni familiari della vittima, allo stato attuale, non sanno nemmeno chi avrebbe materialmente trasportato Fabio al pronto soccorso di Villa Betania, dove è deceduto poco dopo, per effetto di un unico proiettile che lo ha centrato al petto. Il 20enne era in compagnia degli amici che però continuano a tenere la bocca serrata e si sarebbero guardati bene dal fornire dettagli utili ai fini investigativi.

E questo è il terzo punto cruciale di una vicenda tristissima e brutale: il rigido muro d’omertà che si è immediatamente innalzato per fare quadrato intorno ai responsabili della morte di quella che a tutti gli effetti appare l’ennesima, giovane vittima innocente della criminalità.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i sicari avrebbero agito a bordo di un’automobile e non a bordo di uno scooter, come era stato inizialmente riferito. Il killer avrebbe sparato una raffica di colpi dal finestrino, centrando in pieno petto il 20enne Fabio Ascione. Impossibile al momento affermare con assoluta certezza che il bersaglio di quel raid fosse realmente il 20enne, probabilmente vittima di uno scambio di persona o se quell’auto abbia indirizzato verso il gruppo di giovani una raffica di colpi con l’intenzione di colpire qualche altro ragazzo e Ascione si sarebbe trovato sulla traiettoria di uno degli spari e quindi colpito accidentalmente,

L’unico dato di fatto concreto e oggettivo è l’analogia tra la modalità di esecuzione del raid in cui ha perso la vita il 20enne Fabio Ascione e alcuni degli ultimi omicidi eccellenti andati in scena nel quartiere, quasi sempre per compiere vendette trasversali. Come nel caso di Emanuele Pietro Montefusco, venditore ambulante di rotoloni di carta, freddato nell’estate del 2024 sul ciglio del marciapiede di via Argine dove sostava quotidianamente per racimolare qualche soldo. Montefusco, a carico del quale risultavano precedenti per furti e droga, fu assassinato per lanciare un messaggio a suo fratello Salvatore alias “Zamberletto”, ras del gruppo emergente del rione De Gasperi che intendeva osteggiare la supremazia dei De Micco. Seppure Emanuele Montefusco fosse estraneo al piano criminale ordito dal fratello fu assassinato per permettere al ras di capire che in quella faida aveva tutto da perdere, in primis, i parenti estranei alle logiche camorristiche. Anche in quella circostanza i sicari entrarono in azione a bordo di un’auto, il killer sparò dal finestrino, indirizzando una raffica di colpi verso Montefusco.

Stesso copione andato in scena a gennaio del 2025, quando un’auto raggiunse il 37enne Errico Capozzi nei pressi della sua abitazione, nel parco Merola di Ponticelli, il rione adiacente al “Parco di Topolino”. Anche in quel caso, il killer ha sparato verso Capozzi puntando l’arma dal finestrino. Capozzi aveva denunciato e fatto condannare per tentata estorsione il ras dei De Micco Antonio Nocerino detto “brodino”, tornato in libertà da pochi mesi.

Una sequenza che allinea un modus operandi e un elenco di omicidi eclatanti che – nel caso di Capozzi e Montefusco – hanno concorso a consolidare la supremazia del clan e a legittimare il clima di omertà che da diverso tempo accompagna le gesta dei cosiddetti “bodo”.

Ed è proprio quello dell’omertà il nodo più spinoso da sciogliere: proprio il silenzio che accompagna da diverso tempo le malefatte dei “bodo”, questi ultimi sono riusciti a beneficiare di una certa impunità. Così come appare difficile ipotizzare che l’incursione di un gruppo rivale nel fortino del clan possa essere sfociata nella morte di un innocente, proprio perché allo stato attuale i De Micco detengono un controllo del territorio capillare e militare. Difficilmente uno dei clan in rotta di collisione con i ras di Ponticelli avrebbe optato per un agguato di questo tipo ed eseguito con queste modalità.

Del resto, lo sottolinea proprio l’omertà che aleggia sul cadavere di un 20enne ucciso al rientro di una notte trascorsa a lavorare: il rione, quartier generale del clan De Micco, non potrebbe riconoscere lo stesso trattamento, pregno di paura e timore reverenziale, ad altri soggetti legati agli ambienti criminali, se non a coloro che quotidianamente tengono in ostaggio le loro vite. Indicativo anche il fatto che moltissimi giovani del quartiere hanno dedicato un pensiero a Fabio Ascione sui social network. Tutti, tranne i giovani legati al clan De Micco.

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