Era il 28 gennaio 1988 quando Aniello Cordasco, imprenditore edile di Sarno, fu brutalmente assassinato, rimasto vittima della camorra per essersi rifiutato di sottomettersi alle richieste estorsive dei clan locali. Per anni si era cercato un altro movente, ma la verità sul delitto emerse solo anni dopo grazie alle dichiarazioni di un pentito di camorra.
Cordasco, uomo noto e stimato in città, non sopportava più i pesanti taglieggiamenti imposti dalle organizzazioni criminali che avevano mire sui cantieri e sulle attività edilizie della zona. Con coraggio, dichiarò pubblicamente che “non avrebbe più pagato una lira” ai propri estorsori, sfidando apertamente gli interessi mafiosi nella sua comunità. Proprio questo rifiuto fu la causa della sua tragica morte: fu trovato morto con cinque colpi di pistola alla testa a Sarno, in un chiaro episodio di “punizione” contro chi non si piega alla criminalità.
Per anni le indagini iniziali non portarono a conclusioni definitive sul vero movente del delitto: in un primo periodo la pista investigativa privilegiate fu quella di un omicidio passionale, fuorviante e distante dalla realtà dei fatti. Solo nel 1992, grazie alle rivelazioni del pentito di camorra Pasquale Galasso, si chiarì che l’omicidio era stato ordinato proprio in reazione al rifiuto di Cordasco di pagare il pizzo. Galasso indicò sé stesso come mandante dell’omicidio e rivelò il reale contesto criminale dietro la morte dell’imprenditore, smascherando così il depistaggio che aveva rallentato la ricerca di giustizia.
Negli anni successivi alla morte di Cordasco, il caso coinvolse anche dinamiche di depistaggio investigativo: un dirigente di polizia dell’epoca fu indagato per aver indirizzato le indagini verso la pista sbagliata, basandosi su elementi che avrebbero potuto allontanare dal contesto criminale reale. Si trattò di un episodio che evidenziò ulteriori difficoltà nel percorso di accertamento dei fatti legati alla camorra locale.
La vicenda di Aniello Cordasco è una delle storie più drammatiche legate alla resistenza civile contro la criminalità organizzata nel territorio del Salernitano. La sua morte non solo testimonia la ferocia con cui i clan reagivano a chi oppose resistenza, ma rappresenta anche un monito sulla difficoltà di ottenere verità e giustizia in contesti di forte influenza mafiosa. Ricordare Cordasco significa ricordare la necessità di sostenere chi, nella società civile, decide di dire “no” alle estorsioni e alla cultura del silenzio imposta dalla criminalità.










