La sera del 4 marzo 2001, nel comune napoletano di Acerra, si consumò una tragedia che scosse profondamente la comunità locale: Gaetano Affinito, 63 anni, titolare di un supermercato, fu ucciso durante una rapina nel proprio negozio, mentre cercava di difendere i frutti di una vita di lavoro e sacrifici.
Erano circa le 20:30 di quel sabato sera quando Affinito si stava preparando a chiudere il “Supermercato Azzurro” in via Vittorio Veneto, alla periferia di Acerra. La saracinesca era parzialmente abbassata e all’interno si trovavano pochi clienti quando due banditi con i volti coperti e armati fecero irruzione nel negozio, puntando le pistole contro il commerciante e i presenti.
“Apri la cassa, dacci i soldi, sbrigati!”, fu l’ordine minaccioso gridato dai rapinatori, secondo la ricostruzione dell’epoca.
Affinito, uomo noto per il suo carattere deciso e la sua dedizione alla famiglia e all’attività, tentò di reagire per difendere l’incasso della giornata, nonostante in passato avesse già subito un intervento chirurgico che gli aveva fatto perdere un rene. Era un gesto istintivo, dettato da dignità e da un senso di responsabilità verso chi lavorava con lui e verso la sua famiglia.
La reazione di Affinito, però, fu sanguinosamente respinta: i banditi esplosero più colpi di pistola, due dei quali andarono a segno. Uno lo colpì alla gamba, mentre un altro lo raggiunse al cuore, ferendolo mortalmente mentre sveniva sotto gli occhi del figlio che tentò inutilmente di aiutarlo.
Affinito fu immediatamente soccorso e trasportato alla clinica “Villa dei Fiori” di Acerra, ma morì poco dopo il suo arrivo per le gravi ferite riportate. I rapinatori erano già fuggiti, salendo su un’auto guidata da un terzo complice che li attendeva all’esterno.
Il supermercato era anche la casa della famiglia Affinito, con l’abitazione familiare ai piani superiori. La notizia della morte di Gaetano si diffuse rapidamente, provocando sgomento e rabbia tra i residenti. Amici e vicini si radunarono davanti al negozio: molti ricordavano Affinito come un uomo “onesto e lavoratore”, che aveva costruito con impegno il proprio esercizio commerciale.
In quei giorni, la famiglia denunciò l’insicurezza e la violenza che stavano colpendo il territorio, con alcuni figli che arrivarono a invocare misure drastiche contro i responsabili: «Se vanno in carcere noi dobbiamo pagare vitto e alloggio per loro, mentre mio zio non potrà più tornare», disse uno dei parenti con rabbia e dolore.
Le forze dell’ordine avviarono immediatamente le indagini, interrogando i clienti presenti al momento dell’agguato e cercando di ricostruire la dinamica del delitto. Acerra dovette fare i conti con l’onda di criminalità legata alle rapine e alla microdelinquenza di quei anni, che spesso trasformava semplici attività quotidiane in tragedie irreparabili.
A oltre vent’anni da quella sera fatale, il ricordo di Gaetano Affinito rimane nella memoria di chi lo conobbe come simbolo di un uomo che cercava di difendere la propria dignità e il frutto di anni di lavoro, pagando con la vita un gesto di coraggio e di amore per la famiglia.











