A quasi quarant’anni dalla strage del Bar Sayonara, il nome di quella sera resta inciso nella memoria di Ponticelli come simbolo della brutalità camorristica e dell’impunità durata troppo a lungo. L’eccidio, avvenuto l’11 novembre 1989 nel cuore del quartiere, costò la vita a sei persone, quattro delle quali innocenti e rappresentò l’apice della sanguinosa guerra tra clan che insanguinò Ponticelli tra gli anni Ottanta e Novanta.
Ma solo un lungo e complesso iter giudiziario, durato decenni tra depistaggi, silenzi e collaborazioni di giustizia, ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo dei responsabili materiali e dei mandanti dell’agguato, riconducibili al clan Sarno, che in quegli anni imponeva la propria egemonia criminale nella zona.
La mattanza dell’11 novembre 1989
Quella sera, un commando armato fece irruzione davanti al Bar Sayonara, locale frequentato da giovani e lavoratori del quartiere. L’obiettivo era eliminare alcuni affiliati del clan rivale Andreotti, ma i killer, alterati da sostanze stupefacenti, spararono all’impazzata, seminando morte e terrore.
Sull’asfalto rimasero senza vita Gaetano De Cicco, Salvatore Benaglia, Domenico Guarracino e Gaetano Di Nocera— quattro cittadini estranei alle dinamiche camorristiche — oltre a due pregiudicati appartenenti al gruppo avversario.
La ferocia dell’attacco, l’uso di armi da guerra e l’indiscriminata violenza segnarono un punto di non ritorno nella guerra tra i clan di Ponticelli.
L’indagine e i depistaggi
Le indagini iniziali furono complesse. In un contesto di omertà diffusa, le testimonianze furono frammentarie e contraddittorie. Per anni la verità sembrò destinata a restare sepolta. Solo a metà degli anni ’90, con le prime collaborazioni di giustizia di alcuni affiliati ai clan dell’area orientale, la ricostruzione dei fatti cominciò a prendere forma.
I pentiti indicarono come mandanti e organizzatori della strage Ciro Sarno, detto ’O Sindaco, e altri membri di spicco del suo gruppo, responsabili di aver pianificato e ordinato l’azione punitiva contro i rivali Andreotti.
I processi e le condanne
Il primo processo di primo grado si concluse con pesanti condanne per i principali esponenti del clan Sarno, riconosciuti colpevoli di strage aggravata dal metodo mafioso.
Successivamente, la Corte d’Appello di Napoli confermò le pene inflitte, riconoscendo la premeditazione e la volontà di colpire non solo i rivali, ma anche di terrorizzare l’intera comunità di Ponticelli.
Nel 2016, la Corte di Cassazione mise la parola fine all’iter giudiziario, rendendo definitive le condanne all’ergastolo per i mandanti e gli esecutori materiali della strage.
Una sentenza che arrivò dopo oltre vent’anni di indagini e processi, ma che restituì almeno in parte giustizia alle famiglie delle vittime innocenti.










