Questa è la storia di una madre e di un figlio, le cui vite sono state segnate per sempre un pomeriggio del dicembre del 2017, quando le strade di Napoli erano adornate dai bagliori delle luminarie natalizie. Un ragazzo di 17 anni, mentre percorreva via Foria, fu brutalmente aggredito da una baby gang.
Non c’è una lite pregressa, non c’è “il famoso” sguardo di troppo”, non c’è il pestone che macchia la sneakers griffata, non c’è neanche un tentativo di rapina. Quel ragazzo resta a terra in una pozza di sangue, vittima di una violenza che è frutto di una fusione pericolosissima tra bullismo e criminalità minorile. Una coltellata manca la carotide di due millimetri. Due millimetri: questa la linea di demarcazione tra la vita e la morte. Quel ragazzo sopravvive, ma andrà incontro a molteplici interventi chirurgici e soprattutto sarà costretto a imparare a convivere con le cicatrici, visibili e invisibili, che quella vicenda gli ha lasciato.
Sua madre, una stimatissima docente di pedagogia della facoltà di Scienze Motorie dell’Università Parthenope di Napoli, trasforma il dolore in impegno. Sente il bisogno di traghettare le sue competenze, le sue esperienze e tutta la sua umanità ben oltre i confini delle mura universitarie. Nasce così un percorso che diventa una vera e propria missione che culmina nella nascita di A.R.T.U.R., l’associazione di cui è presidente e che mira a contrastare la criminalità minorile e la devianza minorile.
Questa è la storia di Arturo, di sua mamma, la professoressa Maria Luisa Iavarone e ci riguarda tutti perché parla di criminalità minorile, ma anche di coraggio.
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