Una rottura inattesa e molto discussa ha segnato le commemorazioni del Giorno della Memoria 2026 a Napoli. Per la prima volta, la Comunità Ebraica della città non ha partecipato alle cerimonie istituzionali organizzate dal Comune per ricordare le vittime dell’Olocausto, suscitando un acceso dibattito pubblico.
La decisione è stata resa nota dalla presidente della comunità locale, Lydia Schapirer, che ha definito “inaccettabili” alcune scelte dell’Amministrazione comunale. Secondo la presidente, Napoli avrebbe dato voce “solo ad un interlocutore”, senza avviare un dialogo inclusivo e basato su uno scambio reciproco.
Schapirer ha criticato quella che ha definito una strumentalizzazione politica della cerimonia, affermando che la commemorazione è stata sminuita accostandola a questioni politiche attuali, in particolare alla recente mozione del Comune che riconosce la Palestina e ha interrotto rapporti con enti legati al governo israeliano a causa della guerra a Gaza. Questo, ha sottolineato, ha tolto centralità al significato della memoria storica delle vittime della Shoah e al rispetto verso la comunità ebraica contemporanea.
Le celebrazioni si sono svolte regolarmente in mattinata nel centro storico di Napoli: a largo Luciana Pacifici, luogo dedicato alla più giovane vittima napoletana dell’Olocausto, una bambina morta ad appena dieci mesi durante la deportazione nazista.
In piazza Bovio, accanto alle pietre d’inciampo che ricordano gli ebrei vittime delle persecuzioni. Successivamente, al Teatro San Carlo, si è tenuta un’iniziativa con studenti e autorità civili e militari promossa dalla Prefettura di Napoli.
Il sindaco Gaetano Manfredi, intervenendo nella mattinata, ha ribadito l’importanza della Memoria come “potente antidoto” contro odio e discriminazione, senza però commentare direttamente l’assenza della Comunità Ebraica.
L’assenza della Comunità Ebraica che fino ad oggi aveva sempre preso parte alle celebrazioni ufficiali della città è stata interpretata da molti come un segnale di profonda frattura istituzionale e culturale. Schapirer ha affermato che l’evento “è diventato un fatto rituale privo di significato” se si allontana dal suo scopo fondamentale: onorare i sei milioni di ebrei trucidati durante l’Olocausto e mantenere vivo il rispetto per le comunità ebraiche di oggi.
La vicenda ha sollevato reazioni e riflessioni nel mondo politico, culturale e della società civile, richiamando l’attenzione sull’importanza di preservare la memoria storica senza commistioni politiche che ne possano alterare il senso profondo.









