Bullismo e cyberbullismo restano tra i fenomeni di maggiore allarme sociale nel nostro Paese, con ricadute profonde sulla salute psicologica di bambini e adolescenti, sulle loro relazioni e sul benessere scolastico. Non si tratta più di episodi occasionali: i dati più recenti indicano che la prevalenza è in aumento, così come la diffusione di comportamenti aggressivi tramite il web e i social.
I numeri in Italia
Secondo ultimi dati disponibili del Ministero dell’Istruzione, dell’ISTAT e delle indagini di associazioni come Telefono Azzurro, la situazione italiana evidenzia:
• Bullismo tradizionale
Circa 1 studente su 3 (oltre 30%) tra gli 11 e i 17 anni riferisce di essere stato vittima di episodi di bullismoalmeno una volta nell’ultimo anno.
Frequenze più elevate nelle scuole secondarie, con picchi nei primi anni delle superiori.
• Cyberbullismo
Il cyberbullismo coinvolge circa 20%–25% degli adolescenti.
Tra le forme più diffuse: insulti, diffusione di foto/video imbarazzanti, esclusione da gruppi online, minacce via chat.
Tra coloro che subiscono bullismo tradizionale, circa 1 su 2 riferisce anche esperienze online.
• Conseguenze psicologiche
Ansia, insicurezza, isolamento sociale.
Aumento di sintomi depressivi in un’ampia fetta di ragazzi coinvolti.
In casi estremi, pensieri o tentativi di autolesionismo.
(tutte le statistiche si fondano sui rapporti MI–Istat 2024–2025 e su indagini di Telefono Azzurro)
La situazione in Campania
I dati regionali non si discostano dalle tendenze nazionali, ma alcuni indicatori segnalano una maggiore frequenza percepita di certi comportamenti, soprattutto nelle aree urbane densamente popolate come Napoli, Salerno e Caserta.
• Bullismo nella scuola campana
Secondo il monitoraggio dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania e indagini locali delle ASL: 30%–35% degli studenti ha riferito episodi di prepotenza fisica o verbale in contesti scolastici.
Le forme più segnalate sono insulti, esclusione di gruppo, prese in giro ripetute.
• Cyberbullismo
I dati disponibili indicano una quota compresa tra 20% e 30% di adolescenti campani coinvolti in episodi online, in linea con la media italiana ma con un picco percepito di diffusione tramite social network e piattaforme di messaggistica.
• Segnalazioni e supporto
Le linee di ascolto scolastiche e territoriali hanno registrato un aumento delle richieste di aiuto, soprattutto per condotte di cyberbullismo complesse (diffusione di contenuti diffamatori, molestie persistenti, gossip virale).
💻Bullismo e web: come cambia il fenomeno
Il cyberbullismo non può essere separato dal bullismo tradizionale: spesso i due fenomeni si sovrappongono e si alimentano a vicenda. Tra le dinamiche più frequenti: circolazione di video o foto senza consenso, chat di gruppo esclusive e rituali di esclusione, uso di nickname anonimi per insultare o minacciare, diffusione virale di pettegolezzi e stereotipi umilianti e hate speech e linguaggi aggressivi “giustificati” come scherzi.
L’effetto è duplice: la vittima subisce sia il danno diretto sia la pubblicizzazione dell’umiliazione, con un impatto psicologico spesso maggiore rispetto al bullismo offline.
Interventi e strategie
Le istituzioni e la società civile hanno adottato diverse misure per contrastare il fenomeno.
Educazione civica digitale nella scuola: percorsi curriculari su uso responsabile dei social, privacy, rispetto online.
Sportelli di ascolto e tutoring psicologico attivi nelle scuole secondarie di 1° e 2° grado e anche servizi di mediazione tra pari.
Linee di supporto come Telefono Azzurro – Numero verde 1.96.96, ma anche sportelli territoriali ASL e servizi di neuropsichiatria infantile.
Campagne di sensibilizzazione: progetti ministeriali con webinar, video, materiali per famiglie e insegnanti e sportelli digitali di denuncia e segnalazione rapida (anche tramite i social).
Perché è fondamentale intervenire ora
La tecnologia non si arresta e i ragazzi crescono in un ambiente digitale 24 ore su 24.
I segnali di disagio per bullismo/cyberbullismo sono spesso sottovalutati o non raccontati.
La prevenzione richiede alleanza scuola–famiglia–istituzioni con interventi coerenti, costanti e basati sull’ascolto.











