Una vasta operazione antimafia è stata eseguita all’alba del 3 marzo a Napoli e nell’area metropolitana. Le forze dell’ordine, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno dato esecuzione a 71 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti presunti appartenenti o fiancheggiatori dei cartelli criminali della Clan Mazzarella e dell’Alleanza di Secondigliano, nell’ambito di una complessa indagine sulle dinamiche camorristiche cittadine.
L’operazione, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e dalla Squadra Mobile di Napoli, ha smascherato la struttura criminale di controllo dei quartieri cittadini, mettendo in luce un sistema di potere fondato sull’uso delle armi da fuoco, sulle estorsioni ai commercianti, sul traffico di droga e sulla capacità di imporre il “pagamento degli stipendi” agli affiliati, anche attraverso strumenti finanziari come le criptovalute.
Una delle quattro ordinanze eseguite oggi riguarda la ricostruzione del quadro indiziario nei confronti del presunto secondo esecutore materiale dell’omicidio di Emanuele Durante, il giovane ucciso in un agguato di camorra il 15 marzo 2025 in via Santa Teresa degli Scalzi. L’omicidio, ricostruito dopo mesi di indagini coordinate dalla Dda di Napoli, era già stato collegato a un conflitto armato tra gruppi criminali dei quartieri della Sanità e di Piazza Mercato, esploso nell’ottobre 2024 e sfociato anche nell’omicidio di Emanuele Tufano.
Secondo gli investigatori, il delitto di Durante sarebbe stato parte di una strategia di supremazia criminale in un contesto di contrasti tra fazioni rivali: l’arresto odierno del presunto secondo esecutore materiale, insieme al mandante e a un altro esecutore già individuati in precedenza, rappresenta un passo importante verso la completa ricostruzione delle responsabilità per quell’omicidio.
L’operazione ha coinvolto esponenti di spicco dei clan Mazzarella, Contini e Savarese-Pirozzi, nonché reggenti e affiliati che controllano diverse zone del centro e della periferia di Napoli, fra le quali Forcella, Sanità, Poggioreale, Borgo Sant’Antonio Abate e Rione Amicizia. Le indagini hanno accertato un controllo capillare del territorio basato su presidi armati, contrasti violenti con gruppi rivali e attività illecite redditizie come lo spaccio di droga e le estorsioni.
Le misure cautelari personali, disposte dal Gip su richiesta della Dda partenopea, sono accompagnate da sequestri preventivi di conti correnti, immobili e società commerciali — anche con sedi fuori regione — nei confronti di alcuni indagati, oltre al sequestro di beni di lusso come borse, gioielli, orologi e ingenti somme di denaro contante ritenute provento delle attività criminali.
Nel commentare l’operazione, il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri ha sottolineato come la camorra sia riuscita a rigenerarsi nel tempo, con figli e nipoti che assumono ruoli di vertice mentre i capi storici sono in regime di alta sicurezza o al 41-bis. Ha evidenziato anche l’uso di strumenti moderni come il dark web e le criptovalute da parte delle organizzazioni criminali, che consentono di muovere capitali e mantenere strutture di spaccio e controllo della piazza.
L’operazione di questa mattina rappresenta un colpo significativo nello sforzo delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrasto alla criminalità organizzata a Napoli, segnando un nuovo capitolo della lotta alla camorra e cercando di restituire sicurezza e legalità ai quartieri più martoriati dal fenomeno.










