La notte del 5 marzo 1997 a San Michele Salentino, in provincia di Brindisi, Michele Lerna, 59 anni, piccolo e onesto commerciante locale, fu assassinato nella sua abitazione durante una rapina organizzata da una banda criminale legata alla Sacra Corona Unita, con l’obiettivo di reperire contanti per finanziare le attività illecite dell’organizzazione.
Era notte fonda quando un gruppo di cinque uomini armati fece irruzione nell’appartamento dei Lerna: erano circa le 4 del mattino e nella casa, oltre a Michele, c’erano sua moglie e uno dei suoi figli, Francesco, allora ventenne. I malviventi, dopo aver svegliato il giovane puntandogli la pistola alla testa, lo costrinsero a condurli nei pressi della zona dove temevano fossero custoditi soldi frutto dell’attività commerciale della famiglia.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, fu proprio il figlio che attirò i banditi verso il luogo in cui speravano di trovare denaro: Michele, svegliato dai rumori e resosi conto del pericolo, cercò di difendere la sua famiglia. Avendo un fucile da caccia regolarmente detenuto, uscì dalla sua stanza e cercò di affrontare i rapinatori esplodendo due colpi in aria nella speranza di fermarli.
La reazione dei malviventi fu immediatamente crudele e brutale: Michele fu colpito da almeno sei o sette colpi di arma da fuoco, alcuni dei quali alla testa, che lo uccisero all’istante.
Per anni l’indagine non riuscì a individuare con precisione gli autori materiali della rapina finita nel sangue. La svolta arrivò solo dopo l’arresto del criminale Vito Di Emidio, alias “Bullone”, uno dei più temuti esponenti della Sacra Corona Unita nel Brindisino negli anni ’90.
Uno dei malviventi, catturato il 28 maggio 2001 dopo un inseguimento con i carabinieri, decise di collaborare con la giustizia, confessando numerosi omicidi e fornendo dettagli su molte rapine e delitti commessi dal gruppo. Tra queste ammissioni emerse anche la responsabilità per l’omicidio di Michele Lerna, consentendo agli inquirenti di ricostruire la dinamica e di portare a processo diverse persone coinvolte.
Il quadro giudiziario si è poi sviluppato negli anni successivi: diverse condanne per gli esecutori materiali e la conferma della matrice criminale dell’evento. La rapina e l’omicidio di Lerna furono riconosciuti come parte delle strategie di approvvigionamento di denaro della Sacra Corona Unita, che in quel periodo ricorreva a rapine violente per finanziare la propria attività criminale nel territorio salentino.
La figura di Michele Lerna non è stata dimenticata. A San Michele Salentino la sua memoria viene ricordata con iniziative pubbliche e momenti di riflessione sulla legalità, specie durante la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, in cui cittadini, istituzioni e giovani si riuniscono per onorare le vittime e promuovere una cultura di rispetto delle regole.
Recentemente, sono state anche programmate manifestazioni civiche e l’intitolazione di spazi pubblici a suo nome, come simbolo di impegno contro la criminalità e di sostegno alle famiglie che hanno perso i loro cari in fatti di sangue legati al crimine organizzato.
L’omicidio di Michele Lerna resta una ferita profonda nella memoria collettiva di San Michele Salentino: la storia di un padre di famiglia, commerciante e vittima innocente, la cui morte evidenzia il tragico impatto della violenza criminale sulle persone comuni e sulle loro famiglie.










