Il 24 febbraio 1963 resta una data drammatica nella storia recente di Ottaviano. Quel giorno morì il 31enne Mario Viscito, rimasto vittima di un omicidio violento che vide coinvolto Raffaele Cutolo, futuro boss della Camorra noto come “‘o Professore”.
Secondo le ricostruzioni storiche e giudiziarie, quel giorno Cutolo stava guidando una Fiat 1100 di proprietà della sorella Rosetta lungo il viale principale di Ottaviano quando, per attirare l’attenzione di alcune ragazze, accelerò e urtò involontariamente delle persone in strada. Una bambina di 12 anni, rischiando di essere investita, lo insultò. Cutolo scese dall’auto e la schiaffeggiò, dando così il via a un alterco con altre persone presenti.
Nella confusione scoppiò una rissa. In mezzo alla lite intervenne Mario Viscito, un uomo di 31 anni e padre di famiglia, che cercò di sedare la violenza e difendere la ragazza e gli altri coinvolti. In risposta a un’escalation verbale e fisica, Cutolo estrasse una pistola e sparò ripetutamente. Otto colpi furono esplosi, cinque dei quali raggiunsero mortalmente Viscito, che morì sul colpo.
Dopo l’omicidio, Cutolo si diede alla latitanza ma si costituì spontaneamente dopo poche ore presso una caserma dei carabinieri. Fu arrestato e processato per il delitto. In primo grado fu condannato all’ergastolo, pena poi ridotta in appello a 24 anni di reclusione. Questo processo segnò l’inizio di una lunga serie di vicissitudini giudiziarie per Cutolo, che durante il suo periodo da detenuto consolidò la sua influenza nel mondo della criminalità organizzata.
Mario Viscito non era parte di alcuna fazione criminale: si trovava per caso in strada, intenta a intervenire in una situazione di conflitto scoppiata per motivi apparentemente futili. La sua morte è ricordata come la prima vittima significativa nella biografia criminale di Cutolo, segnando l’inizio del percorso che avrebbe portato quest’ultimo a diventare uno dei boss più noti della Nuova Camorra Organizzata.
L’omicidio di Viscito è spesso citato negli studi sulla Camorra e sulla figura di Cutolo, proprio perché rappresenta il momento in cui si evidenziò la tendenza di Cutolo alla violenza e alla proiezione di potere, che caratterizzeranno il resto della sua carriera criminale.
Il ricordo di Mario Viscito, dunque, resta legato non solo alla tragedia personale, ma anche all’evoluzione di dinamiche criminali che avrebbero poi segnato profondamente la storia della malavita organizzata campana nel corso dei decenni successivi.










