Una vita spezzata per caso, nel mezzo di una guerra di camorra. E poi l’orrore che continua, nelle parole intercettate dei responsabili. La storia di Giovanna Paino, 64 anni, è una delle più drammatiche tra le vittime innocenti della violenza criminale a Napoli.
È il 21 marzo 2016 quando Giovanna Paino sta attraversando la strada nei pressi di via Salvatore Gambardella, nella zona della Masseria Cardone, tra Miano e Secondigliano.
In quel momento, due giovani in sella a uno scooter stanno partecipando a una “stesa”, una scorribanda armata organizzata per intimidire i clan rivali e seminare il panico.
Lo scooter arriva a velocità sostenuta. L’impatto è inevitabile: la donna viene falciata e sbalzata sull’asfalto. I due centauri non si fermano, fuggono via lasciandola gravemente ferita.
Trasportata in ospedale, Giovanna Paino lotta tra la vita e la morte per tre giorni. Il 24 marzo 2016 il suo cuore smette di battere.
Secondo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, quella mattina il gruppo di fuoco legato al clan Clan Lo Russoera in strada con un obiettivo preciso: uccidere Walter Mallo, esponente di un gruppo rivale.
Nelle periferie nord della città si respirava un clima di guerra: sparatorie, agguati, raid armati. Giovani armati percorrevano le strade in scooter alla ricerca di bersagli, ma quel giorno, al posto del nemico, incontrarono solo una donna che attraversava la strada.
A rendere ancora più agghiacciante questa vicenda sono le intercettazioni ambientali raccolte dagli investigatori nella casa del boss Carlo Lo Russo.
Nelle conversazioni, registrate poche ore dopo l’investimento, emergono freddezza e totale assenza di pietà.
I protagonisti – tra cui lo stesso Lo Russo, la moglie Anna Serino e il gregario Luigi Cutarelli – commentano quanto accaduto con toni beffardi: “Non avevano a chi uccidere… hanno ucciso una vecchia”
E ancora risate, dettagli sull’impatto, perfino imitazioni del respiro della vittima. Parole che, secondo gli inquirenti, mostrano un livello di disumanità impressionante, senza alcun segno di rimorso.
A bordo dello scooter c’erano Gennaro Ruocco, 27 anni, e Luigi Cutarelli, 21, entrambi ritenuti appartenenti al gruppo di fuoco del clan.
L’identificazione è stata possibile grazie alle intercettazioni e al lavoro investigativo della Squadra Mobile, oltre alla testimonianza fondamentale di una giovane freelance presente sul posto, che ha dato l’allarme e fornito i primi elementi utili.
Ruocco è stato accusato di omicidio colposo, oltre che di associazione mafiosa e altri reati legati alla guerra tra clan.
Giovanna Paino non aveva alcun legame con la criminalità. Era uscita per le sue commissioni quotidiane.
La sua unica “colpa” è stata trovarsi nel posto sbagliato, nel momento in cui la violenza della camorra ha invaso la strada, trasformando una giornata qualunque in tragedia.
La sua morte è diventata simbolo di una realtà in cui le “stese” trasformano interi quartieri in campi di battaglia, mettendo a rischio chiunque: bambini, anziani, passanti.
E se la violenza dell’impatto ha tolto la vita a Giovanna Paino, le parole intercettate raccontano qualcosa di ancora più inquietante:
una cultura criminale in cui anche la morte di un’innocente può diventare motivo di scherno.











