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23 gennaio 1990: l’omicidio di Vincenzo Miceli, l’imprenditore che non si piegò al pizzo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
22 Gennaio, 2026
in News
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23 gennaio 1990: l’omicidio di Vincenzo Miceli, l’imprenditore che non si piegò al pizzo
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Era il 23 gennaio 1990 quando nel comune palermitano di Monreale venne ucciso Vincenzo Miceli, geometra e imprenditore edile, per aver rifiutato di pagare il pizzo alla mafia e per aver denunciato le estorsioni subite. Un gesto di coraggio che costò la vita a un uomo dedito al lavoro onesto e impegnato a mantenere la propria dignità professionale e personale. 

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Miceli, 49 anni, era titolare di un’impresa di costruzioni che eseguiva lavori pubblici, strade, edifici e illuminazioni su incarico di enti pubblici, e fin dai primi tentativi di estorsione da parte della criminalità organizzata scelse di opporsi con fermezza ai ricatti mafiosi, rifiutando di sottostare alle richieste di denaro. In quegli anni la Sicilia, e in particolare la provincia di Palermo, si trovava in una fase drammatica: Cosa Nostra consolidava il proprio controllo sugli appalti pubblici e imponeva il pizzo come sistema di dominio economico e sociale. In questo clima di intimidazioni e violenza, Miceli si oppose senza cedere alla paura. 

La sera del 23 gennaio 1990, mentre si trovava nella sua automobile, Miceli fu assassinato con numerosi colpi di arma da fuoco in quella che fu riconosciuta come una vera e propria esecuzione mafiosa. L’agguato era volto a inviare un messaggio di terrore agli imprenditori che avessero osato sottrarsi al sistema di estorsione. All’inizio le indagini incontrarono difficoltà, tra depistaggi e occultamenti di prove. Solo anni dopo, grazie alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Giovanni Brusca, Santino Di Matteo e Giuseppe Monticciolo, la verità venne lentamente alla luce e si poté ricostruire la responsabilità dell’omicidio. 

Il processo che ne seguì si concluse con la conferma, in appello il 2 luglio 2003, delle condanne all’ergastolo per diversi appartenenti al clan mafioso di San Giuseppe Jato, ritenuti responsabili dell’omicidio di Miceli e di altri reati correlati. Nella memoria collettiva, Vincenzo Miceli rappresenta l’esempio di un imprenditore onesto che si è ribellato alla violenza di Cosa Nostra, scegliendo la legalità anche a costo della propria vita. A distanza di decenni, associazioni e comunità locali continuano a ricordare il suo sacrificio, chiedendo che la sua figura sia riconosciuta ufficialmente, ad esempio tramite l’intitolazione di una via a Monreale, affinché il suo esempio di coraggio civile e impegno contro la mafia resti vivo nelle nuove generazioni. 

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Prec.

Lunedì 26 gennaio, Palermo ricorda il giornalista Mario Francese a 47 anni dall’omicidio

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