Una vicenda che ha scosso la comunità ecclesiale irpina si è conclusa con una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per suor Bernadette, la religiosa 46enne di nazionalità indonesiana ritenuta responsabile di una serie di furti aggravati e ricettazione di oro, ex voto e oggetti preziosi custoditi in numerose chiese e nella residenza vescovile della Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia.
La sentenza, pronunciata dal Tribunale di Benevento dopo un patteggiamento con i pubblici ministeri, è arrivata al termine di un lungo iter giudiziario aperto dopo le denunce presentate dal vescovo monsignor Sergio Melillo, che si è costituito parte civile nel procedimento.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, suor Bernadette — fino a prima indagata e poi condannata —, in qualità di madre superiora della Congregazione delle Suore dello Spirito Santo, avrebbe sottratto oggetti votivi e preziosi in oro conservati sia nella residenza vescovile di Ariano Irpino sia in almeno nove chiese della diocesi.
In totale, la refurtiva ammonta a circa tredici chilogrammi d’oro tra ex voto, reliquie e monili sacri, poi rivenduti presso compro-oro e gioiellerie locali. Il valore stimato dei beni sottratti supera i 90-100mila euro, anche se gli oggetti non sono stati finora recuperati, e non si esclude che la stima possa aumentare con ulteriori accertamenti. Parte del denaro ricavato, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato trasferito all’estero tramite conti intestati alla religiosa e poi inviato ai suoi familiari in Indonesia.
Tra gli oggetti trafugati figura anche una preziosa reliquia di San Nicola di Bari, elemento che ha ulteriormente suscitato indignazione nella comunità ecclesiale e tra i fedeli.
Suor Bernadette era già finita ai domiciliari nell’ottobre del 2024, in una residenza in provincia di Roma, dopo la denuncia del vescovo Melillo. In seguito, il tribunale aveva disposto per lei anche l’obbligo di dimora nella capitale.











