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Ponticelli e il giallo della “volante” fantasma: strade meno sicure e controllate di notte

Luciana Esposito di Luciana Esposito
23 Gennaio, 2026
in Cronaca, In evidenza
0
Ponticelli: il clan blocca la strada cospargendola di rifiuti per protesta. Traffico in tilt, minacce agli automobilisti
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Una situazione che continua a suscitare malcontento e disappunto tra gli abitanti di Ponticelli, quella che vede le strade del quartiere della periferia orientale di Napoli in cui si concentra una notevole densità criminale, sempre più desolate e in balia degli eventi, soprattutto al calar del sole, complice l’assenza di volanti del commissariato di Polizia di Stato.

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Una circostanza nitidamente emersa nei giorni scorsi, quando le mamme dei bambini dell’istituto comprensivo “De Filippo” del rione Conocal di Ponticelli hanno dato il via a un presidio permanente, occupando il plesso fatiscente per chiedere al Comune di Napoli di espletare la parte finale dell’iter burocratico utile a rendere fruibile e accessibile il “plesso gemello” completamente ristrutturato.

Le mamme hanno trascorso anche diverse notti all’interno dell’istituto fatiscente, senza il supporto della volante della Polizia di Stato. Nel corso della prima notte trascorsa tra le mura scolastiche, una pattuglia dei carabinieri ha presidiato l’ingresso in pianta stabile fino all’alba, come previsto dalla legge, mentre nelle notti successive lo scenario è mutato. Le occupanti sono rimaste in balia degli eventi, con una volante della polizia che si limitava a compiere qualche giro sporadico in zona, proprio perché per coprire i turni di notte vengono impiegate meno auto e di conseguenza, meno agenti. Una premessa che presta il fianco a uno scenario dagli esiti prevedibilmente incerti, tant’è vero che nel corso di una delle notti insonni trascorse a presidiare l’istituto, le occupanti hanno vissuto un episodio poco piacevole quando all’interno della scuola si è introdotto un senzatetto che intendeva pernottare lì insieme a loro. Malgrado abbiano allertato la polizia, i presenti hanno provveduto autonomamente ad allontanare il clochard e la volante è giunta sul posto solo quando la presenza degli uomini in divisa non era più necessaria, perché l’emergenza era già rientrata.

Una situazione ancora più preoccupante, alla luce dei continui sussulti di camorra che si registrano in quello stesso rione, il Parco Conocal, fortino di quello che resta del clan D’Amico, i cosiddetti “fraulella”, indeboliti da arresti, omicidi e tradimenti eccellenti. Rimaneggiati e impauriti, perché consapevoli di essere nel mirino dei De Micco, palesemente intenzionati a chiudere la partita, approfittando del momento di difficoltà oggettivo dei rivali per stroncare le velleità dei rivali e mettere fine all’eterna faida che da decenni tiene in ostaggio la serenità dei civili.

Proprio nel rione Conocal è avvenuto l’ultimo agguato di camorra registrato a Ponticelli, costato la vita al giovane Antonio De Cristofaro alias “bombolone” lo scorso maggio, il primo agguato di camorra del 2026 si è registrato nuovamente lì e ha provocato il ferimento di un giovane abitante del posto. L’età anagrafica dei destinatari di quei proiettili, unitamente al clima che si respira in casa D’Amico, suggeriscono che il clan stia ripiegando sulle giovani leve, seppure inesperte in materia di criminalità organizzata. Una tesi che trova ampio riscontro anche nei messaggi inviati ai rivali in maniera esplicita dai rampolli dei “fraulella”, un gruppo di ragazzini non ancora adolescenti che giocano a sfidare i leader della camorra di Ponticelli a suon di foto ammiccanti e post provocatori.

“Dovete essere consapevole di ciò che fate, come delle conseguenze che avrete!”, una frase chiara e diretta, accompagnata da una dedica personalizzata: “ma dove volete andare, puzziamo ancora di latte, però vi mettiamo le palle in testa”, il senso della frase elaborata in un napoletano improbabile, complice la poca padronanza della lingua italiana che scaturisce dalla scarsa frequentazione delle lezioni scolastiche.

Bambini che rivendicano il loro posto sulla scena criminale, grazie alla dilagante assenza dello Stato e delle istituzioni, dentro e fuori dai banchi di scuola, e non lo fanno pigiando i tasti di un videogame, ma nella vita reale, tra le rovine di un rione erto ad arsenale di un clan di camorra, dove regnano le regole della camorra e le forze dell’ordine preferiscono battere in ritirata, anziché conquistare terreno. Non a caso, di recente, diverse serate sono state animate da lunghi e fragorosi spettacoli pirotecnici che sembrano voler ulteriormente rilanciare il ritrovato piglio camorristico del clan del Conocal. Messaggi, segnali, provocazioni destinate a introdurre scenari che allarmano i residenti in zona che si sentono sempre più abbandonati al loro destino perché, a fronte di un disegno criminale così esplicito e provocatorio, lo Stato indietreggia, la polizia si dilegua e nel rione Conocal cala il gelo non solo per effetto delle rigide temperature invernali. L’assenza di presidi e controlli, di auto e uomini in divisa, di un segnale concreto di contrasto alla criminalità, a fronte di un clima teso che in qualsiasi momento potrebbe sfociare nell’ennesimo agguato, viene vissuto e interpretato come un segnale di resa. Un’assenza che pesa più di un macigno, al pari della sistematica mancanza di repliche da parte delle forze dell’ordine, al cospetto di spettacoli pirotecnici che si protraggono per interminabili minuti, nell’arco dei quali i poliziotti operanti sul territorio avrebbero tutto il tempo utile per salire in cattedra e mettere fine a quelle plateali dimostrazioni che nel gergo camorristico assumono un significato esplicito e ben noto.

Lo Stato lascia campo libero alla camorra e lo fa ritirando dal fronte di guerra gli uomini e i mezzi che in un quartiere in balia delle logiche criminali, avrebbero ragione d’esistere per contrastare quelle logiche, attuando quelle attività di prevenzione che in tante occasioni hanno concorso a fare la differenza, stroncando sul nascere scenari di guerra temibili e temuti, proprio come quello che si respira attualmente, dentro e fuori dal Parco Conocal di Ponticelli, tra le strade di un quartiere che continua a patire e lamentare l’assenza dello Stato, in tutte le sue forme.

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